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Lo scenario è cambiato?
È la scoperta dell'acqua calda

È il primo browser, nel lontano 1994, ad aver rivoluzionato il modello di impresa. Peccato che ce ne stiamo accorgendo solo ora. Intervista ad Alfonso Fuggetta, ceo del Cefriel del Politecnico di Milano

Marco Scotti
Lo scenario è cambiato? È la scoperta dell'acqua calda

«Continuiamo a parlare di incertezza, ma lei lo sa a quando risale il modello Vuca (Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity) che usiamo per definire la complessità degli ambienti di lavoro in cui ci troviamo a operare ai nostri giorni? Al 1987! Forse la verità è che stiamo reagendo male, stiamo riscoprendo l’acqua calda, siamo arrivati clamorosamente in ritardo considerando novità accadimenti che non lo erano affatto». Alfonso Fuggetta, ceo e direttore scientifico del Cefriel, il centro di innovazione digitale del Politecnico di Milano, prova a giocare il ruolo di pompiere in un momento in cui “le macchine” hanno aumentato la percezione di instabilità degli italiani. Il timore, neanche troppo velato, è che possano soppiantare la maggior parte dei lavoratori.

Professore, siamo a rischio sostituzione?

Secondo me l’approccio è sbagliato. È vero, ci sono posti di lavoro che potrebbero sparire. C’è chi dice che siano molti, c’è chi sostiene che saranno pochi. Non è questo il punto: è che si tratta di impieghi a bassissimo valore aggiunto. E mi è oscuro il motivo per cui non siano spariti prima. Perché dover raccogliere all’alba i pomodori quando ci sono macchine che possono farlo in modo più veloce e più preciso di noi? Negli impianti industriali, e glielo dico da figlio di un operaio di sabbiera, ci sono condizioni di lavoro insalubri. Nelle catene di montaggio il lavoro è ripetitivo, ma anche nelle filiali delle banche.

Quindi, la risposta è sì, siamo a rischio…

Certo che lo siamo, ma non vedo un grande problema se si riuscirà a non perdere di vista la transizione, che non si gestisce difendendo i lavori vecchi, ma aiutando lavoratori a reindirizzarsi. È un problema di politica industriale.

E' vero, con l'avvento dei robot ci sono posti di lavoro che spariranno, ma si tratta di impieghi a bassissimo valore aggiunto

Però non si può neanche pensare di “convincere” un dipendente a reinventarsi, specie se non più giovanissimo…

No, certo. E infatti qui entra in gioco un’altra “gamba” della discussione. Una precondizione è che si crei un tessuto industriale più robusto. Se abbiamo soltanto aziende microscopiche, ogni discorso si fa più complicato. Se invece si riesce a incentivare meccanismi di aggregazione, il volume maggiore consente di sostenere gli investimenti necessari a reinventarsi. Serve un lavoro di concerto di tutti per capire quali siano gli strumenti che possano aiutare le imprese. Non si può soltanto avviare crisi aziendali.

E gli imprenditori come dovrebbero comportarsi?

Per loro la tecnologia è da una parte un rischio e dall’altra un’opportunità. Se i titolari l’hanno impiegata come valore aggiunto, hanno sicuramente ottenuto dei benefici.

Ma la tecnologia è una commodity?

Ma nemmeno per idea! E considerarla tale è una iattura, perché vuol dire banalizzare il concetto. Certo che un pc o una linea internet lo sono, ma le competenze tecnologiche sono un asset fondamentale. Sminuirle, invece, si traduce in una pressione sui salari e sulle carriere dei giovani.

Ecco, i giovani: che cosa si può fare per rendere il loro futuro meno incerto?

Prima di tutto bisogna convincerli a studiare le cose giuste. Non significa che d’ora in poi potremo fare a meno delle discipline umanistiche, ma che possiamo ribilanciare l’iscrizione agli atenei “classici” con quelli delle discipline Stem. Senza dimenticare gli Its, gli Istituti tecnici superiori che garantiscono un’alta specializzazione.

Sono i robot che hanno cambiato lo scenario e accresciuto il senso di inadeguatezza?

A mio parere decisamente no. Penso che sia stato il pc (nel 1982). O, meglio ancora, il primo browser messo in circolazione nel 1994, Mosaic, che ha dato il via a un mondo interconnesso. Quello che stiamo facendo è un po’ miope: ci stiamo accorgendo solo ora, con tutti gli allarmi del caso, che lo scenario è cambiato. Ma siamo tanto in ritardo.

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