Il Covid-19 è uno stimolo per migliorare la ricerca medica

Intervista ad Alessandro Grattoni, 41 enne, Professore e Direttore, Dipartimento di Nanomedicina, presso lo Houston Methodist Research Institute (HMRI), Houston, Texas

Giovanni Pellerito
Il Covid-19 è uno stimolo per migliorare la ricerca medica

Si parla di una possibile pandemia da anni, l'ultima grande pandemia è stata circa 100 anni fa, nel 1919, in questo secolo la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante, come mai non si è riuscito ad anticipare e prevenire l’attuale crisi sanitaria globale? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Grattoni, 41 enne, Professore e Direttore, Dipartimento di Nanomedicina, presso lo Houston Methodist Research Institute (HMRI), Houston, Texas, insomma uno dei grandi scienziati italiani all’estero.

Dopo la laurea in Ingegneria Meccanica, Alessandro Grattoni ha conseguito il dottorato in Ingegneria Biomedica al Politecnico di Torino lavorando nel team del Dr. Mauro Ferrari presso l’Università del Texas Health Science Center di Houston. Attualmente è Professore e Direttore del Dipartimento di Nanomedicina allo Houston Methodist Research Institute e Professore nei Dipartimenti di Chirurgia e Radioterapia Oncologica allo Houston Methodist Hospital.

Le sue attività di ricerca sono dedicate allo sviluppo e alla traslazione clinica di piattaforme tecnologiche nanofluidiche impiantabili per il rilascio controllato di farmaci ed il trapianto di cellule a lungo termine. Il suo laboratorio si concentra sulla prevenzione dell’HIV, l’immunoterapia intratumorale e per l’obesità.

Un’altra area di ricerca del suo laboratorio sono sistemi di rilascio controllato di farmaci controllati remotamente per la telemedicina ed il trattamento personalizzato dei pazienti. L'impianto integra sensori per permettere il funzionamento autonomo imitando la funzione delle ghiandole nel corpo. Inoltre, il suo team sta utilizzando additive manufacturing per lo sviluppo di dispositivi di incapsulazione per il trapianto di cellule, il Nanogland per il diabete e l’ipogonadismo.

Con il supporto dell’ISS National Lab, il Dr. Grattoni ha istituito un Centro per la Nanomedicina Spaziale presso l'HMRI, dedicato all’utilizzo della Stazione Spaziale Internazionale per la ricerca sulle nanotecnologie con applicazioni mediche sulla Terra e per l'esplorazione spaziale.

 

Professor Grattoni, la domanda che tutti ci facciamo è come mai non siamo riusciti a prevedere tutto questo?

È da diversi anni che organi scientifici e di intelligence suonano l’allarme per possibili imminenti outbreaks che possano trasformarsi in pandemie. Seppur la ricerca scientifica stia facendo passi avanti impressionanti nella cura di molte patologie, e le tecnologie mediche siano in costante sviluppo, anticipare e prevenire questi eventi è tuttora estremamente complesso. Purtroppo, non esistono ancora delle misure di sorveglianza globali che permettano di monitorare malattie infettive causate da patogeni che possono essere trasmessi da animali all’uomo. La tragica esperienza che stiamo vivendo a causa di SARS-CoV-2 (Covid-19) sta stimolando ulteriori ricerche e lo sviluppo di tecnologie, in parte con il supporto di artificial intelligence, per la diagnosi rapida, prevenzione e cura dell’attuale pandemia e possibili patologie future. La ricerca scientifica sarà sempre in prima linea.

In cosa è impegnato nello specifico il Methodist Hospital Research?

Insieme con lo Houston Methodist Hospital, lo Houston Methodist Research Institute è impegnato in prima linea a far fronte all’emergenza del SARS-CoV-2. Houston Methodist è diventato il primo centro medico negli Stati Uniti a ricevere l’approvazione dalla Food and Drug Administration (FDA) per la trasfusione di plasma di pazienti guariti dal SARS-CoV-2 in pazienti critici in terapia intensiva per lo stesso virus. Lo Houston Methodist sta’ anche partecipando attivamente a test clinici per verificare l’efficacia di farmaci contro il Covid-19. Inoltre, qui, team di medici e ricercatori hanno inventato e sviluppato nuovi sistemi per proteggere i pazienti, medici ed infermieri durante le procedure di intubazione per ventilatori polmonari, e per sopperire alla mancanza di maschere N95 e ventilatori, con maschere d’ossigeno innovative. 

Lei da grande italiano all'estero, che ogni giorno vede e studia il lavoro dei suoi colleghi in patria cosa vive come lo vive?

Seppure io sia dall’altra parte dell’oceano, mi sento molto vicino e sono immensamente riconoscente ai medici, gli infermieri ed i ricercatori che in  Italia eroicamente stanno combattendo questa pandemia con determinazione e forza, seppur con risorse limitate. Sono anche a conoscenza di piccole imprese come ad esempio Omnidermal Biomedics e PDL che a fronte di questa situazione drammatica si sono rimboccati le maniche, e si sono lanciati nello sviluppo, certificazione e produzione di ventilatori di emergenza per sopperire alle richieste degli ospedali in Italia. In questo momento difficile, il coraggio del personale medico e l’ingegno dei ricercatori e degli inventori  mi rendono orgoglioso di essere Italiano.  

Come si immagina il post emergenza coronavirus, e quali consigli per un corretto ritorno alla normalità?

E’ possibile che non si ritorni completamente alla normalità che vivevamo prima di questa pandemia. Fintanto che il Covid -19 non è sotto controllo a livello globale, alcune precauzioni rimarranno in atto. Questo chiaramente avrà ripercussioni sui viaggiatori, sugli eventi pubblici ed in generale su tutte le attività che coinvolgano persone a stretto contatto. Sarà sicuramente importante mantenere l’attenzione sulle misure di igiene e sulle precauzioni basilari correntemente in uso. È inoltre possibile che in base all’attuale esperienza, il lavoro a distanza diventi più comune.  

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