La speranza della Lagarde (e di tutti noi): il peggio è alle spalle

La numero uno della Bce chiede uno sforzo collettivo all'Ue per accordarsi rapidamente sul piano Next Generation

Marco Scotti
Coronavirus, Lagarde: "Calati i rischi di crisi finanziaria"

"Probabilmente abbiamo superato il momento peggiore della crisi". Dopo l'intemerata di marzo - "non siamo qui per chiudere gli spread" che costò a Piazza Affari la peggiore seduta della sua storia - non si può dire che Christine Lagarde non abbia cercato di portare avanti una sorta di "operazione simpatia". Il Pepp, il piano di acquisto anti-pandemia procede a ritmo serrato e l'Italia è il Paese che ne ha beneficiato maggiormente. Ora l'ex ministro del governo Sarkozy chiede uno sforzo comune all'Europa per approvare rapidamente il Next Generation Ue (già Recovery Plan) che dovrebbe dare sostegno ai Paesi piagati dal Coronavirus. L'auspicio è che i Paesi siano disposti a dare il via libera ad aiuti  fondo perduto, ma anche che quei soldi che verranno stanziati siano usati in modo "saggio". Serve, ha detto, "una cooperazione intelligente, una buona strumentazione digitale e il sostegno di un'adeguata regolamentazione" che "possono aiutarci a fare dell'euro una valuta forte che diventi un riferimento globale". 

Su una cosa però non si può dare torto a Christine Lagarde: nulla sarà più come prima. Interi settori economici usciranno trasformati, alcuni cancellati, altri ancora più forti. Rispetto al 2008, questa crisi economica sarà più violenta, più devastante ma anche più breve. E questo, va detto, grazie alla risposta più pronta delle autorità nazionali e sovranazionali. Non è un caso che i cali di pil più significativi (vero, Italia?) si registreranno in quei Paesi più colpiti dal virus ma anche meno capaci di stanziare prontamente risorse per sostenere imprese e famiglie.

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