Economy & ISTITUZIONI

Paola Pisano:
«Non si deve far business
sul digitale pubblico,
la spid sarà gratis»

La strategia della docente che da settembre guida il dicastero dell’Innovazione è quella di rendere il ministero un provider di digitalizzazione per le 22mila amministrazioni pubbliche italiane. Rilanciando il Sistema unico di identità digitale e offrendo un’unica app per interfacciarsi con qualunque servizio pubblico

Marina Marinetti
Paola Pisano: «Non si deve far business sul digitale pubblico, la spid sarà gratis»

La p.a. non si lascia distrarre dalla routine per innovare: impianteremo direttamente noi le tecnologie nell’ultimo miglio

Entri nel sito del Comune e non ti riconosce le credenziali. Cerchi di registrare il contratto della colf su quello dell’Inps e ti devi sottoporre a una procedura di identificazione che manco alla Nasa. Armato delle migliori intenzioni affronti PagoPa per saldare la Tasi per scoprire, dopo aver compilato una serie infinita di form, che la tua banca non fa parte del circuito. Così ti arrendi e ti rassegni alle lunghe code allo sportello. Poi, però, un ministro della Repubblica tira fuori lo smartphone e ti mostra la versione beta di un’app (“io”, si chiama) che ti consente di iscrivere i figli a scuola, accedere alla ztl, pagare i tributi, vedere il fascicolo sanitario, quello lavorativo, consultare il percorso scolastico, fare una visura al volo.... E capisci che questa potrebbe essere la volta buona. Sarà perché insegna Disruptive Innovation all’università di Torino. O perché nella sua città, da assessore, ha già sperimentato la guida autonoma, lanciato i cocktail bar gestiti da robot, sostituito i fuochi d’artificio coi droni. Il fatto è che, al di là di qualunque orientamento politico, Paola Pisano al riesumato dicastero per l’Innovazione è la persona giusta al posto giusto. E se parla di Risorgimento digitale lo fa tenendo i piedi ben piantati per terra: «Se qualcuno pensa che la pubblica amministrazione si faccia distrarre dalla sua routine per fare innovazione è un pazzo», dice. 

Pagopa è strutturata per vendere i servizi strategici in un mercato competitivo esattamente come fanno le aziende private

Fa specie, detto da un ministro.

Mica possiamo pensare che al Mef possano smettere di fare la manovra per digitalizzare il bilancio. Neanche un’azienda lascia la sua ruotine per fare innovazione. La realizzano altri, che poi la impiantano fisicamente dentro l’azienda. Non possiamo pensare che la pubblica amministrazione adotti l’innovazione solo perché lo decidiamo al ministero. Dobbiamo essere noi un provider di innovazione: fare un programma serio, con corsi di formazione, ma soprattutto prendendo sul campo le migliori tecnologie, ingegnerizzando i processi e impiantandoli fisicamente nei Comuni, nelle Regioni direttamente. 

La digitalizzazione dell’ultimo miglio. Peccato che il suo sia un dipartimento senza portafoglio.

Senza portafoglio non significa senza soldi, ma alle dipendenze dirette del Consiglio dei Ministri. E infatti a Conte ho chiesto 34 milioni di euro e un po’ struttura: al Dipartimento per la trasformazione digitale lo staff è di appena 20 persone....

Quando nel Regno Unito ci sono 800 persone che lavorano all’Agenda digitale.

Ed è per questo che abbiamo istituito una cabina regia con tutti gli altri ministri e stiamo creando task force su vari progetti in modo da portare avanti insieme la digitalizzazione e il reskilling della Pa e dei cittadini. 

Ci sarà un po’ di resistenza...

Proprio poca. (sorride. ndr)

Ecco perché state ragionando su un modello differente.

