Jabil pronta a licenziare 190 operai a Marcianise. E il DL Rilancio?

Una vertenza iniziata 11 mesi fa che rischia di concludersi malissimo per 190 dipendenti

Marco Scotti
Sui licenziamenti illegittimi  la Corte ripristina l'incertezza

Non c'è soltanto la Whirlpool a turbare i sonni del governatore-sceriffo Vincenzo De Luca e delle istituzioni campane. Dal 25 maggio, 190 lavoratori della Jabil dello stabilimento di Marcianise verranno licenziati nonostante il DL Rilancio "bollinato" un paio di giorni fa preveda la moratoria sulle chisure contrattuali per giusta causa. Ma siamo in Italia, dove il motto "fatta la legge, trovato l'inganno" diventa ogni giorno più d'attualità. Brevemente la vicenda: la vertenza Jabil inizia 11 mesi fa, quando la multinazionale americana dell'elettronica, causa un portafoglio ordini in calo, decide di procedere a 350 esuberi, su 700 lavoratori totali in organico, offrendo ai dipendenti, come alternative al licenziamento, esodo incentivato o ricollocazione presso altre aziende.

Come Woody Allen, 29 lavoratori "prendono i soldi e scappano": 70mila euro lordi di incentivo e tanti saluti a un'azienda non più solidissima. 97 decidono di passare da altre aziende, per un totale di 126 lavoratori che lasciano la Jabil. E gli altri? Gli altri restano, perché non si fidano delle alternative proposte che non vengono viste come "sicure". Le aziende individuate per il ricollocamento, infatti, sono Softlab, Orefice, TME, Need, Emobike, FPM e Wattsud. Evidentemente non convincono, ma la scelta di restare è fallimentare.

Perché Jabil non solo non si rialza, ma va sempre peggio. Qualche giorno fa i sindacati denunciavano "un rallentamento delle commesse su diversi clienti strategici, che si ripercuote sul carico di lavoro dei lavoratori; una situazione che minaccia seriamente la tenuta del sito anche per i lavoratori non coinvolti direttamente nella procedura di licenziamento”. Ma le parti sociali non riescono a tamponare la situazione, nonostante il decreto appena prodotto sia molto chiaro: nessuno può perdere il lavoro per giustificati motivi economici fino ad agosto.

"Da diversi anni a questa parte - si legge nella nota - il sito Jabil di Marcianise si è dovuto confrontare con un contesto economico sfidante, volumi in calo e risorse sotto-utilizzate. Per affrontare la situazione, Jabil ha lavorato con le organizzazioni sindacali e con gli stakeholder, sia locali sia nazionali, a un programma di outplacement volontario per offrire ai dipendenti un'opportunità di reimpiego in altre imprese locali, interessate ad assumere i dipendenti di Jabil". 

"Queste aziende - prosegue l'azienda -, che hanno partecipato al programma di reimpiego, hanno fatto richiesta di un numero di lavoratori maggiore rispetto ai dipendenti di Jabil in esubero. Jabil ha reso inoltre disponibili significative risorse economiche sia per i dipendenti, come incentivi all'esodo, sia per le aziende che assumeranno i dipendenti di Jabil, a supporto dei loro business plan. Tutto ciò è stato fatto con l'intento di agevolare il più possibile il processo di ristrutturazione e favorire un esito positivo per tutti. Nonostante questi sforzi e il continuo impegno di Jabil, ad oggi si registra purtroppo un risultato deludente sulle adesioni al reimpiego, nonostante le numerose proposte ricevute, che non ci consente di risolvere il problema".

Pertanto, conclude la nota, "con la data indicata del 25 maggio 2020 dovranno necessariamente essere risolti i rapporti di lavoro per licenziamento collettivo con 190 dipendenti in esubero, ai quali, come già detto, sono state offerte opportunità sia in termini di ricollocamento che di incentivazione all'esodo. Tale sviluppo non è in alcun modo una valutazione negativa del duro lavoro e dell'impegno dei dipendenti di Marcianise".

Chi ha ragione? Jabil si difende: la norma parla chiaro, sono bloccati i licenziamenti per le procedure avviate dopo il 23 febbraio, la nostra è partita a giugno del 2019. E, in effetti, non si può dare loro torto. Rimane l'amaro in bocca. Per una crisi che, al solito, si ripercuoterà sui più deboli, su chi ha meno possibilità di difendersi. E, in questo caso, su chi non può contare su un nome altisonante alla voce "azienda datrice di lavoro". Perché Whirlpool, a pochi chilometri di distanza, è stata inchiodata alle sue responsabilità e la partita è stata giocata con il coltello tra i denti dalle istituzioni. Con Jabil, che ha decisamente meno appeal, non si registrano levate di scudi così feroci. Vallo a spiegare a 190 famiglie che da lunedì, in un territorio già di per sé avaro di opportunità, si troveranno senza un reddito. 

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