SOSTENIBILITà

Andrea Illy:
«Disegniamo un futuro sostenibile»

Dalle quinte del Next Design Perspectives, che ha radunato a Milano designer, imprenditori, ricercatori e opinion leader di tutto il mondo, il fondatore e presidente di Fondazione Altagamma racconta come sarà il dopodomani

Marina Marinetti

«Il miglior modo per predire il futuro è crearlo», diceva abramo lincoln.così, l'Orizzonte temporale non dev'essere il domani, ma il dopodomani. Andrea Illy, guarda avanti. Molto avanti. E non lo fa da solo, ma con i 23 partner (tra cui Accenture, Borsa Italiana, Rinascente, Sda Bocconi, Pirelli, Yoox) e i 110 soci della Fondazione Altagamma, che ha fondato nel 1992 e tutt’oggi presiede, che riunisce le eccellenze italiane di moda, design, ospitalità, alimentare, nautica, gioielleria (tra cui Gucci, Artemide, Villa d’Este, Baglietto, Lamborghini, Bvlgari, ultimi annunciati Campari e Prada). «Ci interessa capire cosa dovremo fare per il dopodomani, per intercettare i cambiamenti dirompenti della nostra società». Così Next Design Perspectives, l’evento che il 29 ottobre ha riunito al Gucci Hub di Milano designer, imprenditori, ricercatori e opinion leader di tutto il mondo, ha messo a confronto i “costruttori di futuro” su mobilità, consumo del fashion, nuovi luoghi e modalità di lavoro, ma anche di ospitalità e nutrizione. Perché guida autonoma, sostenibilità climatica, nuovi modelli di business, Internet of things, food delivery, sharing mentality stanno cambiando la nostra società.

Perché Milano?

Perché è un luogo di scambio per tutto il Paese, il posto dove tutto arriva e da dove tutto parte. Se vogliamo, è da Milano che parte l’industria creativa. Ed è il luogo per eccellenza di affaccio sull’estero, con le fiere, le settimane della moda, il salone del mobile, tutto l’incredibile calendario di eventi diffusi che permea la città per tutto l’anno.

Solo questo?

No: quello che ci interessava di più, che ha dato luogo a Next, è il come funziona la creatività.

E come funziona?

Grazie a una sorta di humus, al contesto sociale e culturale delle persone che lavorano, si incontrano, alle università, alle boutique, agli stranieri che vengono in visita. Questo interscambio di culture, di saperi e di talenti è quello che poi dà luogo alla creatività e si traduce poi in prodotto vincente in tutti i mercati internazionali. Per questo abbiamo livelli di esportazione superiori al 50%.

Ma il rischio del sorpasso è dietro l’angolo: basti guardare alla Cina.

Dal 2012 a oggi il mercato è cambiato: alcuni paesi che prima potevano venire visti come le fabbriche, con una funzione meramente manifatturiera, oggi sono veri e propri competitor. Se parliamo, ad esempio, della Cina, non foss’altro che dimensionalmente, non possiamo più parlare di sola manifattura: sviluppa tecnologia, registra brevetti. Alla fine la logica è sempre quella della produttività: se applicata al manufatturiero darà vantaggi competitivi sul fronte della produzione, ma se se applicata alla ricerca e sviluppo significa avere più ore/uomo dedicate e più capacità progettuale che cresce.

Insomma, è meglio rimboccarsi le maniche, prima che sia troppo tardi.

Non si deve mai pensare che il vantaggio competitivo sia eterno. E quindi con Altagamma abbiamo deciso di andare a rafforzare quello di cui parlavamo prima: questo humus culturale e territoriale. Per il 25mo anniversario della Fondazione avevamo già realizzato un libro importante, di ascolto - Altagamma strategie per l’Italia d’eccellenza, ndr - raccogliendo 70 contributi esterni, per capire come ci vede il mondo.

E come ci vedono?

Come l’eccellenza, sia dal punto di vista dei prodotti che dei servizi. Il premio Nobel per l’economia Michael Spence, che tra l’altro vive a Milano, ha scritto del modello industriale italiano, unico al mondo.

In che senso?

Quello degli ecosistemi è un elemento di unicità che peraltro incontra un momento molto favorevole, perché il vantaggio competitivo si sta spostando sempre più dalle nazioni alle città. Milano in questo è una sorta di isola felice: assomiglia più a una città tedesca, anche dal punto di vista dei suoi indicatori.

L’avamposto del futuro.

Dobbiamo andare a nutrire le radici culturali che ci rendono unici nel mondo e dinamizzare gli ecosistemi, creando occasioni di incontro tra domanda e offerta. È nato così Next Design Perspective, un’idea con orizzonte temporale lungo: non ci interessa presentare il già fatto o vedere il domani.  Ci interessa il dopodomani, con un orizzonte territoriale traversale, che ricomprenda tutti i settori.

Si parla di design.

Non solo: ancorché la parola “design” possa condurre in errore, “design” va considerato come verbo. 

In inglese design significa intenzione, proposito, piano, intento, scopo.

Per noi significa processare la funzione e la forma dell’oggetto trasversalmente a qualunque settore: moda, automotive, design, alimentare, gioielleria, bellezza, vantaggio. L’Italia, oltre a essere co-leader con i cugini francesi nel personal luxury good è il Paese con il più alto numero di settori merceologici al mondo. Ci manca solo l’electronic consumer good. 

Com’è il futuro, visto dal presente?

Oggi siamo in un mondo che è sistematicamente insostenibile sotto diversi profili. Quello economico, perché si cresce solo con grosse iniezioni di liquidità e di debito; quello ambientale, per via del cambiamento climatico devastante, che tra poco diventerà irreversibile e autoalimentato; quello sociale, a causa della crescita demografica esponenziale dal secolo scorso. Dobbiamo trovare nuovi equilibri. 

Ci riusciremo?

Siamo consapevoli di questa insostenibilità sistemica e stiamo, tutto sommato abbastanza rapidamente, compiendo una transizione verso una nuova era, in cui i paradigmi saranno le risorse rinnovabili, l’ economia circolare e la cessazione del danno ambientale. È fattibile: la scienza e le tecnologie sono già disponibili. Si tratta solo di implementarle.

E poi?

Vedo una società molto inclusiva, anche grazie a fenomeni macroscopici come l’urbanizzazione. In Cina abbiamo cento nuove città all’anno con più di un milione di abitanti ciascuna. La crescita urbana non fa altro che continuare, perché non si può fare diversamente: è l’unico modo per organizzare le risorse e i servizi. Siamo in una società sempre più simile a quella delle formiche. D’altronde il formicaio è la formazione sociale più efficace ed efficiente.

Messa così non è molto allettante.

È il boom economico. Ci sarà la transizione da un mondo che non va più bene a questa nuova età del benessere, con conseguenze anche da un punto vista culturale dal tutto simile al Rinascimento, che ci ha portato fuori dal Medioevo.  

Ecco, il Rinascimento è molto meglio.

Queste fasi di transizione, quando si vivono dall’interno non si percepiscono facilmente: c’è molta fluidità e volatilità. Ecco perché sedersi a un tavolo e guardare il sistema nel futuro, per aiutare a orientare gli imprenditori in modo strategico e finalizzando bisogni e desideri da soddisfare per creativi. E lo dobbiamo fare in un’ottica completamente internazionale: se ci parlassimo addosso non servirebbe a niente.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400