Restiamo a casa ma sia chiaro: questo dramma è colpa dei politici

La pandemia è nata chissà come e chissà dove, e speriamo finisca presto, ma una cosa è chiara: se in Italia la tragedia di tante vite spezzate sta diventando anche un dramma sociale epocale paragonabile a una guerra mondiale è colpa della politica. Quindi anche nostra, che l’abbiamo espressa. Ma indirettamente

Sergio Luciano
Restiamo a casa ma sia chiaro: questo dramma è colpa dei politici

I responsabili diretti del dramma umano, sociale e prestissimo economico che sta schiacciando il Paese hanno nomi e cognomi precisi.

Sono i politici degli ultimi trent’anni, che hanno vilipeso la tradizione prestigiosa del miglior sistema sanitario pubblico europeo tagliandogli le risorse e che intanto hanno depredato la spesa pubblica lasciando gonfiare sulle nostre teste una montagna di debito che oggi ci rende i vigilati speciali.

Gli ultimi governi della Prima Repubblica: Andreotti VII, Amato, Ciampi e poi quelli della cosiddetta Seconda: Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Amato, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Conte 1. Il Conte 2, governo in carica, non è classificabile: è travolto dall’emergenza, certo; sul fronte economico balbetta, soprattutto a causa dell’eurocrate che incautamente ha avuto il dicastero dell’Economia; ma forse – tolta la comunicazione, disastrosamente affidata a persona palesemente inadeguata – nessuno a cuor leggero si sentirebbe di far molto meglio di questo pur carente esecutivo.

Ma gli altri governi sono colpevoli: sia pur con diversi gradi di responsabilità, hanno scientemente permesso che la forza del presidio sanitario diminuisse. Nel 2003 avevamo 367 posti letto ospedalieri e 430 medici ogni 100 mila abitanti; nel 2017, 262 letti e 410 medici. Tagli insensati dei letti, numero chiuso suicida delle facoltà di medicina. Nello stesso lasso di tempo la Germania ha ridotto, sì, i posti letto ma da 657 a 602 ogni centomila abitanti, e i medici sono addirittura aumentati, da 367 a 464.

Chiaro? Se le nostre terapie intensive sono scoppiate e mancano i medici in corsia la colpa è dei tagli che quei governi hanno fatto o non hanno revocato. Al vano inseguimento di un riequilibrio della spesa pubblica ignominiosamente fallito. Tanto che l’incidenza del nostro debito pubblico sul Pil ha raggunto la percentuale mostruosa del 134% rispetto al Pil, per un totale ad oggi di 2.443 miliardi, destinati a crescere quest’anno per gli aiuti anticrisi (si spera: altrimenti il Paese chiude e la gente scende nelle piazze) di almeno altri 100 miliardi che con un Pil comunque in calo porterà quel rapporto nell’ordine del 142-145%. Un disastro, una palla al piede sullo sviluppo, sul futuro dei giovani e del loro lavoro e degli anziani e delle loro pensioni.

Se avessimo i posti letto della Germania e meno debito pubblico non ci troveremmo come ci troviamo.

Ma chi abbiamo mandato nei Palazzi, a rappresentarci e guidarci? Una classe dirigente o una banca di sbandati? E poi, il mito della genuinità incompetente, quanti altri danni ha fatto? Cosa capiscono oggi i Grillini di questo disastro? E dove sono finite le loro eredi, le Sardine, assiepate sul nulla?

Difficile trovare scintille di ottimismo, anche perché alle critiche contro questi sciagurati che ci hanno malgovernato devono affiancarsi quelle a noi stessi. Però forse ci voleva proprio uno scontr frontale come quello che stiamo vivendo per farci capire sia pure in extremis il valore della competenza e della moralità nella difesa del bene comune.

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