sustainability & circular economy

Il Cipe diventa Cipes aggiungendo la «s» di sostenibilità al futuro di tutti noi

Conte ha voluto ritoccare, da gennaio 2021, la sigla dello storico “Comitato interministeriale per la programmazione economica”. Ecco perché. Ed ecco perché Economy Group vuol scendere in campo

Sergio Luciano
Il Cipe diventa Cipes aggiungendo la «s» di sostenibilità al futuro di tutti noi

Cipe: «Comitato interministeriale per la programmazione industriale»: un’istituzione antica, quasi vecchia, creata nel ’67, da allora icona e simbolo delle spartizioni tra i partiti di governo di soldi, nomine, appalti, vantaggi. Ma anche no. Il Cipe è stato infatti – pur con tutte le sue carenze – anche il motore dello sviluppo del Paese. E Giuseppe Conte, l’attuale “premier per caso” che però ha acquisito durante questi mesi di pandemia una identità politica e un consenso personale notevoli, ha deciso di aggiungere – da gennaio 2021 – una simbolicissima e pesantissima “s” alla sigla Cipe: la “s” di “sostenibile”. Questa scelta è in logica associazione con l’incarico dato da Conte alla Cabina di regia “Benessere Italia” che ha voluto affiancarsi a Palazzo Chigi, affidandone la guida alla professoressa Filomena Maggino, docente di Statistiche sociali alla Sapienza, con la vicepresidenza di Andrea Battistoni (vedi il suo articolo alle pagine 56 e 57). Una Cabina che dovrà sussurrare al governo le linee guida dello sviluppo possibile: “un progetto di politica pubblica che sia ben ponderato, ben misurato, adeguato alla nostra realtà sociale, economica di vita”, come ha detto Conte nel suo discorso di presentazione della Cabina di regia al Cnel, il 20 gennaio scorso. E adesso, dopo il Coronavirus, cosa resta di tutto ciò? Ecco il punto: dopo il Covid, tutto ciò diventa più serio. Non che prima non lo fosse nelle intenzioni di Conte, della Maggino, di Battistoni e degli altri promotori “morali”. Ma non era presa sul serio dal “deep state”: burocrazie e sottopoteri vari che, nei fatti, condizionano l’agenda degli obiettivi pubblici, a prescindere dalle strategie politiche dei governi democraticamente eletti. Adesso no: il Covid-19 ha sbattuto in faccia a tutti noi, e anche ai poteri forti – qualunque cosa essi siano – una realtà inequivocabile. Il futuro va ripensato proprio sulla frontiera del benessere e della sostenibilità: il che significa, ad esempio, adottare tutte le scelte necessarie per prevenire al massimo grado l’insorgenza di nuove pandemie, come avrebbe potuto esser fatto e non s’è fatto.

Adesso l’hanno capito anche i riottosi. E adesso, paradossalmente, ci saranno anche i soldi per farlo. Perché è vero che mai prima d’ora c’era stata una crisi economica così grave, ma  è anche vero che mai prima d’ora le banche centrali avevano immesso così tanta liquidità nell’economia. Che l’Italia oggi viva il problema di come incamerarla, questa liquidità, è vero: ma che i soldi presto o tardi arriveranno è sicuro. Si tratta di indirizzarli alle giuste destinazioni. Lo sviluppo sostenibile è sicuramente il comune denominatore dell’azione che il governo Conte proverà a svolgere – pur tra i mille handicap che gli derivano dall’eterogenità semi-incompatibile tra le due forze politiche che lo sostengono. Ed è anche la linea-guida che ispira l’azione della nuova Commissione europea, con il suo “green deal”. Dunque, non c’è che da agire. Ed Economy Group vuole dare il suo contributo. Avremmo dovuto intraprendere proprio nella prima settimana di lockdown lombardo – il 25 febbraio – un percorso in dieci tappe in altrettante città italiane, iniziando da Castellanza, costituite da giornate di studio e testimonianza in altrettante università sul tema “Circular Economy”. Un percorso che inizierà non appena le attività congressuale dal vivo riprenderanno. Intanto, da questo numero, presenteremo ogni mese – e svilupperemo sul web con videointerviste, incontri e webinar – una proposta di contenuti dedicati al tema, e imperniati sulle tante testimonianze già vive e pregnanti di come uno sviluppo sostenibile sia possibile anzi già in atto. Lungo le 5 filiere individuate dalla “Cabina di regia Benessere Italia”: rigenerazione equa e sostenibile, mobilità e coesione sociale, transizione energetica, qualità della vita, economia circolare. 

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