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Ma per i manager under 40 il cambio è già in corso

A rappresentare Federmanager nell’appuntamento di Assisi ci saranno tre giovani: Giovanni Moraglia, Paola Vitale e Luigi Lancione. Che a Economy spiegano come per loro la sostenibilità sia un valore condiviso

Marco Scotti
Ma per i manager under 40 il cambio è già in corso

«I nostri giovani manager andranno ad Assisi e noi saremo presenti a maggio in Vaticano quando il Pontefice chiamerà a partecipare al Patto educativo globale tutti i soggetti che possono contribuire a un nuovo modello di sviluppo sostenibile». La chiamata alle armi (rigorosamente pacifiche e ci mancherebbe) è quella di Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager, che annuncia la presenza della sua associazione agli appuntamenti principali di Economy of Francesco. Il motivo? Perché non è più procrastinabile l’attenzione del management ai temi che il Papa ha ribadito in più di un’enciclica. 

«Sostenibilità – aggiunge il numero uno della Federazione dei dirigenti – significa attenzione alla questione climatica ma non solo. Noi dobbiamo innovare il sistema, di cui l’impresa è il fulcro, e farci responsabili degli effetti generati sul territorio circostante, sulle città, sulla collettività. È il solo modo che abbiamo per garantirci un futuro prospero e senza conflitti». A rappresentare Federmanager nell’appuntamento di Assisi ci saranno tre esponenti del gruppo giovani: Giovanni Moraglia della sezione di Verona; Paola Vitale in rappresentanza di quella toscana; Luigi Lancione dalla Puglia. Tre dirigenti giovani, che provengono da tre diverse realtà lavorative (utility, oil&gas, farmaceutico) ma con tre visioni che convergono quando si tratta di parlare di questi temi che sono ormai imprescindibili per l’agenda di qualsiasi executive. Attraverso i loro occhi e le loro azioni, dunque, il ruolo manageriale è reinterpretato anche nella funzione di promozione di un’economia più sensibile alle implicazioni etiche, sociali e ambientali del fare impresa. Non più un’attenzione pressoché esclusiva rivolta al raggiungimento di risultati finanziari tout court, ma una coabitazione di diversi valori fondativi che concorrono all’ottenimento di traguardi ancora più ambiziosi e soddisfacenti. 

Tre, come tre sono i giovani con cui abbiamo parlato, le domande fondamentali che necessitano di un approfondimento: il ruolo degli under 40 nel raggiungimento di una leadership più sostenibile; le aspettative che nutrono nei confronti del convegno di Assisi; il commitment dei manager più anziani nella causa. La sensazione diffusa, infatti, è che i più giovani diano ormai per assodato che non esiste un business sano che non abbia un occhio di riguardo alla tutela delle risorse del pianeta. Ma è così anche per chi non è più tanto giovane? «Vedo molte realtà – spiega Giovanni Moraglia, manager del Gruppo Tea – che stanno iniziando a cambiare pelle indipendentemente dall’età dei dirigenti. C’è una maturità e una voglia di seguire la propria attività lavorativa e la produzione, tenendo però conto degli aspetti di sostenibilità. Le strategie dovranno fare riferimento a questi obiettivi, alcuni dei quali fanno parte dei 17 punti stabiliti dall’Onu nell’agenda 2030». L’idea che prende piede, dunque, è che davvero ci sia stato un cambio di passo. Non per un semplice avvenimento, ma per una presa di coscienza collettiva che così si rischia davvero grosso. E dunque, in un momento in cui si registrano venti gradi al Polo Sud e Greta Thunberg riesce a smuovere gli animi, in cui gli Esg diventano – finalmente – una parte sempre più importante del business delle aziende, le imprese hanno capito che serve un segnale, forte, di discontinuità. Smettendo di trincerarsi dietro al fatto che per oltre mezzo secolo ci si è sempre comportati in un determinato modo. «Sino a qualche anno fa – ci racconta Paola Vitale – era avvertibile il problema del “si è sempre fatto così”, la sostenibilità era solo una moda di chi se lo poteva permettere. Ma abbiamo raggiunto un momento in cui c’è coscienza da parte di tutti che serve un cambiamento, i giovani lo devono guidare, ma anche la classe dirigenziale che è in piedi da un po’ di anni si trova di fronte a un punto in cui le ripercussioni sono talmente forti che il cambiamento non è più procrastinabile». 

Una visione confermata anche da Luigi Lancione, Hr manager di Farmalabor, che nota come anche nelle azioni pratiche si mostri chiaro il cambio di passo: «Da qualche anno vedo che viene redatto un budget per la sostenibilità. Anche il tema della sicurezza è diventato nodale e i manager si stanno sempre più spendendo per avere sempre ben chiara la necessità di un’azione sostenibile. Si tratta di un tema etico fondamentale, che non può più essere visto semplicemente come un aspetto che pertiene al singolo individuo». Dunque, mai come ora un appuntamento come quello di Assisi diventa nodale per far capire che una sensibilità nuova c’è, è stata introiettata da tutti i livelli aziendali e deve essere ora estesa a qualsiasi ambito della nostra vita. 

«Abbiamo iniziato – prosegue Moraglia – un percorso già da Catania, dove abbiamo avviato un progetto di riciclo per gli oggetti che normalmente sarebbero finiti nella spazzatura. Da lì la volontà di partecipare ad Assisi non tanto per portare dei contenuti, ma per intraprendere un percorso utile di condivisione e di commistione di esperienze diverse. Non è facile mettere sotto lo stesso cappello il mondo del lavoro, della famiglia e della chiesa, ma sono certo che non sia difficile trovare un denominatore comune, una chiave di volta che permetta di cambiare passo. Io stesso voglio essere un motivatore all’interno dell’ecosistema in cui mi muovo». Ci sono poi settori che più di altri – naturalmente – devono cambiare approccio e prospettiva. 

È il caso di Baker Hughes, di cui Paola Vitale è Financial Planning & Analysis Director. «La mia azienda – ci spiega – si è impegnata a ridurre del 40% le emissioni entro il 2030 e a portarle a 0 entro il 2050. Più in generale, il motivo per cui io ho aderito a Economy of Francesco, è la necessità da parte di noi giovani di assumerci qualche responsabilità in più. La sostenibilità non è una moda, ma una parte fondante del nostro agire quotidiano. In un convegno come quello di Assisi vedo la possibilità di confrontarmi con persone che provengono da tutto il mondo per trovare una via comune d’azione». 

«Papa Francesco – conclude Lancione – è già da diverse encicliche che ha introdotto i temi relativi all’economia sociale. Per questo, sia come individuo, sia come membro del gruppo di Federmanager, ho reputato che questa occasione di Assisi fosse un’opportunità cui non si poteva rinunciare. L’internazionalità di questo appuntamento, con partecipanti eterogenei che provengono da gruppi di diverse estrazioni sociali, lavorative, esperienziali, mi rendono veramente fiducioso. La diversità è il vero valore aggiunto dell’appuntamento di Economy of Francesco. E sono certo che sapremo tutti cogliere questa opportunità». La via è sicuramente tracciata, e il coinvolgimento sempre più convinto dei più giovani non può che farci guardare a questo incontro con un pizzico di ottimismo in più. È già una gran bella novità.

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