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«In azienda diamo ascolto
ad irrequieti e sognatori»

Redazione Web
«In azienda diamo ascoltoad irrequieti e sognatori»

«La prima cosa da dire è che il tradizionale modello Vuca, che certifica volatilità, incertezza, complessità e ambiguità, deve essere mandato in soffitta. Al suo posto oggi c’è il Rica, ovvero un modello Redistribuito, Ibrido, Coordinato, Aumentato». Ivan Ortenzi, chief innovation evangelist della società di consulenza Bip, non sembra particolarmente allarmato dall’incertezza. Piuttosto, da consulente con una fortissima vocazione innovativa, preme per rivedere i modelli di business che sono ormai obsoleti.

Ortenzi, che cosa ci può dire dell’attuale mondo in cui viviamo?

Che viviamo in un periodo di incertezze perché stanno cambiando le regole, stiamo passando da un concetto di trasformazione a uno di metamorfosi che ci impone di ridefinire le catene del valore. Un tempo eravamo preoccupati per il passato, nel senso che non sapevamo quando si sarebbero verificate le medesime condizioni di prima. Oggi è il futuro a essere complesso anche solo da immaginare perché non reggono più i vecchi modelli previsionali.

E qui entra in gioco il suo Rica: di che cosa si tratta?

Significa, al di là delle sigle, che cambia tutto, profondamente. Non ci sono più solo persone da gestire, ma algoritmi e robot da coordinare con gli esseri umani. E ci sono nuove possibilità che prima non immaginavamo neanche.

Ad esempio?

Uber Eats sta facendo qualcosa di molto interessante con i ristoranti: suggerisce loro quali pietanze proporre in base alle ricerche fatte nella zona in cui si trovano. Fai sushi ma dalle tue parti è molto richiesto anche il pokè? Fallo! Così ci poniamo nella condizione di capire quali saranno le nuove regole. La digital transformation è una condizione necessaria ma non più sufficiente. 

Lei ha parlato spesso di irrequieti come antidoto al declino delle aziende...

L’irrequieto è in grado di mettere in discussione le vecchie regole e, al contempo, di crearne di nuove per il suo comfort. Fino ad ora ci siamo attenuti a delle norme perché autorevoli. Ma oggi non è più percepito il vantaggio di uno status quo ed ecco che entrano in scena gli irrequieti. Non bisogna pensare a dei destabilizzatori, ma anzi, in ultima analisi, minano l’incertezza dell’azienda e la aiutano a creare nuovi modelli di business. Anche perché mentre le aziende più grandi hanno avviato una trasformazione completa, i piccoli arrancano e hanno bisogno di una svolta. 

Un’altra parola che ricorre spesso nei suoi scritti è “sognare”. Si riesce ancora a farlo?

Abbiamo perso questa capacità e le aziende sostituiscono questa parola con “purpose”, proposito. Oggi anche quando si fa selezione del personale non gli si prefigura più uno scenario onirico, ma gli si racconta l’obiettivo che si vuole raggiungere, unendo il sogno alle competenze e agli asset aziendali. Si tratta di una modalità più “concreta” di prefigurare il futuro, in un momento in cui l’incertezza ha minato qualsiasi certezza.  

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