Prima di tutto vogliamo una governance chiara. Prendiamo il Sistema unico di identità digitale, ovvero la Spid: è del cittadino, quindi dev’essere fornita dallo Stato e non da identity provider come Aruba, Tim, Poste.... Non si può pensare di fare business sui servizi pubblici. La Spid deve essere fornita gratis e il costo, anche quello dei distribuitori privati, dev’essere a carico dello Stato. 

Dobbiamo prepararci all’ennesima ulteriore procedura di autenticazione?

Tutt’altro:  il nostro obiettivo è fare in modo che se il cittadino è già stato risconosciuto da altri soggetti, per esempio la banca, la medesima user e password gli serva anche per avere la Spid. Perché rifare tutta la trafila?

Ma poi che ce ne faremo? 

Per prima cosa la Spid serve per accedere a tutti i servizi delle 22mila pubbliche amministrazioni italiane. Ma anche in quelli di fornitori di servizi come Enel, Trenitalia, Poste, diminuendo i rischi di truffa che si nascondono dietro le identità digitali delle persone. E, come con la carta di identità, si potrà accedere a qualunque servizio dell’Unione europea: stiamo creando la Spid in ottica Eidas – Electronic identification authentication and signature,  ndr - la piattaforma che garantisce la circolarità delle identità digitali in Europa. Anche perché, come qualunque genitore, immagino i miei figli a studiare, lavorare e vivere in qualche altra parte dell’Unione europea.

Però la Spid in nove anni l’hanno ottenuta solo 5 milioni di cittadini su 60.

Purtroppo sì: andando avanti di questo passo la smart nation che aveva dichiarato Conte il primo giorno la vedremo fra 90 anni. Ma l’innovazione è così: si prova, e se non funziona si cambia. 

Anche PagoPa è cambiata. 

E soprattutto la Spa non segue le regole della pubblica amministrazione, ma quelle del mercato competitivo: è strutturata affinché venda i nostri servizi così come fanno  le aziende private e nella nuova strategia avrà il compito di diffondere e di far utilizzare i nostri servizi strategici.

Ovvero?

I pagamenti, innanzitutto. Nel 2019 PagoPa è arrivata a registrare 60 milioni di transazioni per un valore di 9 miliardi di euro. L’obiettivo è di arrivare nel 2020 a 100 milioni di transazioni, a 150 nel 2021 per tagliare nel 2023 il traguardo dei 250 milioni di operazioni, su un totale di 500 milioni di tributi. Andare verso i pagamenti elettronici diminuisce il costo della Pa, la rende più efficiente, dimiuisce il tempo da dedicare ai pagamenti, sia per il cittadino che per la Pa, che ha immediatamente l’incasso ed evita le riconciliazioni tra enti locali e amministrazione centrale, che spesso si fanno manualmente, con un rischio di errore elevato. Poi arrivano le cartelle pazze....

La nuova spid servirà per accedere ai servizi di tutte le 22mila pubbliche amministrazioni italiane e in quelle dell’Unione Europea

Però per pagare online serve la rete, che in Italia non è così scontato. Men che meno la rete unica in fibra, con qualcuno che storce il naso all’idea.

I problemi sono abbastanza chiari: quello che non è chiaro agli operatori delle telecomunicazioni è che devono credere nell’espansione del loro mercato anche all’estero. Potrebbero creare un modello competitivo qui in italia e andare insieme all’estero per crescere. È una grande opportunità, specie ora che la rete si sta softwarizzando e il cloud si sta avvicinando alle città e alle aziende. 

Nel frattempo?

Nel frattempo, dove non c’è la fibra ci sono comunque il rame, i ponti radio, i satelliti. Ma è chiaro che non sarà l’operatore privato a far arrivare internet ovunque, perché non ci guadagna: lo deve fare lo Stato.

Vale anche per il 5G?

Non può partire, se non c’è chi lo paga. Manca un modello di business redditizio per gli operatori. Per diffonderlo nel Paese occorre una strategia che lo supporti. In altre parole: l’innovazione deve essere un capitolo della politica strutturale del Paese, così come lo sono il green o le politiche industriali. 

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