Dagli affittacamere agli affitta-aerei

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民泊 旅行

Non ha limiti la fantasia, l’audacia ed anche – diciamolo – l’avidità dei Tycoon del web. Quasi per replicare alla mossa di Ryan Air, che ha annunciato l’intenzione di lanciare un network internazionale di camere low-cost da affittare ai propri passeggeri offrendolo loro on-line nell’ambito della procedura per l’acquisto del biglietto ed il check-in, Ab&b ha fatto sapere, per bocca del suo numero uno e fondatore della piattaforma, Brian Chesky, in una intervista al Sunday Times ha dichiarato: «Stiamo prendendo seriamente in considerazione e speso molto tempo ad esplorare diversi concetti sul mondo del trasporto aereo perché vogliamo entrare nel business end-to-end dei viaggi dei nostri clienti». Uhm: business end-to-end, dunque. Vediamo: alla base dell’idea del b&b c’è un dato di fatto, che cioè un sacco di gente vive in case molto più grandi delle sue proprie esigenze e può affittarne una, due o tre camere senza disturbo. Su quest’idea di base è stato montato un business globale in legal-dumping, perché il requisito-base che dovrebbe distinguere quest’attività “social” dalla gestione classica di un’attività ricettiva, che cioè ad essere date in affitto siano camere inutilizzate di case abitate in parte dai legittimi proprietari è sistematicamente violato. Ma tant’è: peggio per l’erario degli Stati che lo permettono.

Come trasferire però, anche solo in ipotesi ed enunciato, questa formula sul settore dei voli aerei? Chi è che ha posti aerei sfitti da affittare a poco prezzo? Senza che questo diventi un business come qualsiasi altro, e dunque tassato e tartassato?

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