Il governo annuncia una pallida riforma delle pensioni. L'ennesima

Il ministro Catalfo "conferma" quota 100 fino a fine 2021, ma parla di Legge Delega per una modifica organica della materia

Marco Scotti
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Saranno contenti gli olandesi e gli altri "frugali" che su quota 100 hanno pestato i piedi quanto possibile perché venisse abolita immediatamente, pena la mancata concessione dei fondi. Niente da fare, Mr Rutte, anche questa volta toccherà guardare inermi un provvedimento assurdo che rimane in vigore fino alla naturale scadenza, dicembre 2021, e che permette di andare in pensione sommando gli anni di servizio e quelli di età per arrivare, appunto, a 100. Con l'età media che si innalza progressivamente - oggi 80,8 per gli uomini e 85,2 per le donne - davvero l'ultima cosa che serviva era inventarsi finestre per anticipare il ritiro. Ma si sa, siamo un popolo così, strepitiamo contro gli olandesi che ci vogliono male, ma non abbiamo intenzione di rinunciare a nessun privilegio. Prima ancora dell'introduzione di quota 100, l'Italia aveva un'età effettiva di pensionamento per gli uomini di 63 anni e 3 mesi contro i 65 anni e 2 mesi dell'Olanda. E l'Ocse certifica come un italiano sessantacinquenne abbia un'aspettativa di vita superiore di 11 mesi a quella dell'omologo olandese, di poco inferiore ai 20 anni. Quindi gli olandesi, con tutti i loro difetti, si sono chiesti se fosse giusto che gli italiani andassero in pensione due anni prima e ne beneficiassero per ulteriori 12 mesi in più. 

Ma si sa che il modo migliore per inimicarsi il popolo è andare a toccare le pensioni e la casa, almeno nel nostro Paese. Se la Fornero, nonostante le lacrime in diretta tv, viene ancora oggi evocata come lo spauracchio di grandi e piccini, un motivo ci sarà. Quindi, per il futuro, almeno fino alla fine del 2021, non aspettiamoci grandi novità. In materia di pensioni, «procederemo lungo due binari paralleli», ha spiegato la ministra del lavoro Nunzia Catalfo. Il prossimo appuntamento, fissato per l’8 settembre, «servirà a definire il pacchetto di interventi da inserire nella prossima legge di Bilancio» ha aggiunto la ministra del Lavoro, come la proroga di Ape sociale e Opzione Donna, la staffetta generazionale e il contratto di solidarietà espansiva.

L’altro incontro è in agenda il 16 settembre, quando si inizierà a progettare a più ampio raggio la riforma «che avrà come pilastri - ha sottolineato la titolare del dicastero del Lavoro - maggiore equità e flessibilità in uscita e una pensione di garanzia per i giovani». Già, perché in tutto ciò nessuno si è peritato di chiedere che cosa ne pensassero i Millennials (nati tra il 1981 e il 1996) e gli appartenenti alla Generazione Z. Che, ancora una volta, si troveranno con un palmo di naso: dovranno sobbarcarsi un'enorme spesa pensionistica e, con ogni probabilità, avranno una drastica riduzione degli assegni. Una pacchia, insomma.

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