La gatta dei Pir, la tartaruga dell’Unione bancaria

Sergio Luciano
La gatta dei Pir, la tartaruga dell’Unione bancaria

Uno si chiede: ma chi se lo legge, un articolo con un titolo che non si capisce? Risposta: chi sa cosa sono i Pir, perché l’ha letto su Economy o sui (pochi) altri giornali che l’hanno spiegato, e sa che sono una cosa importantissima, ma che si sta incartando, come tante altre belle idee italiane. E chi sa cos’è, anzi cosa dovrebbe essere, l’Unione bancaria, sa che è lenta come una tartaruga e non arriva mai dove sarebbe urgente che arrivasse oggi stesso. E queste due bestiole, la gatta frettolosa del governo che ha partorito i Pir ciechi, e la tartaruga europea che non arriva mai a varare l’Unione bancaria, hanno a che fare con la nostra vita, quella di tutti noi, imprenditori e comuni cittadini che faticano ad ottenere un fido in banca o un mutuo per comprare casa.

Proviamo a spiegarci. Come Economy ha illustrato (bene, speriamo) sul suo numero 2, i Pir sono la migliore idea mai avuta finora da un governo italiano per pilotare un po’ dell’enorme ricchezza finanziaria delle famiglie italiane (si calcola ammonti a 4500 miliardi!) nelle piccole e medie imprese che sono il motore della nostra economia e dell’occupazione. Sono oggetti d’investimento allettanti perché fiscalmente agevolati

(le tasse in Italia sono pesantissime per chi le paga e ha ragione chi ne auspica il taglio);

e devono investire parte della loro raccolta nelle Pmi. Già: ma come fanno, se le Pmi non sono quotate in Borsa?

Si fa presto a dire: “Si quotino!”. Come illustriamo diffusamente nelle pagine interne, con le banche che non erogano più prestiti, sarebbe vitale per migliaia di piccole aziende quotarsi: ma ci vorranno anni perché il fenomeno acquisti consistenza. Il governo aveva pensato, e avrebbe già dovuto, creare delle piattaforme quotate che raccogliessero i denari dei Pir e li convogliassero nelle Pmi non (ancora) quotate. Ma non ha saputo o potuto fare in tempo. Risultato: i Pir sono pieni di soldi che devono investire nelle Pmi e non sanno come fare.

I tedeschi frenano sul mutuo soccorso creditizio, le banche lesina noi fidi e i soldi alle Pmi non arrivano

E l’Unione bancaria? Sarebbe un accordo di mutuo soccorso (“garanzia dei depositi”) tra tutte le banche europee. Per Mario Draghi, presidente della Bce, i tempi sono maturi perché si faccia, ma i tedeschi frenano: “Potremo farla solo quando anche in quei Paesi con molti npl (sofferenze, cioè crediti non rimborsati, ndr) i rischi di una nuova crisi bancaria saranno significativamente ridotti”. Cioè: i tedeschi, che nel 2009 salvarono le loro banche con 600 miliardi di euro pubblici, oggi non vogliono agevolare il riequilibrio del sistema creditizio europeo nel suo insieme. E senza Unione bancaria, le banche rischiano troppo, soprattutto le nostre che hanno ancora in pancia molte sofferenze. E non prestano.

Morale: al momento in cui questo numero di Economy viene chiuso in redazione, sul nuovo governo non si può che consultare l’oroscopo. Incrociamo le dita affinchè tra le forze politiche prevalga il senso di responsabilità e si arrivi a un governo che dia spazio alla forza propulsiva delle nostre Pmi. Le quali però, nel frattempo, farebbero meglio a evolvere e - magari seguendo i consigli dell’Associazione industriale bresciana (vedi il servizio all’interno) e delle altre realtà che tentano di “evangelizzarle” verso le fonti finanziarie alternative alle banche - si aprano al capitale di rischio e trovino nuove risorse per sostenere la propria grande capacità di crescere. Chi fa da sè…

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