in collaborazione con ANDAF

La nuova corvée della «Dichiarazione non finanziaria»

Le imprese di interesse pubblico sono obbligate a produrla dal Decreto Legislativo 254 del 2016. Conviene far riferimento ai più coerenti standard internazionali di rendicontazione. Una sfida, specie per le Pmi, ma anche un'opportunità che può avere effetti premianti sui mercati

Carmine Scoglio
La nuova corvée della «Dichiarazione non finanziaria»

Il Decreto Legislativo n. 254/2016 ha introdotto l’obbligo per le imprese d’interesse pubblico di fornire annualmente una “Dichiarazione di carattere non finanziario”. È una richiesta legata alle crescenti attese d’informazione degli investitori, finanziatori e stakeholder, ma anche e soprattutto alla recente evoluzione normativa. Di qui l’opportunità per le imprese di fare riferimento ai più coerenti standard internazionali di rendicontazione e promuovere le migliori best practice per rappresentare adeguatamente anche gli obiettivi ambientali, sociali e di governance. Una vera sfida per le imprese ed in particolar modo per le Pmi, soprattutto nella misura in cui quest’ultime riusciranno a vedere nella rappresentazione dell’informativa non finanziaria un’opportunità d’investimento con effetti tangibili e premianti da parte dei mercati.Il Decreto, senza fissare uno standard, stabilisce che questa “Dichiarazione di carattere non finanziario” debba contenere come minimo informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva che sono ritenute rilevanti tenuto conto delle attività e delle caratteristiche dell’impresa. 

Per ognuna delle tematiche indicate l’impresa deve fornire informazioni relative alle politiche praticate, ai risultati conseguiti, agli indicatori di prestazione, ai principali rischi generati o subiti. Del resto, storicamente, gli investitori e i finanziatori ricercano informazioni sull’impresa molto più ampie che non si riducono alle informazioni strettamente quantitative contenute nel bilancio d’esercizio ma che, al contrario, si spingono fino alla valutazione del valore delle risorse cosiddette intangibili (o non financial) e quindi alla comprensione della strategia, della fattibilità del modello di business,  con il fine ultimo d’individuare il valore e le prospettive dell’azienda.

In questo contesto, le imprese sono quindi chiamate a rappresentare - senza uno standard che imponga una struttura vincolate - le informazioni non finanziarie che talvolta sono espresse in modalità disomogenee tra le diverse imprese a seconda della modalità di reporting e degli indicatori utilizzati, risultando quindi difficilmente comparabili. Va da sé l’opportunità per le imprese di fare riferimento a standard internazionali maggiormente aderenti alla loro realtà. In ogni caso, le imprese più virtuose nel fornire una convincente rappresentazione della propria strategia dovranno includervi anche obiettivi legati ai fattori ambientali, sociali e di buona governance (ESG) esplicitando così il modello aziendale e l’organizzazione delle attività dell’impresa, le politiche praticate e i principali rischi, generati o subiti.In altre parole, l’azienda dovrà adeguatamente formalizzare i propri obiettivi di business , le sue “vision” e “mission” e le competenze distintive per formalizzarle in un piano industriale che tenga conto di specifici indicatori e target ambientali, sociali e di governance richiamati dalle Linee guida non vincolanti della Direttiva europea 2014/95/UE.

Gli obiettivi di business  devono essere sempre coerenti con i richiamati obiettivi di sostenibilità e, attesa la stessa natura strategica degli obiettivi, il piano di sostenibilità insieme al piano industriale contribuisce alla definizione del Piano Strategico dell’azienda. Pertanto, affinché tutto questo possa realizzarsi, le imprese sono tenute a garantire un elevato livello di correlazione tra piano industriale e piano di sostenibilità, il che si traduce nella necessaria definizione - sia a livello corporate sia di singola business unit - di obiettivi ambientali, sociali e di governance che dovranno essere adeguatamente rappresentati anche nel piano strategico al pari degli obiettivi più strettamente legate al core business dell'impresa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400