Equinix investe 51 milioni per la sua quarta “casa” a Milano

La multinazionale in interconnessioni globali ha appena annunciato che realizzerà il suo quarto data center, ML5, nel capoluogo lombardo. Intervista esclusiva al managing director Emmanuel Becker

Marco Scotti
Equinix investe 51 milioni per la sua quinta “casa” a Milano

Si fa presto a dire “infaticabile” ma quando questo aggettivo si deve applicare a una macchina, diventa complesso capire quale sia il limite. Se si parla, ad esempio, di data center, quali sono i parametri di riferimento? Può un complesso dispositivo “non fermarsi mai” o siamo nel campo dell’utopia? La multinazionale Equinix, specializzata in interconnessioni globali, ha deciso di puntare sul nostro Paese con una serie di interventi che rispondono anche agli interrogativi di cui sopra. In primo luogo, con l’adeguamento dei data center multi-tenant a sud di Milano lo scorso aprile, si è arrivati a un uptime del 99,999%. L’uptime è l'intervallo di tempo in cui un singolo apparato o un intero sistema informatico è stato ininterrottamente acceso e correttamente funzionante. Tradotto, dal momento della sua accensione, ML3 (questo il nome del data center di Equinix) ha processato informazioni per la quasi totalità del tempo, se si esclude un minuscolo 0,0001%. Inoltre, ci sono state altre due operazioni, sempre nei mesi di luglio, una di due anni fa, una di quest'anno.

La prima, a luglio 2018 in occasione del ventesimo anniversario di attività, si è tradotto nell’espansione dei due data center multi-tenant situati a Milano: ML2 e ML3. Questa significativa espansione contribuirà a supportare la crescente richiesta di servizi di interconnessione che, come rilevato da un suo recente studio, è alla base della trasformazione digitale in atto nella gran parte delle aziende italiane. La seconda, annunciata un paio di settimane fa, riguarda la realizzazione di un nuovo data center a Milano, la cui apertura è prevista nel primo trimestre del 2021, con un investimento iniziale di 51 milioni di euro. Per capire meglio ruolo e presenza di Equinix nel nostro Paese, Economymag.it ha intervistato il managing director della branch italiana, Emmanuel Becker.

 

Emmanuel Becker, managing director di Equinix ItaliaBecker, ci racconta la vostra presenza in Italia?

Ci sono già quattro punti attivi e un quinto arriverà a breve. Il primo è in Via Caldera, a Milano, all’interno del consorzio Mix, è un internet exchange, gli altri invece sono tutti data center. È il caso di ML2, è in via Savona ed è il data center più importante per quanto concerne la parte di interconnessione. Ospita il cloud e i clienti collegati alle piattaforme. Ha un ecosistema molto importante che comprende player Isp, Csp e Xsp. Il terzo si trova a Milano Sud, a Basilio, e ci piace chiamarlo il “Fort Knox” dei nostri data center, è stato inizialmente concepito per una grande banca e oggi può ospitare diversi tipi di clienti soprattutto in ambito finance. Infine, c’è ML4, a nord di Milano, appannaggio di un solo cliente.

Con ML5 che obiettivi vi ponete?

Si tratta di un flagship data center, il migliore disponibile sul territorio. Siamo in Italia da oltre 14 anni, ma è il primo interamente concepito e disegnato da Equinix, che a livello mondiale ha oltre 210 data center. ML5 è il frutto della nostra esperienza e quello che mi piace ripetere è che sarà molto sicuro e anche green. Sarà la nuova porta d’entrata per la digital transformation italiana, è concepito per poter aiutare le aziende italiane ad avere più spazio, ma vogliamo che funga anche da “magnete” per altri clienti. Perché quando portiamo avanti un investimento in un territorio, esso diventa interessante anche per i clienti che già abbiamo in altre regioni. Porteremo in Italia un mondo digitale che magari oggi ancora non esiste, offrendo un beneficio per tutto il sistema Paese che diventerà la pietra angolare per poter accelerare ancora.

A proposito di digital transformation, con l’emergenza da Coronavirus le aziende hanno dovuto “darsi una svegliata”. Come lo vedete dal vostro osservatorio?

Quello dell’home working obbligatorio è soltanto la punta dell’iceberg. Dal giorno dopo l’inizio del lockdown tutte le imprese, comprese quelle della pubblica amministrazione, hanno dovuto gestire le persone a casa. Inizialmente solo con delle “patch”, cioè con dei rimedi emergenziali che ora non funzionano più. Prima l’accesso remoto a vpn e database aziendali era solo per i lavoratori con elevate esigenze di spostarsi. Oggi questa possibilità deve essere data a tutti e noi abbiamo una concezione architetturale che consente di fare ciò.

Ci aspetta un autunno caldo?

Si sta preparando una seconda ondata di digital transformation che andrà di pari passo con quella probabile del Covid. Ma le aziende hanno adesso un punto di partenza più positivo: hanno nuove abitudini, possono portare maggiore industrializzazione nei processi in modo che funzionino sul lungo termine.

Dal punto di vista della sicurezza arrivano allarmi da più parti, voi che soluzioni proponete?

Noi abbiamo creato un sistema di chiave unica con diverse modalità di autenticazione. È sicuro, permette di raggiungere i diversi asset e dispositivi aziendali da qualsiasi posizione, siano essi in cloud, edge o sul data center. Facciamo questo attraverso Ecx, che dà l’accesso a tutte le piattaforme di cui hanno bisogno i nostri clienti. In questo modo aiutiamo i clienti ovunque siano i loro bisogni e, attraverso il prodotto ad hoc Smart Key, possiamo gestire i meccanismi di crittazione su un flusso di dati tra il service provider e l’utente finale.

Un momento storico come quello che stiamo vivendo cambia le prospettive in tutti i settori. Che cosa osservate?

Prendiamo il manifatturiero. In Italia siamo il secondo polo industriale europeo, ma primi per creatività con il Made in Italy. Siamo gli unici a creare dei sistemi che abbiano una flessibilità che segue il mercato, e questo è importante anche in ottica digital transformation. Abbiamo ancora un certo ritardo perché è vero che ormai le catene sono automatizzate, ma il controllo centrale non sempre lo è. Quello che manca è un accesso facile sul cloud per una gestione efficace. Ora ci troviamo in un momento in cui è necessario avere maggiore fluidità. Anche perché abbiamo assistito ad autentici cambiamenti dei modelli di business.

Ad esempio?

Molti produttori di tessuti hanno iniziato a realizzare mascherine. Cambia l’output finale, eppure sono sempre gli stessi di prima. La crisi sanitaria è diventata tecnologica, perché il mondo in cui vivevamo non era pronto per un quick change. L’ultima volta che abbiamo visto uno stravolgimento di questo tipo eravamo in guerra. Ora ci troviamo di fronte a una nuova ondata di cambiamenti: nel mondo automobilistico, ad esempio. Ma anche nei trasporti, nell’energia, nella logistica.

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