Innovazione: la ricetta di Full Brand

Neolaureati, approccio innovativo, "furto" dai grandi del passato: ecco come trasformare il proprio brand in uno strumento di successo

Redazione Web
La connettività non È mai troppaed il futuro È della rete in fibra

Crayola, la produttrice di matite, gessi e pennarelli per colorare gli album da disegno venduti in tutto il mondo, ha innovato con l’introduzione di una linea di Make-Up basata sui propri colori per applicazioni che vanno dal trucco tradizionale alla preparazione per le feste, per gli eventi sportivi e per qualunque altro tipo di attività che richieda di colorarsi. Questa iniziativa, che ne richiama molte altre simili, lascia un poco perplessi in una realtà in cui la risposta a ogni domanda di crescita economica invoca l’Innovazione guardando ai due modelli noti, quello del Trasferimento Tecnologico e quello del sistema StartUp.

Il primo si riferisce al rapporto da instaurare tra il mondo della ricerca – in particolare quella universitaria -  e le aziende per favorire il passaggio dei risultati della ricerca e le sue applicazioni al contesto economico in generale e industriale in particolare. La famosa terza missione dell’Università, essendo le altre due formazione e ricerca. Un rapporto, in Italia, faticoso, farraginoso e spesso infruttuoso, quasi sempre monodirezionale.

Infatti, mentre il governo italiano prolunga i finanziamenti “per consolidare il processo di rafforzamento degli UTT in corso e massimizzare l'incremento  dell'intensità  e  la qualità  dei  processi  di trasferimento tecnologico dalle Università e dagli Enti pubblici di ricerca alle imprese”, gli UTT – uffici per il trasferimento tecnologico creati da quasi tutte le università con i finanziamenti specifici dello Stato – si concentrano sulla creazione di spin-off universitari.

Il secondo viene invece presentato come la soluzione basata sulle idee additando i risultati straordinari del parzialmente vincente modello Anglosassone, ma dimenticando che In Italia, e in parte anche in tutta Europa, il modello non funziona perché non esiste l’ecosistema, che ovunque il modello non è capace di creare più posti di lavoro di quanti ne distrugga e che il concetto di Idea ha ormai assunto per l’Innovazione il ruolo dell’Uomo del Destino per la storia dell’umanità. Idee messianiche rivelate a pochi eletti.

Negli ultimi 30 anni, nel settore della comunicazione, c’è stata una sola grande Idea, quella di Tim Berners-Lee: il WWW. Su questa Idea, tutti hanno rimappato i Modelli Mentali classici (sino ad arrivare all’Industria 4.0). Google, Amazon, YouPorn, Facebook, etc., non sono idee, sono esecuzioni straordinarie di attività vecchie come il mondo, o quasi, rimodellate sulla piattaforma web. Sono straordinarie esecuzioni, perfettamente invidiabili, ma esecuzioni, non Idee. Per farla breve: Google vende attenzione, Amazon vende prodotti, YouPorn vende attenzione e sesso, Facebook vende attenzione e PayPall offre sistemi di pagamento. Nulla di veramente nuovo sotto il sole.

Eppur si muove.

Un’iniziativa come quella della Crayola non può non essere definita Innovazione anche se non ha richiesto l’utilizzo dei due modelli classici. Esiste quindi un altro Modello di Innovazione? Per forza. Altrimenti l’Italia non sarebbe rimasta la seconda nazione manifatturiera d’Europa nonostante l’incomunicabilità tra il mondo della ricerca e quello dell’Impresa, in particolare medio-piccola.

Qual è stata la forza motrice di questa Innovazione?

È strettamente collegata alla figura dell’Imprenditore illuminato: è stata la capacità di intuire usi nuovi o applicazioni diverse per le proprie competenze e/o tecnologie, o per le tecnologie e le competenze esistenti e operanti in settori anche molto distanti, oppure quella di affrontare mercati diversi con alcune integrazioni dei propri prodotti o servizi. A questa via evolutiva dell’Innovazione abbiamo dato il Nome di Trasferimento Applicativo: un flusso orizzontale realizzato da imprenditori illuminati capaci di accelerare la riconversione di attività industriali così come l'apertura di nuove imprese.
 Ma in Italia questo è stato anche il suo limite. Se l’imprenditore non è illuminato, non è data Innovazione.

Perché il Modello del Trasferimento Applicativo non si limiti all’estro individuale di singoli imprenditori, e poiché non tutti gli imprenditori sono sempre illuminati, circondati da persone illuminate o capaci di dare fiducia a persone illuminate, occorre definire il Modello e industrializzarlo applicando un Metodo. Il nostro obiettivo infatti è stato quello di comprendere le caratteristiche della via Italiana all’Innovazione - il Modello - e di trasformarle in un Metodo operativo e organizzativo applicabile a prescindere dal livello di Illuminazione dell’Imprenditore.

