E adesso in ufficio chi ci torna più?

Nulla sarà più come prima. La scoperta dello smart working - e dei suoi innegabili vantaggi - impone ai direttori del personale, spinti dagli stessi lavoratori, un profondo ripensamento dell'organizzazione in azienda

Marina Marinetti
E adesso in ufficio chi ci torna più?

I pantaloni della tuta e le pianelle sotto la camicia e, per i più fortunati che non devono neppure salvare le apparenze in videoconferenza, la barba da poter lasciar crescere selvaggiamente alla Tom Hanks in Castaway. Nessuna tinta per mascherare la ricrescita ogni quindici giorni, né sedute settimanali dall'estetista cinese per rifare le unghie, la pelle che finalmente torna a respirare non più soffocata da strati di fondotinta. E, in più, l'innegabile vantaggio di riuscire a infilare, tra un report e una call (sul balconcino al sole attrezzato a ufficio d'emergenza), un po' di ginnastica, qualche lavoretto domestico, un'occhiata ai compiti dei figli e la stuccatura di quel buchetto sul muro che attende da ere geologiche un po' di attenzione. Certo, i colleghi mancano, ma alla socialità si sopperisce via Zoom, Skype, Whatsapp, concedendoci una selezione all'ingresso che difficilmente ci saremmo potuti permettere nella vita reale. Ma chi ci torna più in ufficio, adesso che tutti abbiamo scoperto la magica produttività dello smart working?

Se lo sono chiesti anche i direttori del personale. Che, ovviamente, sono preoccupati sul cosa troveremo "dopo", al rientro dell'emergenza. Così Aidp, l'Associazione Italiana per la Direzione del Personale, che oggi riunisce oltre 3.000 Soci (ma il gruppo Linkedin a cui ha dato vita nel 2009 è il più grande e attivo social group in ambito HR, con oltre 14.000 membri) l'ha chiesto direttamente ai suoi soci. Prevale, chiaramente, un sentimento marcato di preoccupazione. Ovviamente il 56% si attende ricadute pesanti in termini di chiusure aziendali e il 52% immagina elevati tassi di disoccupazione. E in generale l’92% dei direttore del personale si aspetta ricadute pesanti a causa del blocco delle attività sul sistema Italia.

Ma sono gli impatti nell’organizzazione del lavoro a porre gli interrogativi più pressanti. Tutti hanno capito che nulla sarà più come prima, e non solo sotto il fronte della sicurezza (per il 62% degli interpellati ci sarà una riprogettazione secondo le norme di tutela della salute e una costante attività di prevenzione dal virus): spinti anche dagli stessi lavoratori, il 55% dei direttori del personale prevede un potenziamento delle attività in smart working, il 22% investimenti nelle infrastrutture informatiche e quasi l’11% di potenziamento dello smart learning. La costante, in questo caso, è nel binomio sicurezza per la salute e nuove tecnologie, che va letta come grande opportunità di preparazione e prevenzione.

«È evidente a tutti che l’emergenza coronavirus ha almeno due facce, una fondamentale che attiene alla salute pubblica e alle necessarie misure messe in campo per tutelarla; l’altra riguarda gli inevitabili impatti negativi sul piano economico, sociale e occupazionale che il prolungato stop produrrà e che desta molta preoccupazione» spiega Isabella Covili Faggioli, Presidente Aidp, una carriera nell’ambito delle risorse umane in aziende internazionali (Buton Vecchia Romagna, Intertaba Philip Morris, FinRitz), oggi partner di I.C. Consulting, società di head hunting che opera su tutti i settori merceologici con specializzazione nel settore moda e beni di lusso. Le aspettative nei confronti dello Stato sono alte: il 46% dei direttori del personale si aspetta un allungamento della durata della cassa integrazione in deroga Covid 19 per tutto il 2020. Il 39% l’introduzione di misure di accesso al credito agevolato, il 31% chiede la totale defiscalizzazione degli investimenti e il 22% l’intervento dello Stato nelle aziende in crisi. Infine, il 16% propone l’anno fiscale bianco, ossia nessun pagamento delle tasse per tutto il 2020.

«Consapevoli che il dopo non sarà facile per le aziende e di conseguenza per i lavoratori, la differenza la faranno le misure straordinarie e giuste che verranno messe in campo per rilanciare l’economia e la consapevole capacità di chi questi processi li deve governare in una prospettiva positiva e con nuove forme di organizzazione», continua Isabella Covili Faggioli. «Al fine di non vanificare le misure già pensate e in fase di elaborazione, chiediamo a gran voce un’opera radicale di sburocratizzazione generale, di facilitazioni nell’utilizzo delle agevolazioni, di chiarezza nelle norme e di aiuto alle aziende nel consentire maggiore flessibilità e trasparenza in tutti i rapporti, soprattutto quelli di lavoro».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400