Spezzatino di Google &C, cade il tabù, negli Usa se ne parla

Redazione Web
Tech giants failure

“La Standard Oil Co. e l’American Telephone e Telegraph Co. erano i titani tecnologici del loro tempo, dominando più dell' 80% dei loro mercati. I giganti della tecnologia di oggi sono altrettanto dominanti”: è questo l’assunto dal quale è partito il Wall Street Journal di ieri per titolare in modo “disruptive” (tanto per usare il verbo sacro della Silicon valley) contro Amazon, Apple, Facebook e Google, i “tech giants” americani, i giganti tecnologici, ovvero i “big four” del digitale. Un titolo che diceva, per la prima volta sulla testata economico-finanziaria più autorevole degli Stati Uniti: “L’Antitrust contro Facebook, Google e Amazon. Alcuni giganti della tecnologia dominano i loro mondi, proprio come una volta Standard Oil e AT&T. Dovrebbero essere smantellati?”

Era ora. Ma leggiamo oltre: “Google, il motore di ricerca del gruppo Alphabet, guida l' 89% della ricerca su Internet; il 95% dei giovani adulti su Internet utilizza un prodotto di Facebook e Amazon ora rappresenta il 75% delle vendite di libri elettronici. Le aziende che non sono monopoliste sono duopoliste: Google e Facebook hanno assorbito il 63% della spesa pubblicitaria online l'anno scorso; Google e Apple forniscono il 99% dei sistemi operativi di telefonia mobile, mentre Apple e Microsoft forniscono il 95% dei sistemi operativi desktop” (già: c’è di mezzo anche Microsoft, che però – per lo meno – di solito si fa pagare per i suoi servizi, mentre gli altri fingono di non farsi pagare e poi ci pelano con la pubblicità e lo sfruttamento occulto e sistematico dei nostri dati).

“Un numero crescente di critici ritiene che questi giganti della tecnologia debbano essere smantellati o regolamentati come lo Standard Oil e gli AT&T lo sono state ai loro tempi. (...) Se la posizione dominante sul mercato significa meno concorrenti e meno innovazione, i consumatori si troveranno in una situazione di svantaggio rispetto alle imprese che hanno subito restrizioni. L'impatto sull' innovazione può essere l'effetto competitivo più importante in una valutazione di antitrust, dice Fiona Scott Morton, economista dell' Università di Yale che ha servito nella divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia sotto Barack Obama”.

“Google, che ha trascorso gli ultimi otto anni nel mirino delle autorità antitrust europee e americane, sta riducendo i suoi prezzi – annota però l’autore del Wall Street Journal, Grg Ip: “La maggior parte dei suoi prodotti sono gratuiti per i consumatori e il prezzo gli inserzionisti pagano Google per click è sceso di un terzo negli ultimi tre anni. L' azienda rimane una potenza innovativa, investendo in nuovi prodotti come l' assistente vocale Google Home.

Eppure, il monopolio di Google significa alcune caratteristiche e prezzi che i concorrenti non hanno mai offerto davanti ai clienti. Yelp Inc., che nel 2004 ha iniziato ad aggregare informazioni dettagliate e recensioni degli utenti di servizi locali, come ristoranti e negozi, sostiene che Google ha modificato i suoi risultati di ricerca per danneggiare Yelp e aiutare il proprio servizio concorrente. Yelp è sopravvissuta, ma si è ritirata dall' Europa e diversi servizi di ricerca locali simili sono scomparsi”.

Però, annota ancora il quotidiano, “ci sono differenze fondamentali tra i giganti della tecnologia di oggi e i monopolisti di epoche precedenti. Standard Oil e AT&T hanno utilizzato trust, regolamenti e brevetti per tenere fuori o cooptare i concorrenti. Sono stati rispettati, ma non amati. Al contrario, Google e Facebook cedono il loro prodotto principale, mentre Amazon taglia i rivenditori tradizionali in modo così aggressivo che potrebbe contenere l' inflazione. Nessuno gode di un monopolio sanzionato dal governo; tutti investono prodigiosamente in nuovi prodotti. Alphabet reinveste il 16% dei ricavi nella ricerca e nello sviluppo; per Facebook è il 21%, in un rapporto di gran lunga superiore a quello di altre aziende. Tutti sono tra i marchi più amati dal pubblico, secondo i sondaggi di Morning Consult”.

Analisi banale: il Wall Street Journal viola il tabù dello “spezzatino” forzoso dei quattro giganti parlando con evidenza, ma lo fa per esorcizzare uno spettro che mese dopo mese si avvicina sempre di più. E’ solo questione di tempo, poi si uscirà dalle strettoie di una visione leguleia della logica antitrust, e si andrà al sodo: non è ammissibile tanto potere sulla vita degli uomini nelle mani di solo quattro aziende, per innovative ed economiche che siano.

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