Il Trasferimento Applicativo può avvenire al verificarsi di alcune condizioni.

1 - Evitare la trappola del “si è sempre fatto così” poiché all’interno degli ambienti sociali, e il lavoro è uno di questi, esistono abitudini e pratiche consolidate, frutto di comportamenti tradizionali, cresciute nel tempo e motivate da ragioni una volta chiare e logiche. Spesso diventano però un freno fortissimo all’Innovazione interna, soprattutto se proveniente dai nuovi arrivati.  In alcuni casi il nemico numero uno da combattere.

È una frase che uccide qualunque osservazione, soprattutto se espressa dai più giovani. Rappresenta l’esatto contrario della mentalità che, mettendo in discussione tutto, senza diventare disfattista, è capace di generare cambiamento. L’imprenditore illuminato non risponderebbe mai così. Il vero problema è non avere il coraggio di chiedersi perché si sia sempre fatto così.

2 - Accettare la necessità di un punto di vista diverso: “There is nothing insignificant in the world. It all depends on the point of view.”

A scuola abbiamo imparato che l’Everest è la montagna più alta della terra. Ma questo non è più vero se si valuta la sua altezza a partire dalla base. In questo caso il primo posto va a Mauna Kea, un vulcano dormiente da un milione di anni alle Hawaii e con la base sott’acqua. Ma non finisce qui. Se la misura venisse effettuata dal centro della terra la montagna più alta risulterebbe il monte Chimborazo in Ecuador poiché la terra non è perfettamente tonda e la sua circonferenza risulta più larga intorno all’Equatore.

Cercare uno o, meglio, più punti di vista diversi è il comportamento diametralmente opposto all’atteggiamento descritto prima, che rappresenta invece l’ostacolo maggiore rispetto all’innovazione che parte anche dall’interno di un’azienda.

3 - Comprendere la forza dell’intelligenza collettiva che, durante un’intervista rilasciata a una rete televisiva americana, Steve Jobs ha definito come il frutto della multidisciplinarietà del gruppo di lavoro che progettò e realizzò il primo Macintosh, composto da storici, zoologi, artisti, matematici, fisici e ovviamente informatici, senza la quale la Apple non sarebbe divenuta l’icona che è ancora oggi.

È il frutto delle intelligenze singole ed esprime il risultato effettivo della collaborazione di soggetti diversi capaci di mettere a fattor comune conoscenze, esperienze e intuizioni, coscienti che il risultato è sempre maggiore della somma aritmetica dei valori in campo.

4 - Lavorare sul passaggio dalla Base dati alla conoscenza: “In God we trust; all others must bring data.” L’umanità può disporre della più grande base dati cui abbia mai avuto accesso. Chiunque dotato di una connessione Internet può navigare attraverso un mare di dati destrutturati e strutturati. Ma questo non è sufficiente per tre ragioni: occorre trovare i dati interessanti, è necessario verificarne l’affidabilità, bisogna trasformare i dati affidabili trovati in informazioni. L’acquisizione della conoscenza è un percorso delicato che si arricchisce degli scambi e delle interconnessioni.

5 - Credere che Rubare sia meglio di copiare: “Good artists copy, great artists steal.” Ancora Steve Jobs, con una frase che erroneamente riferisce a Picasso, affermava: “Good artists copy, great artists steel”. Jobs sottointendeva che copiare è un’attività sterile, mentre rubare un’idea, un’intuizione e trasformarla in qualcosa di diverso, e a volte totalmente nuovo, è la differenza che corre tra la normalità e il genio.

Leonardo rubava, Steve Jobs rubava e anche noi ci sentiamo poco onesti. Parafrasando Groucho, ci sentiamo autorizzati a rubare per trasformare e applicare.

Il Gruppo di lavoro.

È costituito da un minimo di tre ad un massimo di cinque neolaureati in facoltà che non abbiamo nulla a che fare con l’oggetto del progetto.

Dobbiamo lavorare con menti vergini, lontane dai preconcetti, almeno in questo campo, e dai luoghi comuni. La selezione sarà quindi un passaggio fondamentale per individuare dei soggetti che posseggano alcune qualità specifiche.

Capacità di analisi, disponibilità al confronto e al lavoro di gruppo, curiosità naturale, approccio positivo al miglioramento continuo

Il Metodo operativo “If you can't describe what you are doing as a process, you don't know what you're doing”

Il Metodo operativo descrive cosa deve essere fatto ed è costituito da cinque passaggi:  Mappa della conoscenza - Struttura Semantica - Scenario delle Possibilità - Costruzione del Progetto - Prototipo.


