ECONOMY OF FRANCESCO

Dai fallimenti del capitalismo all'apostolato dell'equità

Papa Francesco ha convocato ad Assisi i giovani economisti di tutto il mondo: a loro spetta il compito di ridisegnare l'economia del futuro

Sergio Luciano
Dai fallimenti del capitalismo all'apostolato dell'equità

Secondo l’annuale rapporto dell’Oxfam, alla metà del 2019 l’1 per cento più ricco della popolazione mondiale deteneva più del doppio della ricchezza netta posseduta dagli altri 6,9 miliardi di persone. Per quanto su questo dato – rielaborato dalle statistiche del Global Wealth Databook del Credit Suisse – ci siano polemiche e ironie, rimane fondamentalmente vero, e impressionante. E se la morte per fame sembra finalmente aver quasi sgombrato il campo dell’umanità - salvo alcune atroci sacche in Africa e in pochi altri angoli sperduti dei continenti – forme diverse di povertà estrema restano e si estendono. 

Il capitalismo non è più fronteggiato da ideologie laiche decise a temperarlo, se non a contrastarlo come fece invano il comunismo di stampo sovietico fino agli Anni Ottanta. E di fronte al malessere sociale diffuso, si è alzato solo, da qualche anno, la voce di un uomo straordinario ma indubbiamente divisivo: Papa Francesco. Cinque anni fa – era il maggio del 2015 - con la sua enciclica Laudato si', Bergoglio puntò il dito contro l’abuso delle risorse naturali che l’uomo perpetra da troppo tempo, dando il via ad una stagione, speriamo non tardiva, di nuova sensibilità globale sul problema del cambiamento climatico. Il fenomeno Greta non sarebbe stato forse possibile senza quell’Enciclica, e gli obiettivi dell’Unione Europea e dell’Onu per il 2030 e il 2050 non sarebbero stati scritti, o per lo meno non così.

Ora il Papa si ripropone in un ruolo che gli attira entusiasmi almeno quanto ostilità. Scuotere le coscienze assuefatte a un capitalismo che non si pone domande e non risponde a chi gliele pone. Un capitalismo drogato di finanza. Con Borse che s’inebriano solo quando le aziende licenziano, magari sostituendo gli espulsi con i robot, un capitalismo che non si preoccupa più di estendere a quante più persone possibile le opportunità del benssere crescente, ma si arrocca in una comunità sempre più chiusa di pochissimi super-ricchi, comprimendo perfino la classe media.

Rispetto a questo scenario, Papa Francesco ha già detto parole chiarissime, parlando un mese fa a banchieri, economisti e ministri delle Finanze riuniti in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali su “Nuove forme di fraternità solidale, di inclusione, integrazione e innovazione": «Non siamo condannati alla disuguaglianza sociale né alla paralisi di fronte all’ingiustizia», ha detto, «Un mondo ricco e un'economia vivace possono e devono porre fine alla povertà, generare risposte creative per includere e nutrire gli ultimi, invece di escluderli». Creando una «nuova architettura finanziaria internazionale» che sostenga lo sviluppo dei Paesi poveri, alleviando il loro debito, senza paradisi fiscali, evasione e riciclaggio di denaro sporco «che derubano la società», con governi che difendono giustizia e bene comune «rispetto agli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti».

Parole pesanti, come pietre. Che stanno già facendo sentire il loro effetto, prima ancora che Assisi abbia inizio. Già: la due giorni de “L’economia di Francesco”, ad Assisi, dal 26 al 28 marzo 2020. Un nome per un evento inedito, che certamente gioca sul nome del Santo poverello, e sul fatto che Papa Bergoglio lo abbia scelto per sé. Ha convocato ad Assisi 500 giovani economisti tra i 20 e i 35 anni – giovani, perché il mondo è e sarà loro – chiedendogli idee riflessioni e proposte in dodici filoni, quanti erano gli apostoli, su come cambiare realmente il mondo con le risorse della carità, dell’etica cristiana, della fede. Velleitario, forse. Affascinante senz’altro.

E prima ancora che tutto questo abbia inizio, la mobilitazione delle categorie economiche e professionali è già partita. Da Confindustria – già attiva nelle fasi di preparazione di Assisi  - a Federmanager (vedere il servizio nelle pagine seguenti) a tutte le grandi associazioni d’impresa e professionali, quale più quale meno. Tante, troppe forse per essere tutte sincere, tutti “di buona lena” in questo loro impegno. Però comunque tutte ormai costrette a bere fino in fondo, che lo apprezzino davvero o che semplicemente lo subiscano, questo calice di verità. 

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