WORKSHOP SALONE DEI PAGAMENTI

Grazie a smartphone e carte
il contante diventerà obsoleto

Digitalizzazione equivale a tracciabilità. Così, dal 6 all’8 novembre Milano ospiterà il Salone dei Pagamenti organizzato da AbiServizi. Facciamo il punto con Gianfranco Torriero, vicedirettore generale dell’Abi

Davide Passoni
Grazie a smartphone e carteil contante diventerà obsoleto

«In Italia rimaniamo distanti dagli altri Paesi europei ma nel corso degli anni c’è stato un sempre maggior utilizzo degli strumenti di pagamento tracciabili. Stanno cambiando le nostre abitudini e i nostri comportamenti, primo fra tutti il fatto di avere sempre con noi uno smartphone. Però, la ritrosia che c’era in passato in Italia verso forme di pagamento diverse dal contante, cioè con carte o con addebiti automatici o con bonifici, in parte c’è ancora per diverse motivazioni». Il quadro sintetico che Gianfranco Torriero, vicedirettore generale dell’Abi, fa del rapporto che lega gli italiani ai pagamenti elettronici rende chiara l’importanza dell’appuntamento con il Salone dei Pagamenti, l’evento promosso dall’Associazione Bancaria Italiana e organizzato da ABIServizi, in programma a Milano dal 6 all’8 novembre. In un momento in cui, nel nome della digitalizzazione e della lotta all’evasione fiscale come fonte da cui recuperare gettito in chiave di manovra economica, il tema della tracciabilità dei pagamenti è sulla bocca di tutti, fare cultura in questo ambito è quanto mai utile e necessario, per non restare sempre un passo indietro rispetto agli altri Paesi europei.

I pagamenti digitali azzerano il sommerso. Così si evita che la parte di fiscalità non pagata da chi dovrebbe esservi assoggettato si riversi sulla collettività.

Quali sono le cause che frenano l’amore per gli italiani verso le carte di pagamento, cioè le carte di debito e di credito?

Alcune sono comportamentali, altre socio-culturali, e determinano un minor ricorso a questa tipologia di pagamento. Una delle cause citate per spiegare questo basso utilizzo è una presenza del mondo della Gdo che si è affermata da noi in tempi più recenti rispetto a quanto accaduto nel resto dell’Europa. Nella Gdo si fa un più ampio utilizzo di queste forme di pagamento. Nel Regno Unito, alla fine degli Anni ‘80 c’erano già i grandi centri commerciali in cui l’uso dei pagamenti elettronici era più evoluto rispetto a quanto avveniva nei piccoli esercizi; in Italia tutto questo è arrivato dopo. Un altro motivo è il ritardo che ancora abbiamo nella digitalizzazione del Paese; l’utilizzo dell’e-commerce e dell’economia digitale, più in generale, ci vede disallineati in modo significativo rispetto ad altri Paesi, specialmente del nord Europa. È un ulteriore elemento di cui tenere conto quando si cercano le cause del perché da noi il ricorso a strumenti diversi dal contante è più contenuto. Ed è un ritardo visibile anche rispetto ad altri metodi di pagamento tracciabili, come confermano i dati: in Italia utilizziamo meno soprattutto le carte di pagamento, ma un utilizzo più contenuto rispetto agli altri Paesi si registra anche per gli assegni, gli addebiti in conto e i bonifici.

Questo da parte di chi effettua il pagamento. E da parte di chi lo riceve, invece?

Sotto questo profilo il tema è diverso. Molti sono i vantaggi del ricevere pagamenti elettronici, in primo luogo in termini di sicurezza. Ciò nonostante chi più chi meno, tutti noi abbiamo avuto un’esperienza diretta di comportamenti diffusi che spingono a non pagare con strumenti tracciabili, magari a fronte di uno sconto e della non emissione della fattura: è la presa d’atto della presenza di un sommerso, agevolato dall’utilizzo del contante.

Qualcuno si giustifica parlando di commissioni troppo elevate da pagare ai gestori delle carte.

Le carte di credito e di debito sono soggette a una regolamentazione internazionale; le commissioni interbancarie sono stabilite in un tetto massimo pari allo 0,20% per le carte di debito e allo 0,30% per quelle di credito; questo è valido per tutta Europa ed è una componente importante del prezzo finale che ricade sull’esercente. È invece rilevante osservare che se non ci sono uno scontrino né un pagamento tracciabile, la parte di fiscalità che non è pagata viene riversata come esternalità negativa sulla collettività.

Che soluzioni adottare, allora, per spezzare questo circolo vizioso?

Come Abi, riteniamo sia più utile lavorare con un sistema di incentivi anziché di penalizzazioni, cercando di agire per stimolare i comportamenti virtuosi con meccanismi premianti. Prenda l’esempio dei gestori di pompe di benzina; hanno ottenuto incentivi per l’uso dei sistemi di pagamento tracciabili - un credito d’imposta calcolato in rapporto alle commissioni pagate per le transazioni - e hanno visto un sensibile incremento nell’utilizzo dei pagamenti elettronici alla pompa.

Meglio premiare che castigare, dunque?

Meccanismi repressivi devono associarsi a controlli stringenti; considerando che in Italia ci sono circa tre milioni di Pos, immaginare un controllo continuo è molto difficile. Serve creare un contratto di interesse tra il portatore della carta e l’esercente, o incentivare in qualche modo entrambi affinché sia per loro vantaggioso effettuare e ricevere pagamenti in forma tracciabile.

In tutto questo, come si inserisce l’innovazione tecnologica?

Abbiamo visto crescere l’interesse in questo senso nelle diverse edizioni del Salone, perché il settore dei pagamenti è molto competitivo, a forte valore aggiunto tecnologico e ad alto potenziale di sviluppo, in quanto alle modalità di pagamento tradizionali se ne aggiungono di sempre più innovative. Al Salone sono presenti tanti operatori che portano innovazione spinta nel settore, contribuendo all’innovazione della funzionalità complessiva del settore.

Innovazione tecnologica significa anche maggiore sicurezza.

L’aspetto della sicurezza è fondamentale. I sistemi d pagamento funzionano se c’è fiducia reciproca nell’utilizzarli, se sono accompagnati da misure di sicurezza adeguate. Gli investimenti che le banche stanno facendo in questo momento e le innovazioni determinate anche dalle normative europee come la PSD2, vanno tutte nella direzione di un rafforzamento della sicurezza. Che non è gratuita, ma prevede una quantità di investimenti rilevante. Inoltre, le transazioni non sicure non determinano la crescita delle transazioni stesse: gli strumenti di pagamento diventano vincenti se il numero di transazioni sottostanti risponde poi a criteri di economicità, perché tante transazioni abbattono i costi.

Il pay-off del Salone dei Pagamenti è “Payvolution”: che cosa significa?

Significa evoluzione dei sistemi, ma anche della consapevolezza e delle abitudini di pagamento. La scelta di chiamare l’evento “salone” serve a dare l’idea di qualcosa che coinvolge sì attori istituzionali, ma soprattutto cittadini. C’è la necessità di intervenire direttamente sulla fruizione degli strumenti di pagamento in termini educativi. Il Salone vuole coinvolgere scolaresche, persone comuni. Nella scorsa edizione abbiamo avuto 10mila presenze, segno del fatto che il tema delle transazioni elettroniche non riguarda solo la lotta all’evasione, ma implica un approccio diverso all’intero sistema dei pagamenti da parte di ciascuno di noi.

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