internazionalizzazione

Per crescere all’estero si comincia dal board

Varcare i confini col proprio business richiede una nuova forma di governo all’interno del cda, la governance dell’internazionalizzazione. L’analisi di Carlo Russo, ceo e founder di Affariesteri.it

Paola Belli
Parola d’ordine: la crescita è nell’export. Troviamola così

L'internazionalizzazione è una delle operazioni più complesse che una società possa intraprendere nel corso della sua storia evolutiva e di crescita. La struttura di governance dell’azienda e la composizione del suo cda, organo strategico e di controllo, assumono una fondamentale importanza: «Un forte e autorevole consiglio di amministrazione, con la presenza di amministratori indipendenti, è importante, fondamentale e imprescindibile per aiutare l’impresa ad espandersi in autonomia all’estero», spiega a Economy Carlo Russo, ceo e founder di Affariesteri.it, società specializzata nell’internazionalizzazione che opera soprattutto nell’area ex Unione Sovietica, l’area del Golfo, nei Paesi Balcanici, in Francia e Spagna. «Dato il contesto globalizzato e la stagnazione del mercato interno, le imprese sono sempre più consapevoli di dover guardare oltre confine per sviluppare il proprio giro d’affari e creare nuove opportunità di rilancio e di sostentamento», continua Russo. 

Il cda formula la strategia dell’azienda, a breve e a medio/lungo termine, approvando i piani strategici, industriali, finanziari e ha il compito di monitorare l’andamento generale della gestione. Per far questo è composto dal ceo e da esponenti della proprietà e della famiglia e si avvale di consiglieri indipendenti per presidiare l’area legale, fiscale e finanziaria. «La mia esperienza personale, i tanti casi di successo dei miei clienti e sempre più studi autorevoli suggeriscono che uno dei fattori critici di successo per l’’internazionalizzazione dell’impresa è che il cda includa amministratori indipendenti, esperti nel governare la complessità dell’internazionalizzazione».

E se il cda governa la strategia dell’azienda, «il mancato supporto al ceo, o la insufficiente comprensione dei rischi e dei vantaggi, sono tra le principali cause frenanti le operazioni internazionali delle imprese, soprattutto nel caso delle imprese familiari, dove i manager, anche esperti di internazionalizzazione, non sono sempre in grado di mitigare e superare, in modo convincente, l’avversione al rischio della proprietà. Oltre a dotarsi di un management eccellente in grado di operare sui mercati esteri, oggi è necessario aprire la governance dell’impresa a risorse ed a professionalità che la sappiano dirigere dall’interno». 

L’introduzione di uno specialista di internazionalizzazione nella governance di un’azienda è quindi una scelta strategica imprescindibile: «apporta valore e pone le proprie capacità al servizio dell’impresa, in particolare le proprie competenze sui processi, le risorse, le competenze e la conoscenza dei mercati esteri e delle loro logiche, necessarie non solo per migliorare la performance ma anche per cogliere nuove opportunità commerciali». Questo approccio sviluppa anche un nuovo asset per l’azienda, «che cresce dal suo interno e diventa un’impresa capace di aprire ulteriori nuovi mercati». Ciò migliora indiscutibilmente anche la collaborazione con il resto degli attori coinvolti nei processi di internazionalizzazione, come ad esempio i consulenti esterni, «chi come me si occupa da anni di questi processi trova grande giovamento nell’interagire con un cda in grado di governare questo cambiamento: chiarezza strategica, decisioni efficienti,  rapidità d’azione e più veloce raggiungimento degli obiettivi di sviluppo».

Il consiglio di amministrazione con la governance dell’internazionalizzazione può essere vero e proprio un motore propulsivo, « gli amministratori indipendenti infatti, possono agire, anche con la loro autorevolezza e la propria reputazione, da “ponte” tra l’impresa e l’ambiente esterno, mettendo in gioco le proprie relazioni per facilitare l’accesso alle risorse necessarie all’internazionalizzazione. All’estero siamo visti come uno dei migliori paesi al mondo su tanti fronti e su tanti settori: dalla tecnologia, alla manifattura, alla manodopera», conclude Carlo Russo. «Allora rivedere la governance della azienda, rivedere i meccanismi di nomina e formazione del consiglio di amministrazione, rivedere la composizione in termini di competenze multifunzionali e complesse, dalla produzione, alla finanza, alla innovazione per finire alla internazionalizzazione, rivedere le politiche di produzione di marketing e commerciali in italia e all’estero, avvalendosi in cda anche di amministratori indipendenti, esperti di internazionalizzazione. Sono questi i fattori di successo dell’azienda di oggi e di domani».

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