Il Coronavirus scardina i paradigmi: attenzione alla tenuta del sistema

In 20 anni il mondo ha dovuto mettere in discussione tre "s" su cui si era poggiato fino ad allora: sicurezza, soldi e salute. Come usciremo da questa crisi? Le voci del rettore della Bocconi, Gianmario Verona, e di Dante Roscini della Harvard Business School

Giovanni Pellerito
Non chiamatelo fallimento la crisi diventa un nuovo inizio

Negli ultimi 20 anni, le 3 S del mondo, Sicurezza, Soldi e Salute, sono state violate e messe a durissima prova. Nel 2001 è stata la prima a venire messa a repentaglio con l’attentato alle Torri Gemelle. È la prima volta che il mondo occidentale si sente sotto attacco dalla fine della seconda guerra mondiale. Nel 2008 tocca ai soldi, quando a Wall Street si abbatte la crisi finanziaria più grande di sempre per volumi e dimensioni. Mai come allora la cassaforte del mondo e cioè il sistema bancario è stato messo cosi a dura prova. Infine, 2020, la terza “S”: il mondo viene "globalizzato" dal coronavirus. Un nemico invisibile, spray, subdolo e pericoloso perché molto virale. Ecco due vocaboli virus e virale che fino a qualche settimana fa erano a quasi esclusivo appannaggio del vocabolario informatico: Virus – antivirus; Virale - video virale.

Bene nel 2020 anche questi due vocaboli tornano al loro posto! Virus:  (dal latino vīrus, "veleno") parassita che può infettare tutti i tipi di forme di vita, dagli animali, alle piante. Virale: Che si diffonde in modo particolarmente veloce e capillare, collegato ad un virus si usa il termine infezione virale! Per molti osservatori questa è una crisi diversa da tutte le altre perché alle tre S (Sicurezza - Soldi e Salute), se ne potrebbe aggiungere una quarta di S,  la S di Sistema.  Oggi la vera  domanda è: dopo questo ennesimo attacco frontale, il Sistema economico per come lo conosciamo, rimarrà tale? Muterà? quali i principali contraccolpi che potrebbe avere? Lo abbiamo chiesto al Rettore dell'Università Bocconi Gianmario Verona, e a Dante Roscini Professore di economia internazionale alla Harvard Business School.

«Il coronavirus è un’emergenza sanitaria che inciderà nel medio, e probabilmente lungo, periodo modificando il mondo per come lo conosciamo. – dichiara Verona - Ma diversamente dai segnali di chiusura e sovranismo che hanno caratterizzato gli ultimi anni, e che possiamo sintetizzare nella politica bilaterale di Trump e nella Brexit di Johnson, questa emergenza globale sta dimostrando che l’unica soluzione è una politica ancor più orchestrata a livello globale e ispirata a principi di solidarietà e uguaglianza. Guardando al Vecchio continente  la strada da seguire è quella di più Europa a partire da una politica fiscale europea. A livello macro quindi quello che dobbiamo aspettarci, e augurarci, è un rafforzamento della globalizzazione con forte attenzione però a risolvere le disuguaglianze alimentate dalla globalizzazione che finora abbiamo conosciuto».

E per quanto riguarda le imprese? «A livello micro – conclude il rettore della Bocconi - le aziende dovranno ridisegnare le catene di approvvigionamento e produzione secondo una logica di nodi che permettano di garantire la continuità produttiva anche in casi di emergenze più o meno diffuse. In generale poi sarà sempre più necessario investire sulla digital trasformation e la diffusione della banda larga perché come sta dimostrando questa fase di emergenza e isolamento sociale la tecnologia e, sempre di più l’intelligenza artificiale, saranno alleate dell’uomo in un mondo destinato a passare da un’emergenza all’altra sia essa sanitaria, climatica, economica o politica. Proprio per questo dobbiamo, a livello macro e micro, strutturarci con appropriati processi di crisis management».

«Questa volta è diverso, per citare il celebre libro di Rogoff e Reinhart, noti economisti di Harvard che peraltro adottarono tale titolo per esorcizzarne l’uso» chiosa Roscini. «La pandemia ha investito l’economia mondiale come uno tsunami. Un’onda d’urto che si ha appena avuto il tempo di scorgere prima del suo impatto violento ed imprevisto. Si sta verificando un doppio, fortissimo shock negativo sia di domanda aggregata che di capacità produttiva, che ha coinvolto quasi simultaneamente tutti i Paesi e tutti i settori economici. Non ci sono precedenti. Anche durante le guerre mondiali non tutti i luoghi sono stati investiti dalle attività belliche; e le precedenti crisi pandemiche sono sempre state arginate sia in termini geografici che di industrie colpite, lasciando danni profondi ma pur sempre localizzati».

Qual è la differenza con un passato? «Questa volta - continua Roscini -  si ha l’impressione di guardare dentro a un vertiginoso buco nero da cui è necessario uscire il più velocemente possibile perché più a lungo perdurerà la situazione di stallo più profondi saranno i danni all’economia globale. I mercati finanziari - che sull’onda della più lunga espansione economica dal dopoguerra, avevano nello scorso decennio dimenticato il concetto di rischio grazie anche a tassi forzatamente bassi e guadagni garantiti - si sono bruscamente ritrovati di fronte ad una enorme incertezza e sono entrati nel panico».

Infine, la domanda che tutti si fanno: quanto ci "costerà" il Coronavirus? «Quanto ai possibili contraccolpi sul sistema economico globale - conclude Roscini -, questi dipenderanno in gran parte dalle misure che le autorità fiscali e monetarie adotteranno al fine di salvaguardare il sistema produttivo, bancario e finanziario. Serve un dispiego di mezzi massiccio ed immediato che preveda ingenti iniezioni di liquidità, assistenza ai redditi, garanzie sui crediti, abbattimento delle tariffe, abbandono temporaneo di rigidità fiscali e allentamento delle regole sul capitale bancario. Si tratta di un momento di eccezionale difficoltà che richiede la messa in campo di tutte le armi disponibili al fine di sostenere l’economia e i mercati. La crisi di un decennio fa ha insegnato molto e alcune misure sono già state prese rapidamente, ma non basta. C’è addirittura chi teorizza che gli Stati, per sopperire alla mancata domanda, debbano intervenire con una sorta di quantitative easing fiscale. Vi è più che mai un grande bisogno di cooperazione, coordinamento e solidarietà internazionale, mentre invece la crisi pandemica ci sta facendo chiudere le frontiere e ingaggiare in un chaqun pour soi che sembra sempre più un si salvi chi può. È in questi momenti che la leadership politica è fondamentale ma questa purtroppo sembra al momento merce alquanto rara ovunque».

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