Il primo passaggio inizia con la descrizione del problema così com’è percepito dall’azienda che lo sottopone, prosegue con la sua analisi attraverso la costruzione della Mappa della conoscenza e il confronto con i responsabili dell’azienda. La costruzione della Mappa della conoscenza passa attraverso la descrizione dei seguenti ambiti: Company, Industry e Market. Essa avviene attraverso l’utilizzo della reta come fonte di informazioni. Solo a questo punto è possibile definire il problema così come compreso da noi. L’output è un elenco di termini che definiscono il contesto e che consentono di formulare le domande necessarie.

Il secondo passaggio è la Struttura Semantica. Esso supplisce all’attuale limite dei motori di ricerca, che non sono in grado di interpretare domande sotto forma di frasi compiute. Occorre quindi formulare delle domande composte da termini. Si tratta di un processo doppiamente ricorsivo, in cui la qualità delle domande migliora sulla base dalle risposte e il loro perfezionamento progressivo dipende dai termini che possono essere, via via, aggiunti o eliminati sulla base dei risultati. L’output è un elenco di domande che consente di creare lo Scenario delle Possibilità.

Il terzo passaggio, Scenario delle Possibilità, deve cercare esempi concreti, ipotesi e formulare opzioni utili per definire una o più possibili soluzioni del problema. La ricerca avviene utilizzando le domande costruite nel passaggio precedente. Un’attenzione particolare deve essere dedicata alla qualità e attendibilità delle fonti che occorre sempre citare. La ricorsività nella messa a punto del sistema rimane una costante del processo. Anche questa attività deve essere considerata ricorsiva rispetto alle precedenti fino a quando non sia stato raggiunto il risultato desiderato. Per definire la scelta occorre effettuare una Solution Validation. L’output è la scelta di una soluzione.

Il quarto passaggio, Costruzione del Progetto, lavora sulla soluzione identificata per trasformarla in un progetto operativo. L’output è la Costruzione del Progetto.

Il quinto passaggio, Prototipo, è quello operativo e realizza il Progetto validato. L’output è il Prototipo.

Gli Obiettivi

Siamo alla ricerca di aziende, sane o meno sane, con problemi con l’obiettivo di trovare soluzioni praticabili per i problemi coinvolgendo neolaureati normali.

Non stiamo cercando idee tra le quali una rivoluzionaria capace di trasformare un piccolo gruppo d’individui in miliardari prima dei trent’anni. Non vogliamo creare pseudo circoli virtuosi tra Venture Capital e Incubator.

A noi interessa un approccio all’Innovazione sistematico, insegnabile e applicabile, che coinvolga le aziende esistenti alla ricerca di innovazione e i giovani italiani che si affacciano al mondo del lavoro.

La disoccupazione giovanile italiana è a un livello preoccupante ed è una zavorra terribile.
La disoccupazione dei laureati è a un livello altrettanto preoccupante ed è una zavorra altrettanto terribile.

Esiste sicuramente un problema d’indirizzo nel nostro paese, poiché abbiamo molti neolaureati in discipline senza mercato e ne mancano altrettanti in discipline che il mercato disperatamente cerca. Si tratta di un problema strutturale che ci piacerebbe affrontare nella sede adeguata.
Nel frattempo, però, è possibile vedere i laureati disoccupati come una risorsa e non come una zavorra, inserendoli in un sistema che li guidi ad affrontare in gruppo problemi concreti di aziende concrete per cercare soluzioni concrete.

Applicando il Metodo del Trasferimento Applicativo è possibile esaltare il valore umano inespresso dei giovani neolaureati italiani che sono ancora fuori dal mercato del lavoro e trasformarlo in un effettivo strumento di crescita.

Le aziende italiane potrebbero accedere a un potenziale umano straordinario, ma le regole burocratiche non lo permettono. Ma anche quando si riuscisse a metterle in contatto con questo potenziale, normalmente non sarebbero in grado di gestirlo per mancanza di organizzazione e metodo.
Noi siamo in grado di aiutarle a gestire questo potenziale.

Il problema di fondo non è tecnologico, bensì applicativo; abbiamo bisogno di servirci di quello che già esiste per migliorare le condizioni sociali, economiche e lavorative in cui viviamo. 


Per queste ragioni il Trasferimento Applicativo vive all’interno dell’Innovazione con l’obiettivo di restituirle una funzione di crescita collettiva e non di mero progresso slegato dal bene comune.

Offrendo alle aziende soluzioni legate al proprio mercato, prototipi e l’identificazione di eccellenze individuali e di gruppo e ai giovani: esperienza lavorativa finalizzata a un obiettivo, vera esperienza lavorativa di gruppo,confronto senza barriere culturali o emotive, propedeuticità all’avviamento al lavoro attraverso il modello di imprenditoria individuale o all’interno di aziende già esistenti. 

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