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«La lezione delle favelas
ci indicherà la strada»

Da avvocato di banche e multinazionali a economista che promuove la sussidiarietà: Padre Augusto Zampini Davies, a capo del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, spiega a Economy la sua visione

Riccardo Venturi
«La lezione delle favelasci indicherà la strada»

«Ora si tratta di passare ai progetti concreti, si devono prendere delle decisioni». Padre Augusto Zampini Davies, argentino, direttore del settore Fede e sviluppo del Dicastero per lo sviluppo umano integrale istituito da Papa Francesco, a Economy spiega che «Papa Francesco e la Chiesa in generale fanno bene a dire cosa c’è di sbagliato nell’economia». E rilancia: «Vogliamo un’economia che serva e che non sia autoreferenziale, che generi opportunità per tutti e non solo diseguaglianza e morte, che generi sostenibilità e non la distruzione della terra, basata su principi come la solidarietà, la sussidiarietà». Lo fa, ancora prima che da prelato, da uomo di mondo: Padre Augusto era un avvocato che difendeva gli interessi di banche e multinazionali, anche contro alcuni governi. Ma l’esperienza di pastorale missionaria gli ha cambiato la vita: «La chiamata di Dio mi ha fatto lasciare tutto» racconta a Economy. Una volta ordinato sacerdote, ha vissuto per due anni in una favela nella periferia di Buenos Aires: «Lì ho scoperto che il sistema economico genera una terribile diseguaglianza. Un conto è saperlo in astratto, un altro toccarlo con mano: ti spezza il cuore. Ho visto tanti bambini senza futuro finire in circuiti criminali, di spaccio. Così ho deciso che dovevo studiare lo sviluppo economico, e legarlo alla teologia». Così, dopo un periodo di studio e lavoro a Londra con il cardinale Vincent Nichols, nel 2017 padre Augusto Zampini Davies è arrivato in Vaticano, nel Dicastero per lo sviluppo umano integrale. «Quando sono entrato in seminario volevo diventare un prete normale, lavorare con i poveri, gli ultimi. Sto ancora lavorando per loro, ma non precisamente da una favela». 

La due giorni di Assisi innescherà un processo a catena che rinnoverà i paradigmi dell'economia grazie all'impegno dei giovani

Ad Assisi sono in arrivo più di duemila economisti e imprenditori under 35 da tutto il mondo.

Per decidere cosa fare abbiamo chiamato chi sarà in grado di cambiare in modo concreto il modello economico: giovani dai 20 ai 35 anni che lavorano in ogni settore dell’economia: business, finanza, banche, agricoltura, salute, università, governo. Vogliamo che generino qualcosa di nuovo, di diverso. Non lo creeranno in due giorni, certo, ma prenderanno un impegno a vita con Papa Francesco e diventeranno agenti di un nuovo processo di cambiamento. Speriamo che queste persone abbiano un’esperienza così forte nei giorni di Assisi da volerla replicare nei loro paesi e nelle loro città. 

Padre Zampini Davies, non crede di essere troppo ottimista?

Se vogliamo il cambiamento dobbiamo creare le condizioni di un processo concreto che parta e che continui: e questo è proprio quel che faremo. Quindi non credo di essere ottimista bensì realista, perché i processi di cambiamento si sono già diffusi e sono in corso: quello nella finanza verso l’impatto degli investimenti non solo in termini di ritorno, ma anche da un punto di vista ambientale e sociale, l’attenzione agli stakeholders e non solo agli shareholders, quello in alcune industrie che vogliono essere sostenibili, come nel tech, nelle costruzioni, nell’automotive; e ancora quello nel business dell’energia, con le nuove fonti e la transizione energetica. Quel che vogliamo fare è creare una piattaforma di persone che sono in sintonia con la visione di Papa Francesco e che possono generare concreti processi di cambiamento nei loro campi. Possono farcela. 

Come, in concreto?

