Il Cura-Italia rilancia il settore della pubblicità

Per il solo 2020: il credito di imposta è riconosciuto in misura pari al 30% delle spese pubblicitarie sostenute nel corso dell'anno

Francesco Sperti
Contro il fisco diffidente serve un pizzico di  Filosofia

Il Decreto “Cura Italia” incentiva in modo significativo gli investimenti pubblicitari del 2020: è una delle clausole ovviamente meno commentate dell’insieme dei provvedimenti del governo, ma a suo modo molto importante. Per capirne l’uso possibile e la portata, è opportuno risalire alla premessa.

L’art. 57-bis del DL 50/2017 aveva introdotto un’interessante agevolazione, accessibile ad imprese, lavoratori autonomi, enti non commerciali, consistente in un credito di imposta per gli investimenti incrementali effettuati su stampa, radio e tv dall'1.1.2018, nonché per gli investimenti incrementali effettuati dal 24.6.2017 al 31.12.2017 esclusivamente sulla stampa (anche on line). Il credito d'imposta spettava nel limite massimo di spesa pari al 75% del valore degli investimenti incrementali effettuati, ovvero al 90% degli investimenti incrementali nel caso di PMI e start-up innovative. Ad oggi l'agevolazione può essere utilizzata esclusivamente in compensazione nel modello F24.

Il settore della raccolta pubblicitaria in questi anni ha sofferto la crisi generale dell’economia e ancora di più rischia di essere colpito dagli effetti economici del Coronavirus.

Ecco che, nell’ambito delle iniziative a sostegno dell’editoria, il recente Decreto Legge 18/2020 (c.d. Cura Italia), all’articolo 98, introduce un ulteriore motivo di appetibilità dell’agevolazione, per il solo anno 2020: il credito di imposta è riconosciuto in misura pari al 30% delle spese pubblicitarie sostenute nel 2020 (ferme le due condizioni della norma originaria: il tetto massimo di spesa di 27,5 milioni di euro e ammontare complessivo dell’investimento che deve superare almeno dell’1% l’importo degli analoghi investimenti effettuati sulla stessa tipologia di mezzo d’informazione nell’anno precedente). Dunque la vera novità è rappresentata dal fatto che gli investimenti sono agevolati per l’intero ammontare e non già entro il solo limite del 75% sei soli investimenti incrementali (come chiarito dalla Relazione illustrativa al Decreto).

I passi da compiere per l’ottenimento dell’agevolazione sono: in primo luogo, la domanda di accesso al beneficio che, come per gli anni precedenti, si presenta mediante comunicazione telematica; in secondo luogo, presentazione di una dichiarazione sostitutiva degli investimenti effettuati. Su tale base il Ministero seleziona gli aventi diritto e distribuisce le risorse (pubblicando un apposito decreto); alla fine di questo iter è possibile utilizzare il credito d’imposta (solitamente decorsi cinque giorni lavorativi dalla pubblicazione del provvedimento di ammissione).

Inoltre, ove l’ordinario termine previsto dalla norma originaria per l’invio delle comunicazioni telematiche è compreso tra l’1 ed il 31 marzo 2020, la norma del Cura Italia prevede un differimento dei termini per comunicare gli investimenti del 2020 nel periodo compreso tra l’1 ed il 30 settembre 2020 (pur restando valide le comunicazioni telematiche trasmesse a marzo).

Alcuni dubbi, infine, riguardano l’eventuale possibilità di considerare retroattivamente le spese già sostenute nel 2020 (ossia quelle sostenute anteriormente alla data di entrata in vigore del Decreto del 17 marzo); tuttavia, se di agevolazione deve trattarsi, bisognerebbe poter considerare anche tali spese, seppur antecedenti al 17 marzo 2020.

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