A Giovanni Bianconi-“Giovanni Falcone” l’Aquila D’Oro 2017

Elisa Stefanati

Teatro Comunale gremito per la cerimonia di consegna del Premio. A Giovanni Floris il riconoscimento Granzotto: uno stile nell’informazione

Cultura  d’inchiesta, verità storiche e memoria nell’era digitalizzata. Il nesso c’è ed è stimolante. Il fil rouge è il Premio Estense- giunto alla sua 53 edizione- e che sabato 23 Settembre  ha riunito sul Palco del Teatro Comunale di Ferrara un poker d’assi del giornalismo Italiano come Giovanni Bianconi, Ferruccio De Bortoli, Paolo Pagliaro e Giulia Innocenzi;  in lizza per aggiudicarsi la prestigiosa Aquila D’Oro. La risposa non si fa attendere e balza agli occhi: Teatro Comunale è gremito.

E’ palpabile l’attesa e la curiosità di scoprire il nome del vincitore dell’ambito  Premio Estense 2017,  sapientemente orchestrato  da Confindustria Emilia al suo debutto alla regia del Premio all’indomani dell’unificazione tra le Associazioni Imprenditoriali di Ferrara Bologna e Modena.  “La cultura è al fianco del nostro impegno per la ripresa economica” esordisce nel saluto di benvenuto Riccardo Maiarelli vicepresidente di Confindustria Emilia,  che nel stringere la mano al presidente Alberto Vacchi conferma la volontà di moltiplicare l’impegno verso uno dei più rilevanti  obiettivi in comune come occupazione e rilancio dei territori.

L’overture  in musica incanta. L’evento incalza e  l’esibizione della violinista lituana Saulè Kilaite consente al pubblico in sala di ammirare lo splendido restauro del Teatro. Poi il ritmo corre veloce e la conduttrice Cesara Buonamici accoglie il primo finalista Giovanni Bianconi, autore del volume “L’Assedio. Troppi nemici per Giovanni Falcone" (Einaudi), senza pronunciarsi  sulla sua vittoria. E’ lui, ma lo si scoprirà solo più tardi, il trionfatore dell’edizione 2017 del Premio estense.

Giovanni Bianconi- Giovanni Falcone un  nome in comune

Giornalismo d’inchiesta, verità storica nelle pagine che consegnano un’immagina viva e attuale della figura di Giovanni Falcone “ prima di morire Falcone ha attraversato un decennio di difficoltà ed isolamento da parte di istituzioni, politica e della stessa magistratura” spiega Bianconi che rende esplicito l’ omaggio alla memoria di  “Falcone, Borsellino, della moglie e di  tutti gli agenti della scorta uccisi nelle stragi di Capaci e via D’Amelio : questo premio è un tributo anche a loro”.

Andrea Cangini direttore QN –Il Resto del Carlino, uno dei membri della giuria tecnica, non ha esitazioni nel sottolineare tre validi motivi per leggere il libro: “E’ scritto bene, sembra un romanzo; ed è un libro ancora attuale, nonostante siano passati 25 anni”.

Al secondo posto per numero di voti,  si è piazzato, nella classifica finale decisa dalla giuria, Paolo Pagliaro, coautore con Lilli Gruber di Otto e Mezzo” autore de "Punto. Fermiamo il declino dell'informazione" (Il Mulino), libro in cui l’autore dedica un’ampia riflessione sulla deriva dell’informazione determinata dall’avvento degli strumenti digitali. “Questa deriva non è un rischio- esordisce Pagliaro- ma è già un fatto”. E prosegue “dalla rete arrivano frammenti di verità; solo immagini parziali e sugli Smartphone dei nostri figli  arrivano fake news, e operazioni commerciali che ben poco hanno a che fare con la verità”. Alla domanda su come si contrasti tale deriva risponde senza esitazioni” L’industria editoriale professionale deve investire anche nella rete anziché subirla”.

Poi sul palco arriva un altro maestro come Ferruccio De Bortoli con "Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quaranta anni di giornalismo" (La Nave di Teseo) che accompagna il lettore tra le pagine del rapporto sul potere in Italia, tra politica, media ed economia. Ed è ancora un colpo da maestro da abile giornalista quello che il pluri-direttore consegna alla platea “ Matteo Renzi? Non è vero che ce l’ho con lui , anzi, gli riconosco  di avere capito che prima dell’era Renzi c’è stato qualcuno  e che ci sarà qualcun altro anche dopo”.

Giulia Innocenzi con "Tritacarne. Perché ciò che mangiamo può salvare la nostra vita e il nostro mondo" (Rizzoli) accompagna i lettori in un viaggio dell’orrore: un volume-denuncia che indaga il mondo degli allevamenti intensivi, rivela i dietro le quinte, le regole, ma anche e soprattutto le modalità in cui queste regole vengono aggirate.

Sul palco infine è salito un altro vincitore: anche lui si chiama Giovanni e fa Floris di cognome, conduttore della trasmissione Di Martedì su La7, al quale è stato assegnato il “Riconoscimento Granzotto Uno stile nell’informazione”. Vivace, tagliente e arguto lo scambio di battute tra il giornalista e la conduttrice sembra l’abstract di un talk show e interpellato sul futuro presidente del Consiglio glissa sui soliti noti e avverte la platea “ Iniziate ad osservare coloro i quali ora non si mettono in luce, il prossimo premier si cela tra questi”.

Cosa resta del Premio Estense 2017? Gli spunti sono convincenti. Tutti. E considerata la rosa di finalisti in corsa di quest’anno  viene naturale chiedersi se il ruolo del giornalista oggi sia più semplice o più complesso che in passato. Pagliaro, De Bortoli, Innocenzi e Floris hanno dato le loro molteplici risposte. Nell’era della moltiplicazione delle fonti, si fa certamente più fatica ad orientarsi. Illusioni, post verità e insidie della rete? La parola chiave resta autorevolezza,   capacità di scavare “dentro” e saper fornire una lettura  della notizia, verificando, approfondendo per prendere distanza dalle verità edulcorate e dalle  reazioni emotive.

Il ruolo del giornalismo appare dunque più difficile ma anche più importante. Oggi più di ieri. Calza in chiusura la domanda che Alessandra Sardoni conduttrice di Omnibus su La7 ha consegnato al pubblico “ Quanto gravi sono i danni di quello che non abbiamo saputo vedere e raccontare?” Bravi tutti dunque nel ricordarci che scrivere fa bene. Accende la memoria. Impone un tempo. La mano sul foglio rallenta e allena il pensiero. E nel confronto tra cultura digitalizzata e cultura stampata d’inchiostro è bene ricordare che la stampa risale alla metà del quattrocento, l’inchiostro  è ancor più antico, il digitale invece è un neonato.

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