LA MIA FASE 2/ Tanzini (Intarget): «Così ripensiamo spazi e value proposition»

Il fondatore dell'azienda specializzata in digital marketing spiega come cambiano gli spazi e le value proposition

Nicola Tanzini*
LA MIA FASE 2/ Tanzini (Intarget): «Così è cambiata la pubblicità»

Chi ha la responsabilità sia del lavoro di un team di talenti, sia del supportare altre aziende a sviluppare il loro business, sta fronteggiando una sfida inedita: i due mesi di lockdown hanno trasformato delle soluzioni di emergenza in nuove abitudini. Dal lavoro di team fianco a fianco siamo passati all’home working. Dall’importanza di un incontro fisico siamo passati alla necessità di saper comunicare attraverso un video.

 

Eravamo preparati a questa situazione di emergenza: la nostra sede di Shanghai ci ha tenuto aggiornati sulle norme adottate in Cina fin dal mese di gennaio.

Tutti gli intargeter - i 139 dipendenti di intarget - avevano una consapevolezza reale di quello che poteva accadere. Li abbiamo messi in sicurezza per tempo impegnandoci a fornire tutto il supporto per una condizione lavorativa vicina alla normalità, pur nelle sfide poste dall’home working.


Per prima cosa abbiamo dato la possibilità di portare a casa tutte le dotazioni di ufficio, perfino le poltroncine ergonomiche. Abbiamo poi offerto formazione a distanza creando webinar per gestire al meglio la comunicazione via video e la managerialità da remoto.

Consci che la quotidianità delle dinamiche familiari si è scontrata con le dinamiche lavorative abbiamo organizzato, seppur con i limiti della relazione fisica, momenti di aggregazione - come gli aperitivi online - per preservare la relazione tra le persone. Al contempo abbiamo creato per i clienti momenti di consulenza e workshop dedicati alle evidenze da cui ripartire, dotandoci di una piattaforma webinar per dialogare e supportare fino a 5000 persone in contemporanea.

Queste soluzioni di emergenza, sono diventate una nuova normalità: la pandemia ci ha consegnato nuovi percorsi e l’esigenza di ridisegnare tanto gli ambienti fisici quanto quelli digitali.

L’home working richiede il rispetto degli spazi degli altri famigliari e il rispetto dei tempi dei colleghi, a loro volta sfidati dalla situazione domestica. Occorre avviare una riflessione su come devono essere ridisegnati gli spazi di lavoro in casa e come si può tutelare il lavoratore in questo contesto.

Allo stesso modo ai Brand spetta la sfida di valutare come sono cambiati i valori, le abitudini e le preferenze degli utenti per ridisegnare il loro consumer journey e i relativi touchpoint di contatto. Due milioni di italiani, secondo Netcomm, hanno fatto acquisti via e-Commerce per la prima volta mentre la sensibilità dei clienti abituali è cambiata: il tanto atteso revenge shopping non si è verificato e circa il 50% della popolazione ha paura a uscire di casa.

I brand devono rispondere cambiando registro, contenuti e linguaggi per essere accanto al cliente e far percepire una maggiore attenzione a tematiche quali sostenibilità e sicurezza.

Non possiamo più fare affidamento a ciò che conoscevamo prima: questo è il momento in cui bisogna fare analisi, individuare i segnali e osservare i comportamenti dei clienti per vedere se saranno confermati nel tempo.

Per questo, abbiamo sviluppato il progetto dal titolo “intarget of the future” che coinvolge più di un terzo degli intargeter: un’iniziativa di design thinking per interrogarci su cosa potrebbe essere importante per i clienti e per il nostro futuro e ridisegnare, così, una nuova intarget adeguata alle sfide.

* Ceo e founder di Intarget

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