Chip sottopelle, una nuova grana per la privacy

In Svezia 3.000 persone si sono fatte impiantare un chip sottopelle con cui fare di tutto, dai pagamenti elettronici all'apertura dei varchi. E la privacy?

Redazione Web
Chip sottopelle, una nuova grana per la privacy

Sono già più di 10.000 le persone in tutto il mondo che si sono fatte installare un chip sottopelle. Un sistema comodo e veloce per poter effettuare pagamenti, sbloccare pc e dispositivi elettronici, aprire varchi e via dicendo. Solo che apre un nuovo tema: quello relativo alla privacy. Il 30% dei proprietari di un chip installato vivono in Svezia e le aziende che forniscono questo tipo di soluzioni garantiscono che siano molto più difficili da hackerare degli smartphone. Ecco, già le premesse non sono delle migliori, visto che dei dispositivi che hanno ormai colonizzato la nostra vita tutto si può dire salvo che siano sicuri al 100%, nonostante l'utilizzo dei dati biometrici per essere sbloccati. Di più: un unico chip installato a livello sottocutaneo non rischia di aprire un nuovo capitolo della privacy, quello relativo a questioni che finora non sono state normate come, appunto, le informazioni contenute all'interno di un dispositivo che diventerebbe parte integrante del corpo umano? Lo chiamano transumanesimo, ma apre nuovi problemi: che cosa succederebbe se qualche malintenzionato riuscisse a trovare il sistema per leggere il nostro microchip? Non solo avrebbe accesso al nostro conto corrente, ma sostanzialmente alla nostra intera vita. E poi, chi custodirebbe queste informazioni? E dove? E come garantirebbe che non possano essere in alcun modo toccate? Insomma, il microchip sottopelle sarà sicuramente uno strumento estremamente comodo. A patto però che venga debitamente normato. Il GDPR appena varato rischia di essere già obsoleto.

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