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Un piano per riscrivere
l'economia del territorio

Dalla cultura sociale d'impresa di Adriano Olivetti alle nuove sfide occupazionali nell'era digitale: l'area di Ivrea e del Canavese si ripropone, col progetto Ico Valley della senatrice Tiraboschi, come modello di sviluppo imprenditoriale. Il ruolo di Sharing Economy

Matteo Musso
Un piano per riscriverel'economia del territorio

Riunire le eccellenze di ogni territorio, condividere esperienze, problematiche e soluzioni, con l’obiettivo di far emergere le buone idee su cui dovrà poggiarsi l’Italia che verrà. “Sharing Economy”, tre anni di eventi in 30 città italiane (vedi box nelle pagine seguenti) parte da Ivrea il 23 gennaio e probabilmente non c’era sede più idonea per il kick off. Ovvero proprio dove prese forma il sogno di Adriano Olivetti (figlio del fondatore Camillo) di una grande fabbrica a misura d’uomo e di un territorio che fosse la naturale estensione dell’azienda. Olivetti non ha mai ragionato in termini di dipendenti, ma di comunità. Un’utopia che prese forma e sostanza con l'espansione del business mondiale della Olivetti negli anni '50. Oggi da qui, dalla Città Industriale eporediese diventata patrimonio dell’Unesco, ha preso vita e forma il progetto Ico Valley (Ivrea, Canavese, Olivetti), ideato dalla senatrice Virginia Tiraboschi. 

Il progetto Ico Valley ospiterà un'accademia nazionale del digitale per formare i protagonisti della  5° rivoluzione industriale 

L’ambiziosa visione è quella di realizzare a Ivrea il centro dell’innovazione digitale del nostro paese. Negli edifici realizzati da Olivetti troverebbero spazio un’accademia nazionale del digitale per formare i protagonisti della quinta rivoluzione industriale, un hub tecnologico delle migliori start up italiane per superare lo storico mismatch tra mondo della scuola e del lavoro, un luogo fisico di condivisione e sperimentazione delle attività degli artigiani digitali, una sorta di Amazon tricolore del Made in Italy, con tanto di piattaforma digitale e distribuzione logistica, nonché una fiera permanente per promuovere i nostri prodotti. 

Ico valley è un progetto pensato per dare una risposta concreta alle future generazioni non solo del territorio ma di tutta Italia

Solo a leggerlo è un progetto che mette i brividi: l’Italia è in grado di portarlo avanti con la rapidità che richiede questo settore? Per Virginia Tiraboschi non si tratta di scegliere: questo è un passo obbligato per il futuro del nostro paese. «L’Italia ha la fortuna di poter cavalcare l’evoluzione digitale e tecnologica. Abbiamo perso diversi treni in questi anni, ma su questo facciamo ancora in tempo a salirci. Nel resto del mondo lo stanno facendo da 15 anni, ma noi possediamo tutte le condizioni per poterlo fare. Abbiamo un know-how diffuso che sta faticando ma che possiamo non disperdere. Insomma, meglio tardi che mai. Uno dei gravi problemi dell’Italia è che il Pil non cresce più. Con questo progetto possiamo dare un contributo importante anche in questo senso».

Da quali considerazioni è partita per tracciare le linee guida della ICO Valley?

Per prima cosa è un progetto pensato per dare una risposta concreta alle future generazioni. Non è solo di Ivrea e della comunità del Canavese ma dell'Italia intera e dico con coraggio dovrebbe diventare un progetto internazionale. Va fatto un piano industriale affinché si investa sul digitale e sulla valorizzazione dei dati, che sono il petrolio del 21° secolo. Tutto questo può generare ricchezza ma per farlo bisogna metterlo a sistema.

Perché Olivetti e perché quest’area?

