WORKSHOP FORMAZIONE

Il lavoro continua
grazie ai webinar

Già nella prima settimana di coprifuoco antivirus Cifa Italia e Confsal hanno promosso un ciclo di incontri formativi online completamente gratuiti per gestire le riorganizzazioni aziendali nelle situazioni di crisi

Angelo Curiosi
Il lavoro continua grazie ai webinar

Andrea Cafà

Un passo avanti epocale, senza dubbio, questo smart-working diffuso su vasta scala: da capire bene, però, e maneggiare con cura. Per questo la Cifa Italia, associazione confederale di imprese, e il sindacato Confsal hanno promosso – iniziando venerdì 13, nella prima settimana di coprifuoco antivirus - l’iniziativa #illavorocontinua, un ciclo di webinar informativi sui temi più attuali del lavoro, utili per gestire le riorganizzazioni aziendali nelle situazioni di crisi.

«A noi tutti italiani resilienti, imprenditori e lavoratori – spiega Andrea Cafà, presidente di Cifa – abbiamo voluto offrire gratuitamente quest’opportunità di formazione sulle innovazioni accelerate che la congiuntura ci sta portando. E abbiamo ritenuto di abbinare questa nostra iniziativa a una raccolta fondi a favore dell’Istituto Spallanzani per testimoniare tutta la nostra riconoscenza verso chi sta aiutando i malati a superare la crisi». 

E il primo webinar – un grande successo, con circa 3500 collegati – non poteva che essere dedicato allo smart-working, col titolo: “Covid-19: Smart Working, sospensione delle attività e ammortizzatori sociali”.

Si inizia con lo smart working 

Il primo webinar gratuito ha visto la partecipazione di circa 3.500 tra imprenditori e lavoratori collegati per scoprire lo “smart working semplificato”

Tre i relatori tecnici che, dopo i saluti introduttivi di Cafà, sono stati moderati da Salvatore Vigorini, presidente del Centro studi InContra: Roberto Camera, ideatore e curatore del sito dottrinalavoro, dalla prospettiva del datore di lavoro; Massimo Braghin, consulente del lavoro («anche noi siamo una categoria in trincea, di questi tempi, subissati da domande su come si applicano le nuove norme»); e Paolo Stern, presidente di NexumStP Spa. 

Si sono prese le mosse dal Decreto del presidente del Consiglio emanato l’8 marzo 2020 sullo “smart-working semplificato”, che estende le agevolazioni a tutto il territorio nazionale, ai lavoratori subordinati, a tutto il 31 luglio 2020, nel rispetto dei principi dettati dalle legge 81 del 2017, può essere applicato dalle aziende unilateralmente, cioè anche in assenza di un accordo con il lavoratore, e inviandogli una lettera e l’informativa sulla sicurezza. Per essere in regola col decreto, l’azienda che utilizza lo smart working deve poi andare sul sito cliclavoro.gov.it e utilizzare la procedura massiva prevista, che consiste nel caricarvi un file excel con i dati dei lavoratori e le relative date di inizio e fine periodo “smart”.

Tra le “istruzioni per l’uso” dello smart working dal punto di vista dei lavoratori, importanti alcune essenziali avvertenze: si può lavorare dovunque si ritenga opportuno – in casa e fuori casa – ma facendo attenzione alla privacy propria e dell’azienda, soprattutto per i collegamenti live con la webcam accesa. Le disposizioni di sicurezza sul lavoro, in tempi di epidemia, vanno ovviamente osservate anche da chi fa smart-working, per non vanificare lo spirito stesso dell’iniziativa. E per chi utilizza personal computer aziendali, si raccomanda una precauzione particolare, perché in rete girano altri tipi di virus diversamente pericolosi da cui guardarsi e che possono più facilmente infiltrarsi se l’impiego del computer esula dalle finalità strettamente aziendali per le quali è predisposto.

Nella stessa logica un’altra raccomandazione ai lavoratori coinvolti: lo smart-working raccomandato dal governo è finalizzato a permettere a chi lo svolge il massimo distanziamento sociale possibile, ai fini del contenimento del contagio. Se però chi sta in casa a lavorare “smart” non evita poi di uscire per ragioni diverse da quelle “necessarie” elencate dalle autorità, non solo commette una violazione alle norme, ma soprattutto un gesto incoerente con lo spirito delle norme stesse e con le finalità sociali categoriche alle quali esse sono state ispirate.

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