Decreto Rilancio, delusione e timori dal settore automotive

In una nota congiunta, Ania, Federauto e Unrae esprimono i timori del settore per la debolezza delle misure a sostegno

Davide Passoni
Decreto Rilancio, delusione e timori dal settore automotive

Il lockdown ha provocato quasi un azzeramento del mercato auto italiano: -85,4% a marzo e -97,5% ad aprile

«Sorpresa, delusione e, soprattutto, grande preoccupazione»: sono questi gli stati d’animo con cui Anfia (l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), Federauto (la Federazione Italiana Concessionari Auto, Veicoli Commerciali e Industriali) e Unrae (l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) hanno accolto la scelta del Governo, nel Decreto Rilancio, di limitarsi al rifinanziamento del fondo per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni.
 
Un punto di vista che le associazioni che rappresentano la filiera automotive italiana hanno affidato a una nota congiunta, per commentare quello che definiscono «un intervento poco significativo per un’effettiva ripartenza del settore automotive nel nostro Paese». Un intervento che ha sostanzialmente ignorato le 25 proposte lanciate a inizio maggio dalle principali associazioni di settore europee.
 
«Il settore automotive italiano - si afferma nella nota - è certamente impegnato ad incoraggiare il processo di elettrificazione della mobilità e lo testimoniano gli ingenti investimenti che la filiera italiana ed europea sta compiendo, ad ogni livello di competenza, per affrontare questa delicata transizione, di per sé sfidante in termini di risultati di mercato, raggiungimento degli obiettivi ambientali europei e tenuta dell’occupazione. Purtroppo, le condizioni non sono più quelle di qualche tempo fa, sono profondamente mutate».

I numeri

Lo dimostrano i numeri che derivano dall’impatto dell’emergenza Covid-19 sul settore: i livelli produttivi dell’intera filiera in Italia, già in calo da 20 mesi a fine febbraio, sono calati del 21,6% nel primo trimestre dell’anno, periodo in cui è stato prodotto il 24% di veicoli in meno rispetto a gennaio-marzo 2019. Il lockdown ha provocato quasi un azzeramento del mercato auto italiano (-85,4% a marzo e -97,5% ad aprile), con un dimezzamento delle immatricolazioni nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso bimestre del 2019 (-51%, pari a 361mila unità). Non è andata meglio per veicoli commerciali e industriali.
 
«La riapertura dei concessionari, lo scorso 4 maggio, - prosegue la nota - peraltro con centinaia di migliaia di veicoli immobilizzati sui piazzali, da sola non basta certo a riavviare il mercato e, con esso, la filiera produttiva automotive, data la situazione di profonda incertezza, che condiziona il clima di fiducia di cittadini e imprese, e l’indebolimento dell’economia e del mercato del lavoro, con conseguente perdita di potere d’acquisto dei consumatori. L’acquisto di un autoveicolo è un investimento importante che, in questa fase, necessita di un sostegno adeguato alla realtà che stiamo vivendo, e che il mercato di oggi possa recepire positivamente. In assenza di interventi mirati, una chiusura del mercato auto 2020 con 500/600mila unità in meno rispetto all’anno precedente determinerà un mancato gettito Iva di circa 2,5 miliardi».
 
Secondo le tre associazioni, il rallentamento delle vendite, che il meccanismo in vigore di bonus-malus non è sufficiente a contrastare, sarà responsabile di un mancato rinnovo del parco circolante italiano che, in riferimento alle autovetture, a fine 2019 era ancora costituito per il 32,5% da auto ante-Euro 4 e per il 57% da vetture con oltre 10 anni di anzianità.
 
A questo si aggiungono le difficoltà nello smaltimento dei veicoli in stock nelle case automobilistiche e nei concessionari che, con il mercato in stallo, impediranno alla filiera industriale di ripartire a ritmi sostenibili: un danno che per molte imprese, già fiaccate da due mesi di azzeramento del fatturato, si ripercuoterà sull’occupazione.

A rischio l'intero sistema economico

«Risulta incomprensibile - sottolineano nella nota Anfia, Federauto e Unrae - come in Italia non si faccia nulla per salvaguardare la strategicità e la competitività di un comparto come l’automotive, che esporta oltre il 50% dei suoi prodotti, apprezzati in tutto il mondo per la carica innovativa e la qualità, e che in più occasioni ha dimostrato di fungere da traino per la ripresa produttiva di larga parte del sistema manifatturiero e quindi della nostra economia, e si preferisca andare incontro a un rischio di deindustrializzazione. Un settore che alcuni Paesi europei, con i quali, peraltro, la nostra filiera è profondamente interconnessa, stanno mettendo al centro dei loro piani di supporto, così da rilanciare i consumi e la transizione verso un modello di mobilità più sostenibile».
 
I firmatari della nota concludono ribadendo che, per loro, «non è più rinviabile l’attuazione di un’importante campagna di incentivi per la rottamazione di auto e veicoli commerciali vetusti e l'acquisto di autoveicoli di ultima generazione, e per lo sviluppo infrastrutturale, nonché la revisione della fiscalità sulle autovetture per un adeguamento a livello europeo. Incentivi che allarghino la platea dei beneficiari, pur nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale, per rilanciare davvero il mercato e la produzione».

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