sustainability & circular economy

Mai più “ora di punta”: così cambia
anche il trasporto pubblico locale

Intervista a Andrea Gibelli, presidente del Gruppo Fnm e di Asstra

Marco Scotti
Mai più “ora di punta”: così cambiaanche il trasporto pubblico locale

«Dobbiamo pensare a un trasporto pubblico locale diverso, che risponda a nuove esigenze per il sistema produttivo. Immaginiamo che l’impiego dei nostri mezzi non si svolgerà nelle classiche 6-8 ore, ma in un arco temporale decisamente più ampio». Andrea Gibelli, presidente del Gruppo Fnm e di Asstra, l’Associazione del trasporto pubblico, non ha dubbi: il Coronavirus ha cambiato forse per sempre il modo di impiegare il tpl.

Gibelli, il trasporto è un servizio essenziale, ma come reggete l’urto causato dal Coronavirus?

Stiamo monitorando giorno per giorno e lo faremo anche nei prossimi mesi, ma il nostro settore non si può rimodulare schioccando le dita. Produrre un nuovo autobus necessita di mesi, un treno addirittura di anni. Possiamo, al massimo, raddoppiare la frequenza di autobus e treni in alcuni orari a discapito della fascia “morbida”.

Perché l’ora di punta non esisterà più,  non dovrò più esistere: e chissà per quanto, vero?

Ne sono convinto. Da un lato, perché lo smart working diventerà strutturale, dall’altro perché la giornata lavorativa non sarà spalmata sulle solite 6-8 ore, ma su un arco temporale molto più ampio in modo da eliminare gli assembramenti. Questo porterebbe indubbi benefici: mantenere il distanziamento, non ci sarebbero più gli orari di punta al mattino, i servizi verrebbero gestiti in maniera più razionale.

Cambieranno anche i treni?

Non più di tanto: non è che possiamo cancellare contratti di fornitura in essere. Ma come capacità di carico non supereremo il 50%, anche per evitare contatti pericolosi. Pensi soltanto alle cappelliere, che diventano un potente veicolo di contatto. 

State già facendo la conta dei danni economici?

Forse è un po’ presto. Nei mesi del lockdown utilizzavano i nostri servizi circa 4 milioni di persone, pre-Covid erano 16, per 5,4 miliardi di viaggi ogni anno in Italia. Anche con un calo del 90% degli utenti abbiamo continuato a muoverci perché siamo servizio essenziale. Da fine febbraio al 31 dicembre la stima è che perderemo fino a 1,9 miliardi di euro. Perché l’offerta è calata del 70% rispetto al periodo pre-Covid.

Aiuti dallo stato?

Potrebbero arrivare fino a 800 milioni, ma non sono del tutto sufficienti, rischiamo veramente di mettere in crisi il comparto. Anche perché è vero che è passato il periodo peggiore, ma noi abbiamo avuto la richiesta di limitare al minimo il controllo dei biglietti.

In che senso, scusi?

Che per minimizzare l’interazione tra clienti e personale si è scelto di ridurre la verifica dei tagliandi a bordo. Se questo trend dovesse continuare, anche se ritornassimo ad avere mezzi di trasporto pieni al massimo della nuova capacità consentita, potremmo avere un calo degli introiti dalla bigliettazione maggiore rispetto a quello meramente proporzionale.

Una catastrofe…

Sì, dal punto di vista finanziario, non da quello delle soluzioni. C’è una possibilità di lavoro più ampia, c’è un nuovo modo di fruire delle città, c’è un riposizionamento della domanda e dell’offerta. Il Covid rappresenta un cambio di paradigma.

Come riuscirete a garantire il cambio del materiale rotabile?

Quello è un vero toccasana, in realtà. I contratti ci sono e verranno onorati. I nuovi treni sono più adatti alle esigenze di distanziamento e hanno anche una significativa spinta tecnologica.

Ecco, a proposito della tecnologia, che ruolo rivestirà?

Dovremo fare uno sforzo collettivo. Le ferrovie hanno già raggiunto la massima capacità, non si possono aumentare i treni. Per questo la geolocalizzazione può mettere le persone in condizione di avere, in tempo reale, le informazioni sull’andamento del traffico e del servizio. In questo modo si hanno delle evidenze sul tipo di mezzo in arrivo, quante carrozze avrà, quanto è già pieno. Perché c’è la possibilità che, se al completo, salti la fermata. E l’utente, con informazioni preventive, può scegliere se uscire prima o dopo di casa. 

Il trasporto privato arriverà addirittura a poter “mangiare quello pubblico a livello locale?

No, anzi, avremo un ruolo ancora più importante. Ma lei se lo immagina qualcuno che viene dall’hinterland in monopattino? E le automobili non potranno “cannibalizzare” il centro città.    

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