Il teatro (inverso) che fa tutto esaurito

Germana Cabrelle
Il teatro (inverso) che fa tutto esaurito

Rovesciando il frammento filosofico del commediografo greco Menandro “Muore giovane chi è caro agli dei”, Giancarlo Marinelli, scrittore vincitore del Premio Selezione Campiello con due suoi romanzi, docente di regia teatrale all’Accademia Belle Arti di Roma e attuale direttore artistico del 72^ ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico di Vicenza, per la rassegna 2019 ha coniato questo motto, diventato il claim di locandine e libretti di sala: “Muoiono gli dei che non sono cari ai giovani”.

Da intellettuale e uomo di teatro, Marinelli ama i classici e ritiene che di cultura ci sia oltremodo bisogno, specialmente in questo periodo storico e preminentemente fra i giovani. “Il dramma greco è la storia degli uomini in conflitto con gli dei – dice comparando le diverse epoche - il dramma elisabettiano è la storia dell’uomo contro l’uomo; il dramma moderno è la storia dell’uomo contro se stesso. Non ci si deve più chiedere quanto i classici siano attuali oggi, ma quanto l’oggi sia attuale dinnanzi ai classici”.

La straordinaria operazione di Giancarlo Marinelli è stata quella di impegnarsi a fare di tutto per fare il tutto esaurito all’Olimpico, partendo proprio dai classici. E riuscendoci. Catalizzando i giovani e mettendo al centro le donne con un cartellone di cinque incontri che, dallo scorso 19 settembre, stanno registrando il tutto esaurito. Un successo autentico e meritato il suo; un risultato specialissimo che parte essenzialmente da un ascolto profondo: del luogo, soprattutto (“al cospetto della magnificenza e bellezza del Teatro Olimpico ci si sente sempre imperfetti e inferiori”, dice) ma anche delle esigenze di un pubblico eterogeneo, sempre più alla ricerca di arte edificante. Più che mai in questo momento. Al centro della proposta culturale sotto la direzione artistica di Marinelli c’è, fra le altre, anche la tematica femminile: una “Medea” in prima nazionale dal testo originale di Euripide, che vede come interprete principale Romina Mondello, affiancata in scena da Alessandro Averone nel ruolo di Giasone per la regia di Emilio russo; e una “Medea per strada”.

DENTRO I CONFLITTI INTERIORI…

Dopo l’apertura del ciclo con Memorie di Adriano e Apologia di Socrate, i prossimi appuntamenti in programma sono per il 4, 5 e 6 ottobre con Medea, di Euripide.

Il tema della tragedia è fortissimo: Medea sceglie di uccidere i figli (è stata ingiustamente abbandonata dal marito Giasone per una donna più giovane e più ricca, Glauce, la figlia di Creonte, re di Corinto, la città in cui si svolge il dramma ancorché la loro morte le provochi un immenso dolore. I sentimenti materni e la volontà di vendetta si combattono furiosamente nel suo animo. La sua sofferenza è evidente fin all’inizio del dramma: Medea è una straniera, ma il coro di donne di Corinto comprende la sua situazione e ritiene addirittura giusto che Medea voglia vendicarsi. L’atto di Medea è sconvolgente. Per allontanarlo, il mito cerca di sostenere che chi l’ha compiuto è Altro: un individuo diverso dalla “nostra” comunità, in cui queste cose non accadono e non possono accadere. Basta evitare di sposare donne straniere, dice Giasone, e si evitano tutti i problemi. Anzi, Medea non è nemmeno, per Giasone, una donna, ma una «leonessa» o un mostro marino. La tragedia è essenzialmente incentrata sugli uomini, lasciando da parte gli dèi, che non intervengono mai, tanto da spingere Giasone, verso la fine, ad inveire contro di loro accusandoli, ma senza risposta, di non aver impedito la triste sorte dei suoi figli. Sempre di Euripide, i giorni 11, 12, 13 ottobre alle ore 21 andrà in scena “Ecuba” di Marina Carr per la regia di Andrea Chiodi e con Elisabetta Pozzi.

… E FUORI, IN UN FURGONCINO, NEL MONDO DELLA PROSTITUZIONE CON SPETTATORI PARTECIPANTI 

In cartellone c’è però anche una Medea on the road e fuori dagli schemi classici e dallo spazio performativo del Teatro Olimpico. Sarà, infatti, uno spettacolo itinerante, proprio per le strade di Vicenza, “Medea per Strada” - in programma dal 1° al 13 ottobre, con due repliche in alcuni giorni (1, 3, 5, 8, 10, 12 ottobre alle ore 21; 2, 4, 6, 9, 11, 13 ottobre alle ore 18 e alle 21). Il lavoro, già presentato in altre città - ideazione e regia di Gianpiero Borgia, drammaturgia di Elena Cotugno e Fabrizio Sinisi, allestimento scenico di Filippo Sarcinelli, progetto luci di Pasquale Doronzo è una produzione Teatro dei Borgia. Si tratta di una performance itinerante che si svolge in un furgoncino (sono previsti 7 spettatori a replica) per un’immersione verosimile e totalizzante nel degrado del mondo della prostituzione. Il furgone, allestito come un teatrino o un postribolo viaggiante, parte e percorre tutte le strade, a volte vicine a quelle delle nostre case, dove avviene il fenomeno.

La performance è frutto di un lungo e intenso lavoro di approfondimento con assistenti sociali e associazioni di volontariato, riprendendo il senso e le funzione del teatro sociale. Un’esperienza che va ben oltre la partecipazione ad uno spettacolo teatrale: saranno infatti 70 minuti di profonda condivisione accanto ad una persona vera, interpretata con grande forza e convincimento da Elena Cotugno.

Sono in tutto 18 le repliche previste a Vicenza. E’ appena il caso di dire che i biglietti di Medea per strada sono esauriti da tempo, data l’originalità dell’esibizione, e sono disponibili solo in caso di rinuncia dei possessori. Già ma come si articolerà esattamente il tutto? Si inizia accogliendo sette spettatori in un vecchio pulmino da Piazza Matteotti. Dopo poche centinaia di metri sale, a seguito d'un breve battibecco con l'autista, l’attrice Elena Cotugno: parrucca con capelli lunghi e nerissimi, occhi pesantemente truccati, accento slavo. Parla ora con gli spettatori. La donna è una prostituta, che, a poco a poco, ricordando canzoni, episodi mostrando immagini, mette insieme “i pezzi” della sua tragica storia. La panca su cui siede, di spalle al guidatore, è una specie di palco: di fronte a lei, gli spettatori. Quando il furgone si ferma nei luoghi di ritrovo della prostituzione, e lei, l'attrice, scende e si allontana, lo spettacolo recluta, a conferma dei suoi contenuti narrativi, contesti “veri”. Nella storia narrata rivive le fasi del mito di Medea: l'amore, lo sradicamento, i figli, la vita in terra straniera, l'abbandono, il togliere via da sé ogni traccia dell'uomo e di ciò che, assieme a lui, era diventata.  Quando poi Medea riprende il racconto della sua tragedia personale, chiede ossessivamente “E che dovevo fare io?”. La leggerezza si allontana, mentre si strucca e con collera racconta del matricidio, come la celebre tragedia di Euripide vuole. Lo fa con fretta, senza indugiare troppo, servendo agli spettatori la realtà nuda e cruda. Una Medea che, improvvisamente, chiede, dopo circa un’ora di viaggio sul pulmino, di scendere. Lasciando tutti vuoti e orfani della sua presenza.

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