Coronavirus negli Usa: assisteremo al boom della dieta mediterranea?

Il ceo Nordamerica dell'olio Filippo Berio ne è certo: aumenteranno i consumi di grassi vegetali e non più animali

Giovanni Pellerito
Coronavirus negli Usa: assisteremo al boom della dieta mediterranea?

Ma in un Paese come gli Usa, dove il 39,8% degli adulti e il 20,6% degli adolescenti statunitensi sono obesi, che impatto può avere la segregazione in casa, che l’epidemia sta imponendo? Ma d’altronde quale drammatica aggravante può essere l’obesità per chi viene contagiato dal virus? Il problema è serissimo. Per il dottor Frank Hu, presidente del Dipartimento di Nutrizione presso la Harvard School of Public Health, negli ultimi anni “il trend dell’obesità è aumentato costantemente sia nei bambini che negli adulti nonostante gli sforzi della sanità pubblica per migliorare l’alimentazione e l’attività fisica.” E dunque, adesso?

Marco de Ceglie, CEO Nordamerica di Filippo Berio, icona dell’olio d’oliva italiano, e membro del board della North America Olive Oil Association (Nooa) ha una risposta precisa, al riguardo: il possibile boom delle dieta mediterranea. A base di olio d’oliva, e non di grassi animali. ”Alla ripresa della normalità  sanitaria ed economica – spiega - le prospettive per i prodotti alimentari di qualità saranno molto buone. Purtroppo, analizzando le conseguenza più devastanti del corona virus, si evidenziano ancora una volta ed in maniera enfatizzata le debolezze derivanti da una diffusa obesità e da patologie come il diabete. Quindi, ci sarà una rinnovata attenzione per una alimentazione sana e bilanciata e basata su prodotti genuini, non contaminati e non contenenti ingredienti alieni.

Ma le importazioni non saranno scoraggiate?

È un altro punto importante di profonda riflessione del problema, che riguarderà però la lunghezza delle supply chain, con una spinta verso le produzioni “locali”. Per i prodotti Italiani sarà molto importante valutare caso per caso quanto la produzione in Italia sia essenziale o quanto un prodotto autentico Italiano possa essere prodotto in America nel totale rispetto delle specifiche e degli ingredienti.

Grandi opportunità per le aziende Italiane, ma ci sarà bisogno anche di molto coraggio e di spirito imprenditoriale. Questa volta, nessuna rendita di posizione sarà concessa.

Prima i Dazi, adesso il corona virus; quale è lo stato di salute dei prodotti dell’agroalimentare italiano in America?

Mentre il problema dazi poteva aver iniziato ad impattare la competitività commerciale dei prodotti Italiani di qualità in America, la crisi generata dal corona virus è generale e trasversale a tutti i prodotti. Il consumatore è preoccupato quasi esclusivamente dalla situazione sanitaria e dalla conseguente crisi economica. Nel durante, non c’è spazio di comunicazione o relazionale per messaggi più qualificati relativi a origini, genuinità e qualità.

I consumi alimentari fuori casa (normalmente poco più del 50% della spesa food degli Americani) sono crollati e di conseguenza gli acquisti alimentari nei supermercati sono cresciuti con percentuali altissime, sia per creare scorte sia per l’aumento forzato dei pasti in casa. Ma si è comperato di tutto e tutto ciò che era disponibile sugli scaffali. Anzi, alcuni prodotti basici altamente processati (per esempio, le zuppe in scatola) hanno generato alto interesse grazie al prezzo basso ed alla lunga conservazione. Finché non ritorna lo stato di salute dei cittadini e dell’economia, non si può parlare di stato di salute di nessun prodotto o categoria.

Comunque, come stanno cambiando le abitudini alimentari degli americani, a causa della attuale emergenza sanitaria?

La crisi sanitaria ha creato una situazione totalmente nuova, improvvisa e a cui nessuno era preparato. Il primo cambiamento drammatico è derivato dalla impossibilità di accedere a bar e ristorante sia per la loro chiusura che per la forzata permanenza in casa. Il secondo cambiamento è derivato dalla totale incertezza sul futuro della propria salute fisica ed economica. Il consumatore si è “barricato” in casa con scorte di prodotti a lunga conservazione, mentre sono calati i consumi di prodotti freschi e di frutta e verdura. C’è solo da sperare che la crisi sia la più breve possibile, così da evitare che tali cambiamenti diventino permanenti.

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