online marketing

Dal click al business
c’è di mezzo un “imbuto”

Non basta avere un sito internet: per approcciare il mercato in maniera efficace serve ricorrere a funnel, lead generation e landing page. Ecco i segreti del marketing online spiegati dagli specialisti di GetResponse

Marco Scotti
Dal click al businessc’è di mezzo un “imbuto”

Se funnel, lead generation, webinars e landing page sono termini che per voi non hanno alcun segreto, allora potete anche smettere di leggere. Ma se, come nella maggior parte dei casi succede, queste parole generano sui vostri volti un punto interrogativo di dimensioni variabili, vale la pena di prendersi qualche minuto per entrare in confidenza con questi lemmi che – anche a causa del lockdown – sono diventati imprescindibili per una fetta crescente di attività. 

Come tramutare le persone che entrano sulla pagina di un’azienda o di un esercizio commerciale in potenziali clienti e, perché no, riuscire a vendere loro beni o servizi? È la “domanda delle 100 pistole” nell’ambito del marketing, ma c’è chi può aiutare in modo significativo a migliorare questo processo, garantendo risultati interessanti a prezzi competitivi. Un sogno? Non esattamente. È il caso di GetResponse, piattaforma di online marketing all-in-one scelta da oltre 350mila aziende in 183 paesi. Disponibile in 36 lingue e con oltre 300 esperti dedicati che lavorano in Polonia, Usa, Canada, Malesia e Russia, e attiva sul mercato da 20 anni. 

Che cosa fa l’azienda? Offre una suite di soluzioni, realizzate su misura per le piccole e grandi imprese. Gli strumenti sono pensati per le aziende che desiderano implementare campagne efficaci e ad alto impatto per ottimizzare il ritorno dell’investimento marketing. La piattaforma aiuta gli imprenditori a creare liste di contatti mirate, inviare newsletter incisive e mettere a punto campagne di follow-up. Offre marketing automation, webinar, email ottimizzate per i dispositivi mobili, template di email pronti all’uso, generatore di landing page e strumenti di analisi delle statistiche. E se la domanda è “chissà quanto costa” la risposta è per certi versi inaspettata: meno di quanto si creda, visto che si parte da circa 15 dollari al mese. «GetResponse – ci spiega Aleksandra Korczynska, Direttore Marketing dell’azienda – è un software as a service che si rivolge alle pmi con una serie di strumenti specifici che vanno dal marketing automation ai webinar fino agli ads per Facebook. Abbiamo un’offerta unica e grazie a prezzi particolarmente competitivi possiamo consentire perfino a una micro azienda di beneficiare dei nostri servizi. Inoltre, essendo disponibili in 36 lingue diverse siamo estremamente versatili e in grado di rivolgerci a tutti i principali mercati».

Getresponse è una piattaforma di online marketing scelta da oltre 350mila aziende in 183 paesi, disponibile in 36 lingue

Ma come funziona GetResponse? Obiettivo finale è costruire un “funnel”, ovvero un imbuto che porti gli utenti che entrano in contatto con l’azienda a diventare dei clienti, profilandoli e “convincendoli” della necessità di portare a termine l’acquisto. Il primo passo è la creazione di una landing page, una pagina di atterraggio su cui gli utenti arrivano dopo aver cliccato su un contenuto editoriale o su una pubblicità. A seguire ci sono molte altre azioni che si possono compiere per fidelizzare. «Si può pensare di sviluppare promozioni ad hoc – racconta Korczynska – per chi lascia la propria mail o si iscrive alla newsletter. Un processo che GetResponse può automatizzare, così come generare leads (cioè seguito di utenti che sono interessati a saperne di più, ndr), ottimizzare i contenuti in ottica Seo, vendere prodotti. E, visto che ora sono molto in voga, possiamo anche realizzare l’infrastruttura per i webinar invitando tutti quelli che potrebbero essere interessati». 

Un capitolo a parte merita la creazione di un vero e proprio negozio virtuale, che deve essere non soltanto una vetrina, ma anche dare la possibilità di effettuare i pagamenti in sicurezza. GetResponse permette sia di creare ex novo questa piattaforma, sia di integrarsi con una soluzione già esistente in modo da ottimizzarla.

