Casaleggio: l’intelligenza artificiale decuplicherà in 7 anni

Redazione Web
Casaleggio: l’intelligenza artificiale decuplicherà in 7 anni

Il mercato dell’intelligenza artificiale nel 2018 valeva circa 20,7 miliardi di dollari, nel 2026 salirà 202,6 miliardi di dollari. Nel 2035 si valuta che avrà un impatto sulla produttività italiana del 12 per cento e in alcuni Paesi raggiungerà il 40 per cento. La blockchain avrà un valore di mercato nel 2024 di 60,7 milioni di dollari, ma entro il 2027 il 10 per cento del PIL globale sarà basato su almeno un processo basato sulla blockchain. Il Global Revenue dell’IoT nel 2021 raggiungerà 520 miliardi di dollari con una crescita del 121 per cento rispetto al 2017. Le connessioni 5G passeranno da 5 milioni del 2019 a 2,6 miliardi nel 2025. In Italia gli operatori dovranno spendere circa 25 miliardi entro il 2025 per un ritorno pari allo 0,3 per cento del Pil l’anno per 15 anni dal 2020 (circa 6 miliardi l’anno). Oltre 4 milioni di robot saranno presenti in più di 50.000 magazzini in tutto il mondo e la collaborazione tra robot e umani si stima possa aumentare l’efficienza nella produzione dell’85 per cento. Sono i numeri delle tecnologie esponenziali, la cui applicazione provocherà un incremento mondiale della produttività e aprirà nuovi scenari economici, secondo la ricerca Smart Company. L’evoluzione dell’azienda con la quarta rivoluzione industriale, realizzata da Casaleggio Associati, società leader nei servizi di consulenza strategica per la presenza in Rete, intervistando 350 aziende in tutto il mondo per cercare di definire il perimetro della quarta rivoluzione industriale, che è stata presentata a Milano alle Officine Macchi. A illustrare i dati tre soci della Casaleggio Associati, Davide Casaleggio, Luca Eleuteri e Maurizio Benzi affiancati da illustri esponenti del settore, business leader di aziende che si possono già definire Smart. A partire da Fabio Vaccarono, Managing Director di Google Italy e membro di Google EMA Management Bord e Thomas Miao, Ceo di Huawei. Presenti anche i vertici di Sitael, Vechain, Westpole, LoopAi, Dedalus, Ericsson, Vodafone, Nativa e École 42. La giornata è stata presentata da Mirko Pallera, Direttore e Founder di Ninjamarketing.it e i talk moderati dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini e da Martina Pennisi del Corriere della Sera. «Diventare smart implica un cambio radicale nei modelli di business. La ricerca individua 8 modelli di business che queste aziende hanno adottato per diventare leader nel proprio settore – spiega Davide Casaleggio – Queste aziende hanno la caratteristica di avere una capitalizzazione per dipendente molto alta e in continua crescita. Nel 2006 You Tube è stata acquistata con una valutazione di 24,6 milioni di dollari per dipendente, nel 2012 Instagram per 77 milioni per dipendente, nel 2014 WhatsApp per 345 milioni per dipendente». Le smart company sono aziende che utilizzano le tecnologie esponenziali (tecnologia che in uguali periodi raddoppia in capacità o prestazioni, oppure dimezza i costi di un’attività o di un’operazione) per reinventare il proprio modello di business e rimanere sul mercato. Ci sono alcuni esempi di smart company a cui ormai siamo abituati come Amazon, Netflix o Google. Ma ce ne sono molti altri che dimostrano che tutte le aziende possono diventare Smart. Come la Lemonade Insurance che ha automatizzato tutti i processi assicurativi cambiando il modello di business dell’assicurazione. O Peloton che ha rivoluzionato il mondo dell’indoor Cycling passando dalla vendita di una cyclette alla proposta di una vera esperienza di fitness.

«La tecnologia è sempre stata il motore di ogni cambiamento della società. – spiega Maurizio Benzi - Oggi la grande differenza rispetto al passato è nella velocità: la maggior parte delle tecnologie che saranno nella nostra vita quotidiana tra vent’anni non è ancora stata inventata». Grazie all’applicazione delle tecnologie esponenziali la produzione può crescere fino a 10 volte nel corso di 4 o 5 anni. Netflix, per esempio, è cresciuta a tripla cifra in quattro anni e nel 2019 raggiungerà il +160% di fatturato. Nelle smart company la capitalizzazione per dipendente è significativamente più alta della media del settore. Nel 2018 le tre maggiori aziende della Silicon Valley per capitalizzazione (Microsoft, Apple, Amazon) contano circa 2.234 miliardi di dollari di market cap (100% in più del 2014) e impiegano oltre 900 mila dipendenti. Tra le aziende con il più alto market value per employee troviamo Facebook (17,7 milioni) che nel 2012 ha acquisito Instagram e i suoi 67 dipendenti per 1 miliardi di dollari con una valutazione di 24,6 milioni per dipendente. Amazon nel 2019 vedrà una crescita del 40 per cento del market cap, mentre Yoox del 40 per cento. Molte aziende smart, inoltre, non hanno asset fisici e nella maggior parte dei casi questo aspetto è una parte peculiare del successo. Basti pensare a Uber o FreeNow (My taxi) che non possiedono mezzi propri, BlaBlaCar, che è una community di autisti o Airbnb, il più grande albergo al mondo che non possiede neanche una camera.

«Una smart company non pensa solo al mero profitto ma ad investire in sostenibilità – spiega Luca Eleuteri – L’Italia è l’unico Paese, dopo gli Stati Uniti, ad aver introdotto lo status di Benefit Corporation (B-Corp) nella legislazione. Una smart company deve avere a cuore la comunità d'origine, la società e l'ambiente facendo attenzione all'impatto del trasporto, della distribuzione del prodotto, alla produzione, alla tutela dei diritti umani e dell'ambiente, alla compensazione di Co2. Con il profitto non si incanta più nessuno».

 

 

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