Intelligenza artificiale e assicurazioni: chi guida il futuro?

Alessandro Cola
Il venture capital incontra le startup

Il futuro ipotizzato da romanzi distopici, film e telefilm, sta a poco a poco prendendo forma; certo (e per fortuna) non è proprio come ce lo avevano descritto, ma l’avanzamento tecnologico ha a poco a poco riempito gli spazi tra il reale e l’immaginario, regalandoci un presente automatizzato che si dirige a vele spiegate verso un futuro in cui l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei più svariati campi la farà da padrona.

Proprio come si faceva un tempo nell’elaborare racconti fantastici, anche oggi possiamo partire da alcuni dati reali e ipotizzare scenari futuri quantomeno verosimili: parliamo dell’applicazione dell’intelligenza artificiale nella guida delle autovetture.

Molte case automobilistiche si sono già portate avanti nell’elaborazione di sistemi di guida autonoma, quindi l’ipotesi di un futuro completamente automatizzato in questo senso, non è poi così lontana, si prospetta che già a partire dal 2025 il nostro modo di guidare cambierà e non poco.


Come influirà tutto ciò nel settore assicurativo? Nonostante siano stati mossi passi da gigante nello sfruttamento della tecnologia nell’elaborazione delle polizze sempre più orientate sulla customer experience e su una valutazione sempre più immediata del rischio assicurativo, e nonostante l’intelligenza artificiale sia di fatto a portata di integrazione, ci stiamo muovendo a velocità talmente avanzate che questo potrebbe non bastare più. Quella dell’analisi dei dati, sempre più precisi, è una strada già battuta che alla lunga diverrà sempre meno remunerativa.

Restano comunque alcune domande, ad esempio: come si assicura un’auto che si guida da sola? D’altra parte, il caso tristemente noto dell’auto test di Uber che investe e uccide una donna dovrebbe già darci elementi sufficienti per intuire che un’intervento sia comunque necessario.

Se la guida fosse totalmente gestita da un software, in caso di sinistro stradale la responsabilità non potrà sicuramente essere attribuita al proprietario del veicolo.

A quel punto la compagnia assicurativa non entrerà più in rapporto con il privato ma direttamente con la casa produttrice del software. Questo significa che i privati non dovranno più avere a che fare con le assicurazioni? Potrebbe essere una possibilità.


E se i sistemi di automazione diventassero invece talmente precisi da evitare qualsiasi tipo di incidente, che fine farebbero a quel punto le compagnie assicurative? Mettiamo caso che nel 99,999% dei casi sia possibile viaggiare in totale sicurezza, perché pagare l’assicurazione ogni anno? Per coprirci da cosa?


Ma forse questo è spingere troppo sull’acceleratore: naturalmente parliamo di una possibilità limite. Questo perché resta comunque impossibile prevedere il comportamento umano o i fattori esterni con una certezza del 100%, ed è su questo scarto, tra sicurezza e paura che potranno continuare ad inserirsi le compagnie assicurative.


La risposta a queste domande potrebbe partire dall’analisi di una tendenza, e la tendenza è questa: se da una parte c’è un aumento esponenziale dell’impiego del digitale e del tecnologico, dall’altro sembra prospettarsi una soluzione basata sullo studio dei comportamenti umani, naturalmente grazie alla tecnologia.

Di fatti sono sempre le persone a servirsi della tecnologia, e sono le persone a “mettersi alla guida” anche se non sono effettivamente loro a condurre il mezzo.


Un altro esempio limite: nell’eventualità che il software debba decidere se andare contro un albero o investire un bambino che è improvvisamente corso in strada, a quel punto si tratterebbe di un semplice calcolo delle probabilità di sopravvivenza dei due soggetti.

 

Una possibilità potrebbe essere quella di cambiare totalmente direzione sia in termini di concezione che di gestione delle case assicurative, che sembrano a questo punto destinate ad orientarsi verso la prevenzione degli incidenti, piuttosto che sul loro risarcimento.

Seguendo questo scenario lo scopo della compagnia assicurativa non sarà più dunque quello di “penalizzare” i comportamenti a rischio, ma di intervenire su di essi, prevenendoli.

Come? Ad esempio grazie allo sviluppo di dispositivi sempre più precisi che prendano in considerazione un numero infinito di variabili, in una frazione di secondo.


Che il futuro si stia muovendo in una direzione o nell’altra, una cosa è certa: prevedere scenari futuri è sicuramente utile per poter trovare una via di fuga qualora le cose si stessero mettendo male, ma finchè parliamo di persone e alle persone, ci sarà sempre un margine, determinante per quanto piccolo, di imprevedibilità.
 

*L'autore è Ceo di XPlace
 

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