sustainability & circular economy

La green society mette radici... anzi rizomi

Dal legno alla carta, dalla cucina al tessile, emette più ossigeno delle comuni piante e la sua coltivazione richiede pochissime cure. Ecco perché la holding Forever Bambù ha puntato tutto sul bambù gigante

Marina Marinetti
La green society mette radici... anzi rizomi

Bambù o bamboo? Non conta come si scrive - noi preferiamo l’italianissimo bambù - conta invece che si tratti di un materiale versatile, resistente e sostenibile usato in ambito alimentare e industriale, che assorbe sette volte più CO2 (ed emette il 35% di ossigeno in più) di qualsiasi foresta tradizionale grazie al suo immenso impianto fogliare, e può sostituire moltissime risorse inquinanti, come la plastica. «Dai pavimenti alle cucine, dagli accessori alle sedie, dalle case ai mobili, dalle porte agli uffici: il legno di bambù può sostituire il legno in tutto. È anche più resistente e durevole», esordisce Emanuele Rissone (nella foto), founder (nel 2014) di Forever Bambù, la prima iniziativa italiana - e leader in Europa - che coniuga una filiera strutturata all’attenzione per il pianeta e per i territori attraverso la coltivazione del bambù gigante, che oggi vanta 85 ettari di superficie coltivata in due regioni italiane e ha ricevuto le adesioni di oltre 400 soci da 5 Paesi, dando vita a 25 società agricole e raccogliendo 8 milioni di euro di investimenti. 

Forever Bambù Holding è la prima iniziativa di filiera e partecipano 25 società agricole per un totale di 85 ettari di superficie coltivata

Nel 2017 è stata costituita la Forever Bambù Holding Srl, che partecipa tutte le 25 società agricole create per lo sviluppo del progetto e ne armonizza l’intera attività industriale e commerciale. «Nel 2020 abbiamo avviato il processo di fusione di tutte le società agricole in una unica grande SpA. Realizzata la nuova SpA di riferimento del mercato penseremo alla quotazione in borsa». Emanuele Rissone è un imprenditore visionario, ma coi piedi ben piantati per terra: a 21 anni si appassionò al mondo nascente dell’integrazione alimentare e fondò quella che sarebbe poi divenuta la più grande catena di integrazione alimentare in Europa, Vitamin Store. C’è da fidarsi, se dice che il bambù è il futuro. Lo sguardo di Rissone si illumina quando si parla di bambù gigante. «Il germoglio ha numerose applicazioni, viene usato in tutta la cucina asiatica e in particolar modo in quella cinese e giapponese», spiega. E aggiunge: «Essendo un novel food di tutto rispetto, prevedo avrà grandi applicazioni anche nella nostra cucina. Per fare un parallelo il germoglio di bambù oggi ha le stesse potenzialità che aveva 25 anni fa l’aloe vera e sappiamo tutti come è finita e dove sia arrivata questa pianta». 

Ma l’utilizzo del bambù gigante non si ferma a legno e alimentare: «Dalla sua cellulosa si può produrre una carta splendida, dalle fibre si ricava un filato con caratteristiche uniche per produrre tutto l’abbigliamento che conosciamo. Infine la cosa che più ci attrae, con le fibre si produce una bio plastica non inquinante e bio degradabile. Stiamo esplorando anche due campi di applicazione paralleli, il primo è l’utilizzo del cippato di canne di bambù per la produzione di energia elettrica e il secondo è l’utilizzo delle canne giovani nel segmento della zootecnia per apporto di fibre naturali digeribili». E poi i tessuti: sono meno costosi della seta (e più lucenti), ipoallergenici, antibatterici e antifungini e schermano dal 98% dei raggi UV dannosi. Non stupisce che stilisti come Diane von Furstenberg, Oscar de la Renta, Kate O’Connor, ed eco-stilisti come Amanda Shi Avita, Linda Loudermilk, Katherine Hamnett e Miho Aoki impieghino il bambù per la creazione dei loro capi. E Gucci produce un’intera linea di borse con manici ed accessori in bambù: Bambù Forever. 