Quella di Assisi non è la classica conferenza con l’oratore che parla e gli altri che ascoltano. È organizzata in diversi villaggi, ognuno in una parte diversa della città, abbiamo il pieno sostegno del sindaco di Assisi Stefania Proietti e del vescovo Domenico Sorrentino. Il titolo di ogni villaggio mostra una tensione; lavoro e cura, finanza e umanità, agricoltura e giustizia, profitto e vocazione, policies for happiness, business e pace... Se fai business, per esempio, certo vuoi fare profitto, ma ti dovresti interrogare anche sulla tua vocazione a non farlo a tutti i costi. Se sei nella finanza vuoi assicurare investimenti sicuri, con meno rischi e un buon ritorno: ma che spazio ha l’umanità? L’agricoltura è profondamente legata alla giustizia: i dati Fao ci dicono che per il terzo anno consecutivo è aumentato il numero delle persone affamate nel mondo, 800 milioni. Eppure produciamo cibo a sufficienza per tutti, com’è possibile? C02 e diseguaglianza: le aziende e i paesi che inquinano di più sono molto molto poche, ma chi ne soffre le conseguenze sono i più poveri, che non sono responsabili delle emissioni. Ogni villaggio ha molti consulenti da tutto il mondo. Alla fine i giovani economisti sottoporranno a Papa Francesco il loro impegno. Ci sono tantissime persone che volevano venire, ma non c’era più posto. Speriamo quindi che in altre parti del mondo più città vorranno replicare Economy of Francesco: se questo accadrà, inizieremo un movimento rivolto a diversi aspetti dell’economia in un modo concreto, con giovani che decideranno quali cambiamenti vogliono intraprendere. 

La spiritualità è la forza speciale che consente a chi vuole trasformare un'idea in realtà di non gettare la spugna

Quali sono i punti chiave del processo di cambiamento che dovrebbe partire ad Assisi?

Il primo è la spinta che viene dalle generazioni più giovani, che sono le più desiderose di cambiare. Il secondo è l’aspetto olistico del cambiamento, che riguarda tutti i differenti ambiti economici, dalla salute al cibo, dall’educazione all’urbanizzazione. Non è insomma un cambiamento settoriale. Il terzo è che è un processo universale: ad Assisi ci saranno persone di tutto il mondo, selezionate attentamente. Si sono iscritte così in tanti che abbiamo potuto scegliere i giovani che sono leader potenziali delle loro zone, e che possono avviare un processo di cambiamento, o magari l’hanno già iniziato, ma forse erano soli. Anche se lavori in una banca, e magari non sei il Ceo, se sei parte di un movimento globale per il cambiamento lo promuoverai. Basta guardare il movimento di Greta Thunberg, una volta che hai un senso di appartenenza a qualcosa di grande, questo promuoverà il cambiamento. Quarto, abbiamo esperti globali in ogni villaggio che vogliono aiutare. Non vengono solo per parlare o per farsi vedere, perché non ne hanno bisogno. Vengono per aiutare questi giovani e Papa Francesco a generare qualcosa di nuovo. 

Alla base di Economy of Francesco c’è la filosofia dell’Ecologia integrale dell’enciclica Laudato si’. Tutti gli aspetti della crisi sono legati tra loro?

Il grido ambientale e quello sociale sono interconnessi perché hanno la stessa causa: il mono-sviluppo economico che estrae dalla terra e produce sulla base del mito del progresso, il commercio non fatto in modo equo, il consumo eccessivo… tutto questo processo sta causando un grande danno alla terra e alla società in termini di diseguaglianza. Questo è quel che vogliamo cambiare, e se vuoi andare alle radici non puoi rispondere a un grido senza rispondere all’altro. Papa Francesco propone tre linee di azione. La prima è politico-economica, la seconda è educativa, la terza è spirituale. L’evento di Assisi ha a che fare con la prima e anche la seconda, ma poi vanno combinate con quella spirituale che ne sta alla base. Lo spirituale assicura la spinta per la trasformazione. Quando vuoi cambiare qualcosa ed è molto difficile hai bisogno di una forza speciale, altrimenti prima o poi getti la spugna. 

La spiritualità è l’arma segreta di chi desidera il cambiamento?

Gli studi psicologici dimostrano che se vuoi cambiare qualcosahai bisogno di una motivazione. Se vuoi cambiare qualcosa di collettivo come l’economia allora hai bisogno anche di qualcosa che unisca gli attori collettivi e crei una radice collettiva: la spiritualità ha queste caratteristiche. L’80% del pianeta afferma di essere religioso, di credere in qualcosa. E la maggior parte di chi è religioso crede nel prendersi cura degli altri. Se possiamo tradurre questo prendersi cura in un modello economico, anche questo sarà una rivoluzione. 

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