Farmaceutica italiana travolgente:
l’export cresce del 28% e supera l’import

Redazione Web
Farmaceutica italiana travolgente: l’export cresce del 28% e supera l’import

Mentre l’industria italiana segna il passo, la farmaceutica va alla grande. Il primo semestre dell’anno ha fatto segnare un forte aumento dell’export: più 28% rispetto allo stesso periodo del 2018, da 12,6 a 16,1 miliardi di euro. Anche l’import è cresciuto ma in misura minore, del 10,5%, da 13,1 a 14,5 miliardi. Proiettando questo stesso ritmo di crescita all’intero 2019, le esportazioni supererebbero nettamente i 30 miliardi di euro (arriverebbero infatti a 33,1) e l'import si attesterebbe a quota 29,2. Questo segnerebbe un avanzo commerciale di quasi 4 miliardi di euro in un settore che si è sempre caratterizzato per essere un importatore netto. Sono gli ottimi dati che emergono dall'aggiornamento dello studio Nomisma 'Industria 2030. La farmaceutica italiana e i suoi campioni alla sfida del nuovo paradigma manifatturiero'. Nel 2018 l’export era cresciuto del 4,7%, ma l’import di più, di quasi il 10%, il che aveva portato la bilancia in negativo per circa 500 milioni.

Già dal 2017 l’Italia ha superato la Germania al primo posto per produzione di farmaci in Europa, con oltre 31 miliardi di euro. Nel 2017 le aziende del farmaco occupavano 42mila dipendenti, con un aumento del 57% rispetto ai 26.610 occupati del 2007. Più della metà però lavora in stabilimenti esteri: del totale dei dipendenti, 15.390 sono quelli impiegati in Italia, di cui oltre il 46% sono donne, con una quota di laureati e diplomati di oltre l’87%. Quasi la metà (46,8%) è occupata in attività di produzione e di ricerca, con un totale di addetti dedicati all’innovazione superiore al 5% in tutte le imprese. Il Rapporto evidenzia come, nel solo triennio 2015-17, il numero dei dipendenti italiani delle Fab13 sia aumentato di oltre 690 unità (da 14.380 a 15.390, +4.7%). Nel 2017 si è investito un miliardo in ricerca.

«Per continuare a crescere, le aziende farmaceutiche hanno bisogno di regole certe e di un quadro normativo stabile» ha affermato recentemente Lucia Aleotti, presidente della multinazionale farmaceutica Menarini, «Le 13 aziende farmaceutiche italiane hanno 30 stabilimenti in Italia e 26 all’estero, noi abbiamo detto no alla delocalizzazione, anzi abbiamo fatto il percorso inverso, portando in Italia comparti che prima erano all’estero. Privilegiare l’Italia per Menarini vuole dire anche rimpatriare cervelli, assumendo laureati e diplomati che in precedenza avevano avuto esperienze fuori dal loro Paese».

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