Marchionne, Socrate e il professionista aziendalista/ Prima parte

Giuseppe Rochira
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Durante la vita aziendale si acquisiscono sempre nuove esperienze e continui insegnamenti, compresi quelli che la filosofia ha messo a disposizione nei secoli, i quali vengono sperimentati e confrontati dall’Aziendalista professionista, dall’imprenditore o dal Manager ogni giorno e che, risultando sempre attuali, trovano puntualmente esatto riscontro. Operando a fianco dell’imprenditore o del Manager durante lo svolgimento di incarichi di organizzazione, riorganizzazione o di ristrutturazione aziendale, anche l’Aziendalista professionista diventa un vero e proprio Manager. Toccando con mano le vicende aziendali, vivendole quotidianamente, l’Aziendalista come il Manager siede sullo stesso terreno su cui si fondano e nascono i processi aziendali, che con l’imprenditore è tenuto in concreto a presidiare e dei quali tutte le decisioni che essi assumono si permeano.

Si diventa così Manager e al contempo filosofo aziendale, al pari dei professionisti Aziendalisti e degli imprenditori che, guardando al futuro, si prodigano quotidianamente a rinnovarsi, a cambiare, a fare innovazione. L’innovazione va intesa in senso puro, considerando il significato latino, per cui in nova agere significa mettere in azione idee nuove. Un esempio emblematico di imprenditore-manager-filosofo, già Aziendalista professionista, per sua stessa ammissione, è quello del compianto Sergio Marchionne, il quale, molto spesso, parlando alla platea, non perdeva occasione per ricordare a tutti di essersi laureato anche in filosofia e di come proprio gli studi classici lo avessero formato sia come persona, sia come Manager decisionista.

Il Manager deve perciò saper riconoscere i corsi e i ricorsi storici, anticipando le tendenze del mercato. Deve possedere una conoscenza dei comportamenti umani ed essere in grado di influenzare il pensiero di chi lo circonda attraverso il linguaggio e la comunicazione, in modo da determinare il comportamento dei singoli individui e delle masse. Solo in tal guisa egli potrà allineare la mission aziendale ai propri obiettivi, guidando e appassionando i propri collaboratori. Sicché, l’agire corretto in tale direzione alla lunga darà i suoi profitti, anche quando le soluzioni tentate non sembrano funzionare, per via delle ciclicità economico-finanziarie settoriali.

Filosoficamente parlando, la visione del mondo eraclitea aiuta a comprendere anche il susseguirsi delle vicende aziendalistiche, soprattutto ove legate ai mercati del rischio. Poiché il mondo aziendale è in continuo divenire, parafrasando Newton, si conferma che qualsiasi azione ha una reazione, pari o contraria e, nell’agire aziendale, ogni azione, piccola o grande, cambia la realtà e la trasforma anche solo di poco. Così come ogni episodio o decisione in un'azienda, esatta o errata che sia, modifica sempre il contesto globale. Si crea cioè un precedente, che aumenta la consapevolezza delle persone o, semplicemente, insegna loro qualcosa.

La gestione del cambiamento, ad esempio, richiede l’orientamento e la capacità di fondo di anticipare e governare i mutamenti, così da favorire l’adattamento alle nuove condizioni, coglierne le opportunità positive e limitare gli inevitabili costi economici e sociali delle trasformazioni. Si sa che un'azienda ha sempre alte aspettative nei confronti del suo Manager, per cui egli deve saper gestire, comprendere, tradurre, guidare, coinvolgere e comunicare. Un tema molto attuale nel panorama aziendale, cui sovente viene coinvolto l’Aziendalista professionista, è la gestione di progetti che siano di cambiamento, di integrazione, di ampliamento.

L’azienda, e quindi il Manager, si trovano spesso di fronte a una realtà assalita da innumerevoli cambiamenti e priva del confortante sostegno di prospettive facilmente pianificabili, così da esporsi a un disagio e a un turbamento che si manifestano con allarmante insistenza. E assistendo nel quotidiano a questi innumerevoli cambiamenti, a quale Aziendalista professionista non è capitato di avere a che fare, in azienda, con risorse che, invece, sono restìe al cambiamento, indifferenti o addirittura negative con gli altri? In questi casi l’imprenditore o il Manager devono ricorrere al dialogo con il professionista Aziendalista, al fine di trovare la soluzione più indicata.

Anche qui, il ricorso alla filosofia è molto spesso un toccasana. Approcciandoci alla finissima tecnica di Socrate, ad esempio, chi ha avuto occasione di studiarlo ricorderà la teoria secondo cui ognuno può trovare dentro di sé le risposte alle proprie perplessità. Egli aiutava chi discuteva con lui a far nascere da sé la verità che già possedeva e che nascondeva dentro. Ironizzando e fingendo di essere completamente impreparato sugli argomenti oggetto di discussione, Socrate domandava al suo interlocutore ragioni e dettagli (cosa che sovente fa l’Aziendalista professionista parlando con l’imprenditore, o col Manager), incalzandolo con richieste sempre più precise e minuziose. In tal guisa la tecnica socratica aiutava l’interlocutore a prendere coscienza dei propri errori e delle proprie credenze infondate, senza apparire mai giudicante o critica.

Succede quindi che, ottenute le necessarie informazioni, l’Aziendalista potrà meglio consigliare l’imprenditore, o il Manager, su come muoversi nelle fasi di organizzazione, riorganizzazione o di cambiamento dell’azienda, come portare a termine e compiutamente il progetto di rinnovamento. Quando l’Aziendalista è chiamato dall’imprenditore o dal Manager a gestire i momenti di crisi, perché questi si trovano ormai nella sensazione di aver perso il polso della situazione o che la risoluzione di un problema ne apra un altro, oppure che il raggiungimento dei risultati prefissati si rimandi all’infinito, invece, il metodo filosofico applicabile nella specie può essere quello del realismo cartesiano.

Si sa, infatti, che Cartesio fu il primo filosofo ad occuparsi della ricerca di soluzioni reali ai problemi, sia che fossero tecnici, matematici, piuttosto che empirici. L'asse cartesiano è, infatti, l’invenzione che ha permesso di rappresentare una funzione sulla base di due elementi, che ne danno una doppia chiave di lettura. Sicché l'invito dell’Aziendalista all’imprenditore, o al Manager, è quello di cercare di leggere le correlazioni tra le variabili di un progetto e di renderle visibili, disegnandole per prenderne consapevolezza.

Un altro dei precetti cartesiani più importanti è quello di scomporre ciascuna questione in sotto-questioni. Dunque, dopo aver affrontato per primi i problemi più semplici e testate le soluzioni, via via si affrontano quelli più complessi. Il pensiero di Cartesio, infatti, si traduce nella moderna tecnica di disaggregazione dei tasks di un progetto, ossia, nella scelta di mettere alla prova una soluzione pilota in misura ristretta, prima di applicarla all'intera organizzazione dell’azienda che si assiste, amministra o dirige. 
È così che il Manager si completa.

(CONTINUA)

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