SOSTENIBILITà

Alla fiera dei buoni propositi
non ci sono pasti gratis

Secondo Ferruccio De Bortoli il rispetto dei fattori Esg è qualificante per le aziende, ma rischia di fare la fine dei codici etici. E la transizione all'economia circolare è virtuosa ma ha un alto costo sociale

Sergio Luciano
Alla fiera dei buoni propositinon ci sono pasti gratis

«Negli ultimi mesi c’è stato un marcato cambio di prospettiva nelle discussioni su quella che è la finalità di un’impresa» – dice Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera e già direttore dello stesso quotidiano e del Sole 24 Ore - Dal messaggio del capo di Blackstone Larry Fink al libro di  Colin Mayer  (Prosperity: Better Business Makes the Greater Good). Mayer si chiede: «A cosa serve la legge se non a creare più giustizia? E a cosa la medicina, se non a creare più salute. E a cosa serve il business? A creare cosa? È diventato veicolo di disuguaglianza, e viene percepito esterno alla vita della società e dei territori…». 

Di qui la tensione verso una finalità sociale delle imprese?

Be’, se si pensa che tra le prime 100 economie mondiali, 51 non sono Stati, ma grandi corporation si spalanca un dibattito enorme sul tema. Pensiamo ancora alla dichiarazione della Business Roundtable, o dei big della moda al vertice di Biarritz…I fattori Esg nella gestione aziendale (enviromental, social and governance, ndr) sono diventati qualificanti per l’immagine e la reputazione delle aziende. Ed anche nei comportamenti pratici. Ma questo pone nuovi interrogativi e problemi. Pensiamo ai fondi pensione: accetteranno remunerazioni inferiori dei propri investimenti pur di evitare asset come armi, tabacco, industrie inquinanti?

Ma in questo contesto quanto si rischia che le imprese predicono bene e razzolino male?

In molti casi si ha la sensazione di essere alla fiera dei buoni propositi, ma poi si scopre che i fatti sono diversi. Invece gli impegni che si prendono sul fronte dei valori Esg devono essere irreversibili. E quindi occorre stare attenti a non prenderne troppi. Se li si adotta e poi non li si rispetta, si paga un danno reputazionale forte. Spero che i fattori Esg non facciano la fine dei codici etici…

Tra le prime cento economie mondiali, addirittura 51, più della metà, non sono stati sovrani, ma grandi corporation

In tutto questo sembra funzionare meglio l’economia circolare. Cioè sostenibilità, ma anche business.

Sì, ma dobbiamo dire chiaramente che anche l’economia circolare presuppone una transizione, che ha un suo costo. Se adottassimo per esempio una legge contro il consumo di suolo, rilanceremmo le ristrutturazioni, ma non l’edilizia delle nuove costruzioni. E sarebbe giusto risparmiare il suolo in Lombardia quanto in Basilicata? Forse no. Sarebbe una scelta sostenibile dal punto di vista degli investimenti? Penso che farebbe una certa fatica ad affermarsi. Da un lato si aiuta la trasformazione dell’economia in chiave sostenibile e si aiutano i soggetti capaci di farla propria, dall’altra si frena un certo tipo di sviluppi economici. Pensiamo ai sussidi ambientalmente dannosi, valgono 19 miliardi all’anno. Toglierli può colpire le fasce più deboli, penso ai carburanti per la nautica da pesca. Ripensiamo a come è partita la rivolta dei gilet gialli: da un provvedimento condiviso da tutte le associazioni di categoria che pevedeva più tasse per i carburanti fossili…Non  commettiamo l’errore di pensare che la transizione sia un costo sostenible per tutti. Sul piano ambientgale come su quello sociale. Se si costringesse un allevamento artigianale sardo ad applicare il salario minimo ai suoi tre o quattro lavoranti, probabilmente salterebbe.

Però ci sono settori industriali che hanno fatto propria con successo la circolarità…

Indubbiamente, abbiamo in Italia dei veri primati sul legno, sulla plastica, sul vetro. Ma non sottovalutiamo i costi da pagare, non è così semplice realizzare economia circolare: non abbiamo ancora un adeguato mercato del riuso, e a volte gli operatori sono costretti ad esportare o svendere. Insomma: la sostenibilità non è un pasto gratis, va abbracciata ma consapevoli che è un passo dal quale non si torna indietro, costi quel che costi.

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