Resistente quanto e spesso più del legno di un albero, il bambù gigante vive dagli 80 ai 120 anni, ha una maggiore emissione di ossigeno rispetto alle varietà di piante comunemente diffuse in Italia, ha bassi costi di manutenzione e la crescita record tipica di un “infestante”. Ogni anno (dopo un periodo iniziale di circa 5 anni) permette di raccogliere i germogli per l’alimentazione e le canne per il legno. Inoltre, proprio come un infestante, è resistente alle più rigide o avverse condizioni ambientali e ai parassiti ad oggi conosciuti e non necessita di cure particolari o di agenti chimici di protezione. Forever Bambù, poi, utilizza il metodo biodinamico, secondo cui la fertilità e la vitalità del terreno devono essere ottenute con mezzi naturali: humus di lombrico solido e liquido, materiale vegetale come fertilizzante, rotazioni colturali. Così, la certificazione Icea (agricoltura biologica) e Demeter (agricoltura biodinamica) vengono trasferite integralmente anche ai prodotti: germogli e  canne. Sostenibilità ed economia circolare: la green society del futuro ha già messo radici. O meglio rizomi: «quelli del bambù gigante che usiamo, il Phyllostachys Pubescens, comunemente chiamato Moso, vivono nel sottosuolo, ad una profondità di circa 35 cm: quando tagliamo le piante per la legna, queste ricrescono. In altre parole avremo foreste che produrranno legna in continuità per decenni», spiega Emanuele Rissone. In questi primi 6 anni Forever Bambù ha già piantato due foreste in Piemonte e tre in Toscana. 

Investire nel bambù gigante con Forever Bambù offre una redditività media annua che non scende sotto il 9,75%

La holding fondata da Rissone con Mauro Lajo e Roberto Pesce partecipa a tutte le Srl del gruppo per il 25/30% del capitale sociale e ne armonizza i lavori e i contratti. Il resto è in mano a più di 400 soci di 5 nazioni diverse. «Proprio quest’anno abbiamo dato il via ad una ristrutturazione del progetto industriale, con una maxi fusione di tutte le Srl del gruppo che daranno vita alla più grande SpA presente sul mercato per la creazione di foreste di Bambù Gigante. La fusione sarà conclusa indicativamente a fine estate con la nascita di Forever Bambù SpA», spiega Rissone. «Il progetto è ambizioso e per una corretta esecuzione ci stanno seguendo il nostro advisor di fiducia la AC Finance di Lodi e la Deloitte oltre a uno svariato numero di professionisti specializzati. Una volta realizzata la maxi SpA saremo pronti per il mercato dei capitali, che probabilmente andremo ad affrontare nel 2021. «Credo che si stia aprendo un momento magico per i nostri soci che intendono aumentare il proprio investimento in Forever Bambù e ovviamente ancor più per i nuovi interessati», prosegue Rissone: «Stiamo lanciando una startup innovativa, la Forever Bambù 27, che avrà come obiettivo l’acquisto di un nuovo grande comparto  nel Veneto. È un’operazione lanciata in equity crowdfunding sulla piattaforma OPstart. Inoltre aggiungo, e non è un aspetto secondario, che con il DL Rilancio gli investitori in startup innovative godono di un beneficio fiscale del 50%». La barriera di ingresso è di appena 2.950 euro (1.500 euro di quota capitale e 1.450 euro di sovrapprezzo). «Il limite massimo saranno i 3 milioni di aumento di capitale, che si chiuderà presumibilmente per fine anno. Dopodiché la newco verrà fusa con la casa madre». Quanto i ritorni, «l’aspettativa è quella del nostro worst case: una redditività media annua del 9.75%. Sono dati previsionali e non consuntivi. Ma abbiamo già un contratto di vendita con il Consorzio Bambù Italia per i prossimi 15 anni». Un altro aspetto da considerare è la rivalutazione del patrimonio post fusione e post quotazione: «Il nostro advisor prevede che i 2.950 euro investiti oggi in Forever Bambù avranno un valore finale di circa 4.000/4.200 euro con una rivalutazione di tutto rispetto. Ma se consideriamo che sull’intero importo versato l’investitore recupererà il 50% dall’Irpef, allora dopo il recupero fiscale quella quota che varrà circa 4.000 euro oggi la paga 1.475 euro ed ecco che Forever Bambù diventa di colpo molto interessante». E sostenibile.


bit.ly/opportunita-fb

+39 02 400 31 483

info@foreverbambu.com

www.foreverbambu.com

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