Il Covid-19 infetta anche l'e-commerce: fatturati in calo del 54%

Gli acquisti digitali fanno +19% anno su anno, ma il Coronavirus ribalta fatturati, gerarchie e abitudini di acquisto. E dimezza i fatturati delle aziende

Redazione Web
Cresce l’e-commerce italiano nel 2019. Ma poi arriva il Covid-19…

Il 54% delle aziende e-commerce intervistate ha dichiarato un calo del proprio fatturato a causa del Coronavirus, mentre solo il 21% lo ha incrementato

Durante i mesi bui del lockdown, abbiamo sentito spesso dai telegiornali o letto su siti e quotidiani (chi aveva il fegato di uscire ad acquistarli in edicola…) che la quarantena forzata spingeva gli italiani ad aumentare gli acquisti online e che, nella crisi generale, i siti di e-commerce erano tra i pochi a registrare fatturati record. Ora scopriamo che si tratta di una mezza verità, o almeno di una verità che riguarda più che altro i player globali.
 
Lo certifica il report “E-commerce in Italia 2020 - Vendere online ai tempi del Coronavirus”, della Casaleggio Associati, presentato questo pomeriggio durante un evento in streaming agli operatori del settore e al pubblico (clicca qui per scaricare la ricerca). 

E-commerce, le due facce del Covid-19 

La ricerca, giunta alla XIV edizione, ha analizzato i dati relativi alle vendite online nel 2019 (+17% di fatturato, per un totale di 48,5 miliardi di euro) ma ha dedicato un interessante focus all’andamento del mercato negli ultimi mesi, durante i quali il lockdown ha portato a modificare fortemente le abitudini di acquisto in tutto il mondo. E qui si scopre il dato interessante: il 54% delle aziende e-commerce intervistate ha dichiarato un calo del proprio fatturato a causa del Coronavirus, mentre solo il 21% lo ha incrementato. Chi ha subito cali ha visto in media un crollo del 54% del fatturato.
 
Il Rapporto è stato realizzato attraverso l’elaborazione di studi e ricerche di mercato, articoli di attualità ed esperienza sul campo di Casaleggio Associati; sono state inoltre impiegate una survey online e interviste di approfondimento con alcuni dei principali operatori del mercato.
 
«Da 15 anni l’e-commerce in Italia cresce a doppia cifra - spiega Davide Casaleggio, presidente della Casaleggio Associati -, ma negli ultimi mesi è stato registrato un calo fortissimo di transazioni in settori fino ad oggi dominanti on-line quali il turismo, a favore di altri fino a questo momento considerati marginali come l’alimentare che ha avuto una crescita a tre cifre. Ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale che durerà nel tempo e che modificherà fortemente l’economia e l’organizzazione del business di molte aziende oltre che la società intera. Se fino ad oggi era normale ricevere una pizza a casa, da oggi in poi sarà normale ricevere anche un cacciavite».
 
In effetti, settori come il turismo sono stati piegati dal Covid-19, a vantaggio di altri come il food, i giochi, i casalinghi e il pharma, veri protagonisti durante il lockdown.

Gli italiani e l’e-commerce

Dal rapporto risulta che il 76% dei consumatori acquista da mobile, il 98%ha acquistato almeno una volta sui marketplace e oltre 31,6 milioni di persone nel 2019 hanno acquistato online da siti esteri, in particolare da Cina, Uk, Stati Uniti e Germania.
 
Sul fronte delle imprese, le aziende e-commerce italiane che vendono all’estero sono state il 61% (+5% anno su anno), mentre il 39% vende solo in Italia. La carta di credito è risultata il mezzo di pagamento più diffuso (28%), seguita dai digital wallet (23%), dal bonifico (19%), dal pagamento alla consegna (17%), pagamento via mobile (7%) e altri (6%). 