Il Coronavirus ha accresciuto l’esigenza di “acchiappare” e trattenere nuovi clienti, sia perché durante il lockdown la compravendita di beni e servizi avveniva quasi solo online, sia perché la pandemia da Covid ha cambiato, forse per sempre, le abitudini di acquisto e le modalità di interazione con i brand. La migrazione in internet, la possibilità di essere trovati facilmente, l’interazione con un consumatore più alfabetizzato dal punto di vista dalla rete diventano quindi strumenti imprescindibili al pari di un registratore di cassa. Ed è per questo che soggetti come GetResponse sono diventati ancora più importanti: per rendere le imprese connesse e per far evolvere il business online. Non solo: lo smart working obbligato ha svelato anche delle nuove opportunità che prima non erano visibili e ha reso alcune modalità di svolgimento del lavoro decisamente più efficienti. «Stiamo ancora lavorando da remoto – prosegue la direttrice marketing di GetResponse – e lo stiamo facendo in modo decisamente più efficace. Per questo abbiamo intenzione di diventare un’azienda “agile”».

La prima sfida che ci si trova ad affrontare quando si deve digitalizzare il proprio business è una questione culturale: offline e online non sono proprio la stessa cosa, sia dal punto di vista dei meccanismi di vendita, sia per quanto concerne le modalità di interazione con i clienti. «Per quanto concerne i nostri clienti – spiega Korczynska – c’è moltissimo lavoro da fare. Innanzitutto bisogna spiegare loro come passare da offline a online, come cambiare il modo di mandare email, come automatizzare le campagne e via dicendo. È un’enorme opportunità che va colta. Le persone restano a casa a guardare internet, dove cercano oggetti o beni da acquistare. Siamo al tempo stesso un team di marketing e una software house in cui lavorano oltre 300 persone in tutto il mondo».

A livello globale, GetResponse ha oltre 350mila clienti e l’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) vale da sola circa il 15% del complessivo. L’Italia è uno dei mercati più importanti, con un incremento incredibile di transazioni e ricerche online dovute all’isolamento forzato causa Covid. Durante l’emergenza, infatti, gli italiani hanno imparato a comprare in rete, tanto che, secondo il consorzio Netcomm, c’è un saldo positivo di oltre 700mila nuovi utenti strutturali che hanno fatto acquisti su internet e che, prima della pandemia, non ne avevano mai fatti. «Abbiamo cambiato le nostre abitudini – chiosa Korczynska – passando più tempo online, unendoci a video-conferenze e webinar. Pensiamo anche al real estate e a come cambierà la concezione degli uffici: di che cosa ci sarà bisogno in futuro? Sono tutte domande a cui bisogna trovare rapidamente una risposta. Molte aziende hanno deciso di assumere un’anima “ibrida” in via definitiva, unendo online e offline sia per rivolgersi alla clientela, sia per svolgere il lavoro. Il Covid ha avuto un enorme impatto su come lavoriamo e questo “new normal” sarà permanente. Moltissimi business l’hanno già capito ma è bene ripeterlo: l’80% delle vendite, in futuro, avverrà per mezzo dell’online. Per quanto ci riguarda, vogliamo ancora migliorare per quanto riguarda le notifiche “push”. Inoltre, stiamo collaborando con Google e Facebook per essere ancora più efficaci anche per quanto concerne gli ads, in modo che chiunque, e non solo gli “addetti ai lavori”, possano sfruttare questa ulteriore opportunità». 

La prima sfida che ci si trova ad affrontare quando si deve digitalizzare il proprio business è di carattere culturale

Infine, uno sguardo ai clienti: che sono di varia provenienza, natura, dimensione e cultura. Ma che hanno un comune denominatore, ovvero la necessità di innovarsi e di modificare il proprio modello di business dopo la tempesta perfetta originata dal Covid. «Saranno tempi difficili – conclude Korczynska – i clienti rimangono con noi perché sanno che siamo in grado di educarli a essere online nella maniera più corretta. Noi siamo qui per aiutarli, oggi produrre software non è più sufficiente, serve cultura. Per questo vogliamo proporre i cosiddetti “bundle product”, ovvero delle soluzioni in cui uniamo le forze con altri player digitali. Ad esempio, siamo in partnership con il sistema di pagamento Revolut, che ci permette di offrire ai nostri clienti pacchetti completi, che vanno dalla realizzazione della piattaforma all’implementazione dei meccanismi di e-payment. In una parola, vogliamo costruire un ecosistema, sempre a un prezzo competitivo». 

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