sustainability & circular economy

Bye bye alveare, il futuro
sarà a distanza di benessere

Abitazioni più grandi, ma decentrate, mezzi elettrici e infrastrutture di rete a prova di smart working: ecco come gli sviluppatori stanno riprogettando gli agglomerati urbani, all’insegna della sostenibilità

Marco Scotti
Bye bye alveare, il futuro sarà a distanza di benessere

Come sarà la città del futuro? Gli esperti divergono su molti punti, anche se sembra verosimile che non sarà più l’enorme alveare in cui si ammassa una porzione crescente della popolazione mondiale, ma luogo di aggregazione per attività lavorative e ricreative, con l’abitazione che però rimane confinata ai margini della città stessa per poter disporre di spazi più grandi. Secondo Idealista, prima della pandemia il 34,1% del totale delle ricerche immobiliari riguardava case nei capoluoghi di provincia, mentre oggi questo fattore è sceso di quasi quattro punti, attestandosi al 30,9%. Case più grandi, magari con giardino, in cui svolgere lavori tramite quella modalità smart ormai paradigma assodato. Che la città del futuro sia diventata un mistero da risolvere rapidamente è testimoniato anche dal fatto che Alphabet (la holding che ha in sé tutte le attività di Google) ha deciso di sospendere il suo progetto per la realizzazione di una nuova forma urbanistica a Toronto. Sidewalks Lab, la divisione di Mountain View che si occupa del progetto, ha spiegato che «è diventato troppo difficile renderlo finanziariamente sostenibile senza sacrificarne parti essenziali per una comunità inclusiva». La vita quotidiana del mondo occidentale è entrata in crisi forse in maniera irreversibile. Diverso è il discorso per i Paesi emergenti: secondo Giovanni Savio, Ad di Planet Smart City – progetto di smart social housing che si sta sviluppando soprattutto in Brasile e India – c’è un enorme deficit di abitazioni a prezzi accessibili. «Attualmente 1,6 miliardi di persone – ci spiega – vivono in alloggi inadeguati, non sicuri e sovraffollati. Un problema che ci impegnerà a disegnare un nuovo modello di città. Al centro ci saranno i bisogni delle comunità perché l’impatto dei cambiamenti che stiamo vivendo sarà forte. Per questo motivo, abbiamo bisogno di ripensare il modo in cui verranno disegnate le città del futuro selezionando e integrando soluzioni innovative in quattro ambiti: ambiente, architettura, tecnologia e community. L’infrastruttura digitale sarà l’elemento abilitante per fornire i servizi necessari a supportare la creazione di comunità e la qualità della loro convivenza. Non è fantascienza: le tecnologie sono disponibili già applicate con successo e si fa strada anche un nuovo modo di progettare i quartieri. Il nostro modello di città è già realtà in tre continenti e stiamo cercando di espanderlo ulteriormente nel prossimo futuro».

Prima della pandemia il 34,1% delle ricerche immobiliari riguardava i capoluoghi di provincia, ora si cercano case fuori città

La filosofia di Planet è stata applicata in maniera concreta soprattutto in Brasile. «Stiamo costruendo – prosegue Savio - due città intelligenti con abitazioni a prezzi accessibili: Smart City Laguna e Smart City Natal. Insieme conteranno circa 40.000 residenti. Laguna si trova a 55 km da Fortaleza, nello stato del Cearà, mentre a Natal abbiamo completato la prima fase delle infrastrutture e dell’Innovation Hub. In Brasile abbiamo anche definito una partnership con una società locale, InLoop: costruiremo oltre 2.500 appartamenti smart, di alta qualità e a prezzi accessibili a San Paolo, la più popolosa città delle Americhe. Il piano prevede quattro progetti, il primo dei quali verrà avviato nel 2020».

Altro capitolo da ripensare totalmente riguarda il trasporto. Se per quello pubblico si rimanda all’intervista ad Andrea Gibelli, quello privato sarà profondamente trasformato. Dopo mesi passati a raccontare l’importanza del distanziamento sociale e delle misure di prevenzione, chi si azzarderà a usare ancora car e bike sharing? Non che siano soluzioni poco sicure, ma è naturale che l’onda emotiva sarà lunga e costante. Intanto, però, il settore è messo a dura prova. Nelle grandi città si sono registrati cali anche del 90%, che però non hanno frenato i sindaci – eccezion fatta per quello di Bologna – dalla richiesta di corrispondere la tariffa annuale per l’occupazione delle strisce blu e per l’accesso alle Ztl. Così si rischia l’implosione dell’auto condivisa. Un problema che potrebbe crearne un altro: si riverseranno nelle strade delle città ancora più macchine, con un’occupazione di suolo ancora maggiore? Al momento sembra lo scenario più probabile, senza contare che la crisi economica e il blocco dell’automotive ha rallentato lo sviluppo di vetture più sostenibili dal punto di vista ambientale. Gli incentivi per monopattini elettrici, biciclette e perfino scooter sembrano bastare per le esigenze dell’ultimo miglio in città, ma non certo per ovviare alla congestione delle arterie che dall’hinterland portano nel tessuto urbano. 

Dopo mesi passati a spiegare l’importanza di distanziamento e sanificazione chi si azzarderà a usare ancora car e bike sharing?

Infine, le infrastrutture di rete: hanno retto l’urto dello smart working d’emergenza, ma necessitano per forza di cose di un’accelerata. Il piano strategico “Banda Ultra Larga” approvato nel 2016 prevede la copertura ad almeno 100 Mbps fino all’85% della popolazione, mentre il restante 15% deve “accontentarsi” di 30 Mbps. Edifici pubblici, aree a maggior interesse economico, località turistiche e snodi logistici devono essere cablati a 100 Mbps. Tra gennaio e aprile la velocità media di connessione nel nostro Paese è passata da 33,06 Mbps del periodo 2019 a 43,65, con un incremento del 32%. Peccato che la rete, messa a dura prova da un lockdown serrato che ha più che raddoppiato i contatti, ha perso potenza: mediamente, tra il 9 marzo e il 27 aprile il dato nazionale è sceso del 24,28%, con punte del 40% in Lombardia e del 46,2% in Emilia Romagna, due delle regioni più colpite dai provvedimenti restrittivi. Insomma, la strada che porta al futuro è lastricata di buone intenzioni e di problemi. Ma è urgente risolverli.

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