L’analisi per settore

Nel 2019 il settore Tempo libero è stato il più importante per l’e-commerce (42,7% del fatturato totale), seguito dal Turismo (25,6%). Il primo è cresciuto del 21% rispetto all’anno precedente, mentre il turismo, settore ormai maturo in termini di e-commerce, del 7%. I centri commerciali rappresentano il 15,5%, con una crescita del 25%.
 
Gli altri settori sono di fatto residuali, in quanto hanno dati più bassi del 5% dello share e raggiungono complessivamente il 16,2% del totale del fatturato:
 
-       Assicurazioni +4% in fatturato (4,6% del totale);
-       Salute e bellezza +27% (0,4% del totale);
-       Casa e arredamento +25% (0,9% del totale);
-       Alimentare +19% (3,1% del totale);
-       Elettronica di consumo +17% (3,3% del totale);
-       Moda +16% (2,1% del totale);
-       Editoria +11% (1,8% del totale). 

L’impatto del Coronavirus

Con l’avvento della pandemia tutto è cambiato e l’alimentare, con il suo 3,1% del totale del fatturato dell’e-commerce in Italia è diventato il settore merceologico con più transazioni. Sono cresciuti anche il settore Salute e Bellezza, soprattutto grazie al pharma, e l’Editoria, grazie ai contenuti in streaming. L’elettronica non si è fermata e ha visto crescere in particolare gli acquisti di laptop, notebook, stampanti, e piccoli elettrodomestici, ma con scontrini medi più bassi.
 
Il settore Moda subisce un impatto negativo dovuto alla mancanza di necessità del prodotto che impatterà su tutto l’anno, mentre quelli del Tempo libero e degli Articoli sportivi patiscono della limitazione delle opportunità fisiche di gioco e di sport all’aria aperta. Cresciuti considerevolmente gli ordini di giocattoli, hobbistica e casalinghi, così come quelli di sex toys. In coda annaspano il comparto eventi e il turismo.

Transazioni tante, fatturato poco

«Ma se la gente in questi mesi sta incrementando gli acquisti online, dall’analisi condotta da Casaleggio Associati su 58 operatori rappresentativi di tutti i settori merceologici, emerge che la maggior parte delle aziende non vede un miglioramento dei propri affari - aggiunge Davide Casaleggio -. E chi ha incrementato il proprio fatturato fa fatica a stare dietro agli ordini con un +96% di incremento medio in settori come l’intrattenimento online e la formazione, o i negozi online di alimentari che da soli hanno visto un +300%». 

Ripensare il business

 Va da sé che le aziende e-commerce italiane hanno dovuto riorganizzarsi per gestire il momento critico. Gli ambiti valutati più sotto stress sono legati all’organizzazione con lo smart working (31%), la logistica (27%) e l’approvvigionamento di prodotto (21%), ma preoccupa anche il tema finanziario, anche chi ha visto aumentare le proprie vendite; un timore che deriva sia dallo scoraggiamento generale degli investitori, sia dalla maggiore rigidità nei pagamenti da parte delle aziende con cui collaborano, per paura di non incassare.
 
«L'esperienza Covid spingerà a ripensare i canali di comunicazione a partire dal ruolo dei social fino all'integrazione con un modello fisico digitale dei punti vendita - commenta Luca Eleuteri, Socio fondatore della Casaleggio Associati -. Ci dovrà essere una spinta verso l'utilizzo di canali proprietari che oggi ha un peso del 50% sui fatturati rispetto ai marketplace più blasonati che sottraggono margine ai brand. Un equilibrio da trovare per le piccole e medie imprese e i commercianti tra investimenti per incrementare la visibilità del prodotto attraverso la presenza sui social e margine da cedere ai marketplace».
 
Hanno contribuito a rafforzare e approfondire i risultati della ricerca tre aziende leader nei settori pagamenti e advertising digitali: Criteo, l’azienda ad tech indipendente più grande del mondo; Stripe, piattaforma di pagamenti; Nexi, paytech leader nei pagamenti digitali in Italia.

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