Startup, Mor (Pd): "Siamo indietro anni luce, ecco la mia proposta"

Il parlamentare Pd raduna a Palazzo Marino player e istituzioni per discutere un disegno di legge a sostegno delle startup e di chi decide di investirci

Marco Scotti

A cura di Marco Scotti

Un Paese ancora avverso al rischio, che ha perso terreno rispetto ai propri competitor europei, non riesce a fare abbastanza innovazione e far nascere nuove imprese, ha bisogno di trattenere i propri talenti e di attrarne sempre più. 

Un piano strategico articolato in grado di far decollare la crescita di nuove imprese in Italia consentendo così ai giovani ideatori di non prendere un biglietto di sola andata per la Silicon Valley, per Londra o Berlino.

 

Questo il tema centrale affrontato oggi nella Tavola rotonda “Start up in Italia. Quali soluzioni per farle crescere”, organizzata presso il Comune di Milano da Mattia Mor, Deputato del Partito Democratico, Membro della Commissione Attività Produttive e dell'Intergruppo Parlamentare per l'Innovazione.

 

A discuterne insieme a lui sono intervenuti nomi esperti del settore comeAlessandra Bechi, Vice Direttore di A.I.F.I. - Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, Marco Gay AD di Digital Magics, Massimiliano Magrini, AD di United Ventures e Lorenzo Maternini, Co-Fondatore di Talent Garden.

 

Il tavolo di lavoro è stato occasione per un’analisi della situazione esistente in Italia in tale ambito e per presentare la proposta di legge ideata da Mattia Mor, lo Start-Act, un piano strategico che punta a creare uno shock di nuove possibilità di accesso al capitale finanziario e al capitale umano, in tutti gli stadi della filiera, appena depositata in Parlamento.

 

Nel Belpaese, la prima normativa nazionale in materia di imprese innovative è stata introdotta nel 2012, con una serie di misure relative alla semplificazione amministrativa, al mercato del lavoro, alle agevolazioni fiscali, e al diritto fallimentare.

 

Da allora, il numero delle start up e delle PMI innovative italiane è notevolmente aumentato, così come la loro importanza per l’economia del Paese, grazie all’enorme potenziale di cui sono dotate sul piano dello sviluppo tecnologico, dell’attrattività degli investimenti nonché della occupazione, in particolare giovanile.

 

In un contesto globale altamente competitivo, in continuo e rapido sviluppo, è però necessario comprendere quanto queste siano centrali per lo sviluppo dell’economia di un Paese e per l’aumento dell’occupazione, offrendo a queste iniziative e realtà imprenditoriali un ambiente ancor più dinamico, incentivante ed ospitale, attraendo sempre più investimenti privati e talenti, che vedano nell’Italia il luogo ove creare la propria impresa.

 

La proposta di legge Start-Act si pone esattamente questo obiettivo: attraverso una serie di misure, infatti, l’idea è quella di far recuperare all’Italia il gap accumulato verso i propri competitor europei in termini di investimenti in start-up.

A cominciare dagli incentivi all’investimento sia per privati che per le imprese, che potranno dedurre il 70% del proprio investimento in nuove imprese, PMI innovative e fondi.

Attraverso fondi governativi che investano in co-matching al 100% insieme ai fondi di venture capital italiani, o la creazione di uno o più fondi di fondi.

Per proseguire con il necessario obbligo per i fondi pensione, fondi assicurativi e casse previdenziali di investire lo 0,5% della raccolta in fondi che investano in start-up, PMI innovative e fondi, prevedendo per loro una deduzione fiscale del 30% di quanto investito.

Infine non per ultimo un grande investimento dovrebbe essere fatto nei confronti del capitale umano, con una decontribuzione strutturale per nuovi dipendenti under 45 di start up, PMI innovative, fondi, società di investimento e con l’obbligo alle aziende di concedere un periodo di aspettativa ai propri dipendenti nel caso in cui volessero fondare una start up o per lavorare in una di esse.

Una forte spinta al rientro di capitale umano lo daranno l’esenzione fiscale totale per l’attrazione di Italiani all’estero che tornino in Italia per fondare o lavorare per propria start-up o PMI innovativa, i finanziamenti a fondo perduto da 100.000 Euro per chi porti la propria start-up in Italia, sulmodello di successo di start-up Chile, la creazione di voucher per incentivare l’assunzione di temporary CEO, COO, CFO, CMO.

Per concludere, incentivi fiscali e fondi destinati alle Università che più investano in acceleratori per trasformare le idee innovative nate nei propri laboratori in brevetti e intorno a questi costruire start-up innovative.

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