Altro che mobilità, Uber spera di fare utili con le pizze a domicilio

Redazione Web
Altro che mobilità, Uber spera di fare utili con le pizze a domicilio

Quando Uber ha riportato i risultati del quarto trimestre, migliori del previsto, alla fine della scorsa settimana, ha anche rivelato che sarebbe diventata redditizia ancora più velocemente dopo aver modificato il suo funzionamento interno. Meno costi, e fin qui niente di strano: tagliarli, negli Usa, è facile, soprattutto se si tratta di costi umani: mille posti segati via come se niente fosse. E poi? Poi “ricavi da servizi diversi”. Uno s’immagina chissà che: software avanzati, invenzioni, genialate. Niente di tutto questo: pizze a domicilio. Come cent’anni fa, col carrettino a pedali. C’è un grande passato dietro certe innovazioni palliste.

Sta di fatto che il colosso del cosicdetto “ride-hailing” (in pratica, i tassisti abusivi) ha visto i ricavi delle prenotazioni dei suoi diversi servizi crescere del 30% nell'ultimo trimestre del 2019 rispetto all'anno precedente. Quasi la metà di questa crescita è dovuta solo a Uber Eats: il servizio di consegna di generi alimentari ha visto crescere il suo fatturato trimestrale del 70%, anche se le perdite sono aumentate di un importo simile. Tuttavia, la perdita complessiva della società è stata inferiore sia alle aspettative degli investitori sia alla perdita registrata nello stesso periodo dell'anno precedente: e così, l'azienda ha anche annunciato l'obiettivo di diventare redditizia entro la fine del 2020. Un anno prima del precedente piano del 2021 (abbiamo fatto i conti), e avrebbe potuto essere realizzato in quanto le misure di riduzione dei costi dell'azienda stanno superando anche le sue stesse aspettative. Il nuovo Ceo dell'azienda ha dichiarato di aver riconosciuto che l'era della "crescita a tutti i costi" è finita. Ma la strada non è in discesa. Uber sta già affrontando un'intensa concorrenza da parte di altri compagni di strada come Lyft, Bolt, e persino il servizio di autotrasporto Waymo One. E la scorsa settimana un nuovo concorrente nel suo più grande mercato europeo, quello britannico: l'indiano Ola, sostenuto da SoftBank, ha annunciato i piani di lancio a Londra. Come se Uber non avesse già abbastanza problemi nella capitale inglese...

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