La blockchain al servizio dal Made in Italy/ Prima parte

Intervista al codirettore del Mit Italy Program Serenella Sferza

Giovanni Pellerito
La blockchain al servizio dal Made in Italy/ Prima parte

Cosa sia una blockchain ormai è noto e le analogie si sprecano: è un libro mastro, un registro di certificazione, un notaio virtuale, che funziona “peer to peer” e che a regime, secondo gli esperti della materia, disintermedierà molti degli attori fino ad oggi protagonisti nelle quotidiane transazioni di beni e servizi.

In pratica è un sistema di certificazione che collega direttamente i soggetti attivi della transazione. Ogni unità del registro è un “blocco” (da cui block), e i blocchi sono collegati tra loro (chain, catena) nell’ordine in cui sono stati creati. I blocchi sono connessi usando la crittografia, che li lega in modo virtualmente non modificabile. Quindi potremo sin dalla nascita del primo blocco conoscere passo passo la storia e l’evoluzione, di un qualsiasi prodotto, bene o servizio, che si avvale di questa tecnologia. Non abbiamo più bisogno di un certificatore esterno, ma il prodotto stesso è già di per sè, certificato.

Per capire meglio quali sviluppi e quali implicazioni porterà questa tecnologia nelle nostre vite ed in particolare nel settore del made in Italy, abbiamo chiesto il parere di due illustri personalità, Serenella Sferza del MIT (Massachusetts Institute of Technology), co-direttore del MIT Italy-Program e Alan Tien, laureato alla Stanford University in ingegneria elettronica ed oggi uno dei massimi esperti della materia, ed attualmente consulente senior per alcune delle più innovative start up del settore.

La scelta di due esperti di due specifiche università non è casuale: MIT e Stanford University, East Coast e West Coast, Boston e Palo Alto, Cambridge District e Silicon Valley, due grandi università, due distretti con il più alto tasso di “approach to innovation” al mondo, in due zone così diverse tra di loro, ma così simili, per ingegno, capacità e performace.

L'INTERVISTA A SERENELLA SFERZA 

Serenella Sferza è arrivata al MIT (Massachusetts Institute of Technology) con una fellowship Fulbright e vi è restata fino al conseguimento del PhD in scienze politiche. Sferza ha insegnato in varie università americane –come Washington University e MIT—ed Europee—quali il Juan March Institute a Madrid—ed è affiliata allo Harvard Center for European Studies. Dal 2001 dirige—assieme a Carlo Ratti—Il MIT-Italy Program è un programma ufficiale del MIT, il cui scopo è quello di portare più MIT in Italia e più eccellenza Italiana al MIT.

Le attività del MIT - Italy Program si articolano su tre fronti

 

1) Internship per studenti del MIT presso imprese, centri di ricerca e scuole Italiane –più di 100 studenti nel 2018

2) avviamento di collaborazioni tra docenti del MIT e le università Italiane nostre partners- una ventina nel 2018

3) collaborazioni con imprese Italiane interessate a collaborazioni con il MIT.

Insieme ad un altra quindicina di programmi, il MIT – Italy Program forma le MIT International Science and Technology Initiatives (MISTI).

 

Come la tecnologia dei blockchain potrà migliorare il sistema industriale secondo il MIT di Boston?

Il MIT discute –e applica-- da tempo criptomonete e tecnologie blockchain, come è normale dato il forte interesse per la ricerca matematica e di criptografia. Nel 2017, per esempio, 111 laureandi del MIT hanno scelto di ricevere I loro diploma di laurea esclusivamente attraverso un portafoglio blockchain. Le tecnologie blockchain promettono una verifica automatica dell’affidabilità ed anche la costruzione di un indice composito della stessa sulla base delle transazioni pregresse; la rintracciabilità dei prodotti lungo I loro molteplici percorsi di scambio; e l’eliminazione della perdita (leakage) di dati che le operazioni di verifica inevitabilmente comportano. Questo equivale ad una produzione gratuita di fiducia—un ingrediente necessario a tutte le transazioni. Christian Catalini, docente alla Sloan, ha scritto numerosi articoli sulle innovazioni e discontinuità che questo comporterebbe non solo per le istituzioni finanziarie, ma anche per la contabilità, la logistica e tutti I settori basati che comportano una difficile gestione mista--pubblica e privata- di informazioni sensibili—come la sanità.

Possiamo dire di essere all'alba del cripto mondo? 

