Dal 25 maggio è partito il temuto GDPR: ma siamo davvero al sicuro?

Tutte le aziende che detengono dati devono informare gli iscritti ai propri database: una nuova “porta” per i malintenzionati

Marco Scotti
Cybersecurity internet concept

Che cosa succederebbe se qualcuno ci inviasse una mail in cui ci invita a cliccare su un link per disiscriverci o confermare la nostra adesione all’invio di e-mail e quel link fosse lo stargate per i virus?

Alzi la mano chi è in grado di dire a quali newsletter è iscritto. Chi non ha mai – per citare l’esempio più banale – accettato di condividere i propri dati “con soggetti terzi” in cambio di una connessione wifi gratuita magari in treno o in aeroporto? E chi ha mai letto tutte le clausole che venivano inserite in corpo a malapena intellegibile in tanti contratti firmati online o anche in qualche negozio? Da oggi, con l’entrata in vigore del GDPR, chiunque detenga dati sensibili deve informare tutti i propri utenti tramite una mail che deve evidenziare in maniera chiara quale sia il link per togliersi dalla newsletter.

Ora però immaginiamo di essere un hacker e di aver avuto accesso a un corposo database di mail. Basterà inviare una informativa fittizia a tutti i contatti in cui si indica un link per cancellarsi dalla newsletter. Solo che quel link rimanda in realtà a un virus, magari un ransomware, che si impossessa del computer dello sventurato possessore di email e che pretende un riscatto.

Massimo Sideri sul Corriere della Sera ha parlato di “legge spam”, nel senso che viene sostanzialmente garantito il diritto di chiunque di bombardare le utenze di mail per informare che sì, i dati sono custoditi in maniera efficace. E ci mancherebbe, basterebbe dire. Anche perché spesso e volentieri non si è scelto liberamente di ricevere newsletter e altri contenuti, ma si è stati velatamente “costretti”, cedendo così le proprie informazioni alle tanto temute “terze parti”, cioè società diverse da quelle con cui si sono intrattenuti i rapporti che entrano in contatto di database di mail e le utilizzano per un invio massiccio di comunicazioni. Come vi spiegate, altrimenti, di esservi trovati iscritti a newsletter sulla caccia, voi che siete animalisti convinti?

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