Il contatto umano al tempo delle relazioni digitali

Un post tratto dal profilo LinkedIn di Luca Altieri, Cmo di Ibm, per spiegare come cambiano le interazioni in epoca di quarantena

Redazione Web
Il contatto umano al tempo delle relazioni digitali

In questi post mi dedico a parlare di digitale, una mia grande passione, il cuore del mio lavoro e un’opportunità senza precedenti per il progresso delle nostre economie e società. Nel contesto della pandemia di coronavirus, tuttavia, il digitale oggi mi appare distante da quello che veramente desidero. Da un lato ne abbiamo bisogno, per lo smart working, per la didattica a distanza, per l’intrattenimento, per la comunicazione con i nostri cari, sono utili per tenerci attivi, fornirci un passatempo e farci sentire vicini, eppure non possono rimpiazzare l’incontro con l’altro, la stretta di mano, l’abbraccio, il caffè al bar con i colleghi o la cena con gli amici.

Mi viene in mente la piramide dei bisogni di Abraham Maslow, lo psicologo che nel 1954 ha proposto una gerarchia delle necessità dell’essere umano che lo motivano e lo spingono a andare avanti. Alla base compaiono i bisogni elementari, fisiologici, come mangiare e dormire, mentre sul secondo gradino ci sono i bisogni di sicurezza: protezione, tranquillità, prevedibilità. A seguire, man mano che la piramide si restringe, troviamo i bisogni di appartenenza (essere amato e amare, far parte della comunità, cooperare), i bisogni di stima (sentirsi riconosciuto, competente, produttivo) e infine, sulla punta, i bisogni di autorealizzazione.

È chiaro da questa descrizione che i nostri stessi bisogni primari sono oggi messi in discussione dall’emergenza coronavirus. Dobbiamo affrontare lunghe code per approvvigionarci al supermercato, siamo pervasi da un senso di incertezza e paura e abbiamo difficoltà a sentirci parte della comunità, perché di fatto viviamo in isolamento. La socializzazione e il contatto umano sono alla base dei bisogni umani e, se mancano, le altre necessità, come la produttività o lo status sociale, diventano meno significative. Adesso valgono molto meno di un abbraccio.

La sfida oggi per la community dell’hitech è aiutare le persone a vincere l’ansia e la paura e a ritrovare una forma di condivisione emozionale. Parliamo da tanto tempo di una tecnologia che deve mettere al centro l’individuo, perché questo dà valore a una strategia di marketing, di HR o di customer relationship. È lo stesso in questo duro frangente di quarantena forzata: le tecnologie ci devono aiutare a sentirci uniti alle altre persone.

Strumenti come l’alta definizione e la realtà virtuale ci hanno già dimostrato di poterci far provare emozioni; ora siamo chiamati a rendere sensoriale ed emozionale un maggior numero di tecnologie. Diverse aziende ci stanno lavorando: la magia dell’alta risoluzione e della realtà aumentata sono già fruibili nel turismo (pensiamo alla visita alle Domus romane al Palazzo Valentini a Roma) o nel cinema, come dimostrato dai film documentari co-prodotti da Magnitudo Film, Lifi e Chili e diretti da Francesco Invernizzi, che hanno portato sul grande schermo il realismo delle opere d’arte di Gian Lorenzo Bernini e di Palladio grazie all’ultra-definizione dell’8K. L’emozione è assicurata.

E' appena stata lanciata una nuova e importante iniziativa che mira a riunire tutti i più potenti computer del mondo nella lotta all'emergenza sanitaria provocata dal nuovo coronavirus covid-19. In questo momento non ci deve essere concorrenza ma collaborazione per il bene comune, per valori comuni, per la società. Mettendo in comune la capacità di supercalcolo sotto un consorzio di partner, tra cui IBM, Lawrence Livermore National Lab (LLNL), Argonne National Lab (ANL), Oak Ridge National Laboratory (ORNL), Sandia National Laboratory (SNL), Los Alamos National Laboratory (LANL), la National Science Foundation (NSF), la NASA, il Massachusetts Institute of Technology (MIT), il Rensselaer Polytechnic Institute (RPI) e diverse aziende tecnologiche leader, possiamo offrire una straordinaria potenza di supercalcolo a scienziati, ricercatori medici e agenzie governative per permettere di eseguire un numero molto elevato di calcoli in epidemiologia, bioinformatica e modellazione molecolare che impiegherebbero mesi se gestiti su piattaforme di calcolo tradizionali più lente. Questo è il potere di accelerare la ricerca attraverso il calcolo".

Quindi continuiamo allora a far evolvere il digitale in tutte le sue applicazioni e declinazioni. Consapevoli però che niente potrà sostituire l’emozione del giorno in cui potremo finalmente vederci e stringerci la mano. Vi aspetto !!

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