Il brand Olivetti è uno dei dieci marchi di aziende italiane più noti al mondo e questi stabilimenti industriali (primo sito industriale tra i 54 presenti in Italia a diventare patrimonio dell’Unesco) hanno fatto un pezzo di storia del nostro paese grazie al coraggio e io dico anche alla concretezza di Olivetti. Ritengo che sia un’area che ha caratteristiche sociali e ambientali sufficientemente omogenee per poter condividere un modello aperto. E non dimentichiamo la visione che ha portato avanti Olivetti con il suo Movimento Comunità, tema molto attuale. Oggi l'impresa deve essere etica e cioè avere al suo interno anche degli elementi che mirino non solo al profitto ma anche al benessere dei dipendenti e alla loro realizzazione. Il suo pensiero torna ad essere centrale anche nel modo di concepire il rapporto tra azienda, dipendenti e la comunità del territorio dove ha sede l’azienda stessa.

L’obiettivo è essere pronti per…

Per la quinta rivoluzione industriale, quella che va oltre internet e che vede centrale l’intelligenza artificiale e meglio ancora il dato che viene prodotto. E che nel caso dell’Italia noi vogliamo applicare al settore del made in Italy per valorizzare quelle numerose PMI che contribuiscono in maniera importante al PIL del nostro paese e che oggi grazie alle tecnologie digitali riescono con un click ad andare dall’altra parte del mondo. Con questo progetto potremmo aumentare il loro potenziale di esportazione e di conseguenza contribuire in modo significativo alla ricchezza del nostro paese.

Per fare questo salto servono competenze sempre nuove. 

Per questo all’interno della ICO Valley sorgerà quella che io ho chiamato l'Accademia nazionale del digitale e ho riscontrato pareri molto favorevoli al riguardo a cominciare dal Magnifico Rettore del Politecnico Guido Saracco che ho da subito coinvolto nel progetto. Proporremo un percorso di formazione specialistico sul digitale, un vero e proprio corso di laurea per formare il ceo del 21° secolo, che dovrà essere in grado di gestire in qualsiasi organizzazione aziendale il principale problema, che è e sarà la crescita. E dovrà avere il supporto di figure nuove che oggi ancora non vediamo, come dieci anni fa non immaginavamo il social media manager o il data analyst. Un dato? Nei prossimi 15 anni entreranno nel mercato del lavoro 45 nuove figure professionali.

E poi c’è la piattaforma logistica.

Disponiamo di una capacità artigianale unica che ci viene riconosciuta nel mondo: noi siamo quelli che fanno le cose belle e bene. Le Pmirappresentano la spina dorsale dell’Italia e hanno fatto grande il nostro paese, portando il brand made in Italy in tutto il mondo. Perché allora non promuovere direttamente i nostri prodotti? Raccoglieremo il meglio dell’industria creativa italiana. L’e-commerce è un settore che cresce a due cifre anche in Italia, dove i numeri sono comunque più bassi rispetto al resto del mondo. Lasciare tutto questo mercato in mano esclusivamente ad Amazon credo sia sbagliato, e il medesimo ragionamento vale per le piattaforme che distribuiscono le camere di albergo.

Di quali numeri parliamo?

Un potenziale di 500mila prodotti con cui l’Italia si posiziona al 1°, 2° e 3° posto a livello mondiale. Ricordo che “Made in Italy” è il terzo marchio più conosciuto al mondo dopo Coca Cola e Visa. Le nostre Pmi potrebbero intercettare quei 400-450 milioni di consumatori che stanno dall'altra parte del mondo, soprattutto in quello asiatico, e che hanno una capacità di spesa piuttosto alta.

Primi feedback?

Il progetto ha riscosso molta attenzione e anche all’interno della decima commissione in Senato ho trovato grande disponibilità a attenzione. E questo è un bene perché si va oltre l’appartenenza politica.

A questo punto, raccolti i consensi, quali saranno i prossimi passi del progetto? 

A breve gli investitori verranno invitati a sedersi attorno ad un tavolo (a cominciare da Tim, che detiene i diritti del marchio Olivetti) con l’obiettivo di programmare la partenza di tutta la parte legata alla formazione affinché funga da traino per completare il resto del progetto. Ma ritengo indispensabile un sostegno anche da parte del Governo.

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