Pos obbligatorio per i professionisti: sanzioni, incentivi e obblighi

Dall’1 luglio 2020, tutti i titolari di partita Iva saranno obbligati ad accettare i pagamenti elettronici: ecco i dettagli

Davide Passoni
Pos obbligatorio per i professionisti: sanzioni, incentivi e obblighi

Il Pos, dall'inglese Point of sale è un dispositivo che consente di effettuare pagamenti mediante moneta elettronica

Quella del Pos obbligatorio per i professionisti è una telenovela che il fisco e la politica italiana trasmettono, con minore o maggiore frequenza, da quasi una decina d’anni. Da quando, cioè, il governo Monti con il dl 179 del 2012 aveva stabilito che dall’1 gennaio 2014 esercenti e professionisti avrebbero dovuto accettare obbligatoriamente i pagamenti elettronici effettuati con bancomat o carte di debito. Detto che la data slittò poi al 30 giugno 2014, il fatto che non fosse prevista alcuna sanzione per gli esercenti che non accettavano i pagamenti elettronici fece cadere la cosa nel nulla
 
Ci riprovò nel 2015 Renzi, il quale estese l’obbligo, con la legge di Bilancio 2016, anche alle carte di credito, con un’eccezione: si sarebbe potuto derogare all’obbligatorietà del pagamento in caso di “oggettiva impossibilità tecnica”. In sostanza una supercazzola la cui spiegazione fu demandata a successivi decreti ministeriali mai emanati: peccato che, in quei decreti, si sarebbero dovute specificare anche le eventuali sanzioni, per cui, anche in quel caso la cosa si risolse in un buco nell’acqua.
 
Ora tocca a Conte, che con il Decreto Fiscale 124/2019, collegato alla Legge di Bilancio 2020, intende applicare le sanzioni a chi rifiuta i pagamenti con il Pos: il vero deterrente all’italiana, colpire il portafogli per educare il senso civico.

Gli obblighi 

A partire dall’1 luglio, dunque, scatterà l’obbligo di accettare pagamenti elettronici per qualsiasi importo, per tutti i titolari di partita Iva, dai professionisti agli artigiani ai commercianti. L’ennesimo tentativo di tagliare i pagamenti in nero e combattere l’evasione fiscale passa quindi attraverso il piano cosiddetto “Italia Cashless”.
 
Dall’1 luglio, dunque, i commercianti o i professionisti si dovranno dotare di Pos, dovranno contestualmente, stipulare un contratto ad hoc con il proprio istituto di credito e informare i clienti sulla possibilità di effettuare il pagamento elettronico, attraverso un’apposita comunicazione all’ingresso dello studio professionale o del negozio.
 
L’annosa questione del Pos obbligatorio va di pari passo con quella legata al tetto all’uso del contante, abbassato progressivamente negli ultimi 10 anni. La Legge di Bilancio 2020 prevede che dal prossimo luglio si potranno pagare in contanti cifre non superiori ai 2.000 euro, soglia oltre la quale scatterà l’obbligo di pagamenti tracciabili. Per il 2022 c’è in previsione di abbassarla ulteriormente a 999,99 euro. 

Le sanzioni 

Come si diceva prima, quindi, l’educazione al senso civico passa, in Italia, per la politica del bastone (soprattutto) e della carota (quando utile). Fuor di metafora, nel caso del Pos obbligatorio per i professionisti si parla di sanzioni e incentivi.
 
Chi si rifiuterà di utilizzare il Pos, incorrerà in “una sanzione amministrativa pecuniaria di importo pari a 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento”. Un’aggiunta, quella del 4%, che rende proporzionale l’importo della sanzione alla transazione, rispettando il cosiddetto principio di proporzionalità.
Inoltre, chi si rifiuterà di inserire il codice fiscale nello scontrino elettronico o chi non trasmetterà i corrispettivi elettronici all’Agenzia delle Entrate per la partecipazione alla lotteria scontrini - attiva dal prossimo 1 luglio - incorrerà in una multa da 100 a 500 euro.
 
Nessuno sconto, nemmeno per i contriti della prima ora, quelli che sperano di cavarsela con una riduzione della sanzione (di almeno un terzo) se pagata in tempi brevi, come succede con le multe legate al codice della strada: non è infatti previsto il beneficio della cosiddetta oblazione. 

Gli incentivi 

In sostanza, l’incentivo previsto per i professionisti e gli artigiani virtuosi consiste in un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni che vengono addebitate per le transazioni effettuate utilizzando carte di debito, di credito o carte prepagate. Il credito d’imposta non concorre alla determinazione del reddito Irpef e Irap, viene usufruito a compensazione nella dichiarazione dei redditi nel modello F24 ed è riconosciuto per le transazioni relative alla cessione di beni e servizi, a patto che i ricavi e i compensi sull’anno di imposta precedente siano inferiori a 400mila euro.
 
Toccherà ai fornitori dei contratti e dei terminali Pos l’obbligo di trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate quanto necessario per verificare la formazione del credito d’imposta. Termini, contenuti e modalità di questa trasmissione saranno delineati dal direttore delle Entrate con appositi provvedimenti, da emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto fiscale.
 
Allo stesso modo che per i professionisti, gli artigiani e i commercianti, anche per il consumatore sono previsti degli incentivi per premiare le persone più assidue nell’uso della moneta elettronica, attraverso un bonus erogabile nel 2021.

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