Il MIT rifugge dalle generalizzazioni epocali. Nel tentativo di individuare il punto in cui l’esagerazione e la speranza che circondano le criptotecnologie si incontrano e diventano realtà, la MIT Technology Review ha concluso che il “consenso algoritmico” che tali tecnologie promettono ha bisogno di molti ulteriori tests prima che se ne possa parlare come del “prossimo internet.” Anche le ipotesi più ottimistiche, prevedono che passeranno vari decenni prima che ciò possa accadere, e che gli incidenti di percorso saranno notevoli, come nel caso di tutte le altre “disruptive” technologies.

Anche se un cripto mondo dovesse emergere, I suoi contorni sono incerti. Malgrado tutto l’entusiasmo per il loro funzionamento decentralizzato suscitato dalle cripto monete, è stato dimostrato che una moneta digitale centralizzata—gestita da uno stato oppure anche da una impresa—funzionerebbe in modo più efficiente di una decentralizzata. Inoltre, è abbastanza chiaro che l’ adozione di tale moneta su larga scala richiederebbe una regolamentazione pubblica dei criptoscambi, la quale potrebbe ovviamente variare da paese a paese.

Quale insidie per il consumatore nell'era del cripto mondo?

Difficile rispondere, dato che la maggior parte delle informazioni che abbiamo si riferisce al commercio di criptomonete. I criptoscambi sono incorsi in numerosi problemi di integrità dei mercati e pirateria informatica che hanno comportato il dirottamento e furto di ingenti somme. Alcuni critici hanno messo in dubbio l’efficienza e la sicurezza delle stesse tecnologie di blockchain—indipendentemente dall’uso della criptomoneta. L’integrità dei registri può essere compromessa dal malware o dalla frode elettronica e le”private keys” rese pubbliche dal criptocrimine o l’ingenuità degli utenti.

Possiamo dire che le tre parole dei prossimi decenni saranno: Verità - Fiducia – Reputazione?

Lavoro con scienziati ed ingegneri impegnati a realizzare questi valori, e mi piacerebbe potere essere d’accordo, ma non posso. Svariate ricerche dimostrano come le false notizie si propaghino molto più in fretta di quelle vere e come sia estremamente difficile contrastare questa tendenza. La prevalenza dei social media ed una serie di sviluppi economici e politici hanno segmentato le nostre società in comunità autoreferenziali che comunicano solo al loro interno, e si fidano esclusivamente di chi vi appartiene. Di conseguenza, la fiducia è diventata una moneta a circolazione limitata, e lo stesso vale per la reputazione. Questo non promette bene per quanto riguarda il trionfo della verità.

Ovviamente, quanto accade a livello di politica e società non vale necessariamente per quanto riguarda l’economia ed I mercati. Ed è anche possibile che le tecnologie blockchain possano contrastare le tendenze sopra descritte creando degli indicatori oggettivi di affidabilità universalmente riconosciuti. Ho molto fiducia nell’intelligenza e nel genio di chi sta lavorando a queste tecnologie, ma resto scettica sulla capacità della tecnologia di risolvere problemi sociali.

Cosa rappresenta per il sistema del Made in Italy la tecnologia dei blockchain?

Certamente una grossa occasione da non perdere. La tecnologia dei blockchain può rendere le transazione più veloci, più sicure e meno costose; certificare la provenienza dei prodotti in tutte le fasi dalla produzione al consumo; e rendere più sicuro lo scambio di informazioni tecniche coperte dalla proprietà intellettuale; e lo possono fare in modo decentralizzato che non penalizza la piccola dimensione.

Queste caratteristiche giocano a favore del Made in Italy—un settore diversificato che include numerose piccole imprese, i cui prodotti sono spesso ad alto rischio di falsificazione e per le quali farsi conoscere e stabilire un alto livello di affidabilità è in genere molto costoso. Nel registrare in modo indelebile, sequenziale e condivisibile ogni passaggio del prodotto, la tecnologia blockchain esporrà inevitabilmente I tanti prodotti che vengono etichettati come “made in Italy” ma che provengono per lo più da altri paesi, facendo in tal modo da filtro tra vero e falso “Made in Italy”. L’etichetta “Made in Italy” diventerà più selettiva, ma trarrà vantaggio da questo a rigorosità in termini di qualità e affidabilità dei prodotti. Da questo punto di vista, la tecnologia blockchain potrebbe essere davvero portatrice di trasparenza e verità.

Qui la seconda parte dell'approfondimento

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