L'EDITORIALE

Arrabbiati, restando costruttivi

Sergio Luciano
Arrabbiati, restando costruttivi

Resistiamo, per favore, alla tentazione di pensare che restarcene chiusi in casa due mesi sia stato inutile: non è così, sappiamo cosa avremmo avuto se avessimo continuato ad andare in giro come se la pandemia non fosse esistita: il doppio dei morti, forse ancor più. E meglio di noi lo sa il premier inglese Boris Johnson, che, grottescamente, una settimana dopo aver predicato l’immunità di gregge, ha rischiato la pelle per il Covid-19. Però siamo delusi e arrabbiati, e chi dice di non esserlo o si atteggia, o è una specie di Buddha senza problemi né psicologici né economici, o mente. Siamo delusi e da un paio di settimane anche arrabbiati non con i medici – che il Signore ce li conservi – ma con gli scienziati, che hanno dimostrato un esibizionismo vacuo, pari a quello dei politici e che dopo aver detto tutto e il suo contrario continuano a contraddirsi, con simmetrica e incurante spocchia. Se il virus sopravviverà all’estate o no, se il vaccino arriverà tra sei mesi o diciotto, se la clorochina fa male o fa bene e poi l’eparina e l’antivirale X e l’antivirale Y, e le mascherine Fp1,2 o 3, e a che distanza minima stare, e se il virus sopravvive in acqua oppure no. Abbiamo capito, non lo sapete: ma allora ditelo, e sottraetevi alla (naturale) pressione mediatica e abbandonateci nella nostra ignoranza.

Ma la rabbia maggiore se l’è attirata il governo. Niente di personale, per carità: almeno il premier e il ministro della Sanità, se non altri, sono apparsi impegnati e in prima linea. Ma nel suo insieme l’esecutivo e la sua maggioranza sono evaporati, in una nuvola di bugie dalle gambe corte controfirmate dal ministro dell’Economia, col suo eterno sorrisetto da Gioconda del bilancio. Al momento in cui questo numero di Economy viene chiuso si sta celebrando il vertice europeo dei capi di Stato e di governo che dovrebbe essere ancora almeno in parte interlocutorio e al quale il presidente del Consiglio si è presentato senza nessun previo confronto parlamentare. Mes sì, Mes no; eurobond no; emissioni speciali europee forse… Mai che ci abbiano detto la verità: lo Stato non ha soldi e non ha osato finora chiederli sul mercato del debito pubblico perché ha paura di una porta in faccia. La potenza di fuoco da 400 miliardi annunciata più di un mese fa è stata la classica montagna che partorisce il topolino.

Hanno infilato i pochissimi aiuti finanziari che una finanza pubblica, dissanguata da trent’anni di complessivo dissesto, poteva sostenere in un tritacarne di burocrazia che sbigottisce e fa piangere, oltre a ridicolizzarci in Europa. Non hanno avuto il coraggio, nè politico nè morale, di dirci la verità, e hanno avuto la faccia tosta di promettere cose che non potevano mantenere e pasticciare clamorosamente anche sui pochi fronti che avrebbero potuto gestire senza spendere. Come non arrabbiarsi?

Però è così. La crisi del Coronavirus ha fatto venire al pettine tutti i nodi creatisi nel sistema in tanti anni di malgoverno, dei quali questi di adesso non sono personalmente responsabili. Semmai lo siamo noi, che col voto abbiamo affidato il paese a degli incapaci, per poi aspettarcene il rilancio dall’iniziativa di un’accozzaglia di capetti incompatibili, senza nè arte nè parte, e di vecchi comprimari di partiti al di sotto di ogni speranza.

Non resta che stringere i denti e sforzarci di essere costruttivi. Prendiamoci - come cittadini, lavoratori e imprenditori - tutti gli spazi possibili nella fase 2, per piccoli che siano. Non congeliamo i consumi, se ne abbiamo il modo. Anche se non sappiamo con precisione quando, la malattia sarà debellata e questo governo se ne andrà. Cerchiamo - nei limiti del possibile - di aiutarci un po’ di più a vicenda. Ripromettendoci di non ripetere gli errori del passato, nemmeno nella gestione bulimica delle imprese. 

Siamo arrabbiati, ma restiamo costruttivi. 

IL CORSIVO

L’obolo della vedova vale di più, ma bravi i manager che hanno donato

«In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere» (Luca, 21).

Partiamo dai valori, dagli archetipi, prima di spellarci le mani con gli applausi. Tutti i manager delle grandi aziende che hanno rinunciato a porzioni importanti dei loro ricchissimi emolumenti per contribuire alla lotta al virus o all’attenuazione delle sue ripercussioni economiche, “han deposto come offerta del loro superfuo”, come scrive San Luca Evangelista. Però, però... non sono gesti da poco. Che un signore come Jean Pierre Mustier, ceo di Unicredit, abbia rinunciato, quest’anno, a 2,7 milioni di euro per darli in beneficenza; che l’amministratore di Fca Mike Manley si sia dimezzato l’emolumento come anche l’a.d di Luxottica Milieri, sono  altrettanti segnali di una sensibilità sociale che non è per niente scontato trovare nei ricchi. In questo senso si può dire che le sventure sono un banco di prova che a volte fa emergere il peggio ma altre volte il meglio delle persone. E si legga, al riguardo, anche la nostra coverstory di questo numero.

Pochi esempi simili tra i politici, purtroppo, ma fin qui nessuna meraviglia: salvo poche lodevoli eccezioni, mungono la vacca finchè sono sicuri di disporne perchè “del doman””l dopo, non avendo mestiere, non  hanno certezza... Chi è proprio impermeabile alla solidarietà sono stati gli invisibili rais della burocrazia. Da loro il Paese sarebbe stato felice di ricevere non offerte ma opere di bene: più lavoro, più dedizione, snellimento dei tempi, superamento dei lacci e degli intoppi. Niente di tutto questo. I burosauri sono animali senza cuore, il virus che li possiede è quello dell’intoccabilità e del paraculismo. Nè versano oboli, nè cambiano testa. Non c’è epidemia che tenga.                                     

(s.l.)                         

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