Chief Happiness Officer, alla felicità dei dipendenti ci pensa lui

Si prende cura dei dipendenti, ascolta i loro bisogni e fa in modo che siano soddisfatti. Conosciamo meglio questa nuova figura del mondo del lavoro

Redazione Web
L’importanza di essere ambiziosi

Il denaro non fa la felicità, si dice. E sembrano saperlo molto bene le nuove generazioni che, a differenza delle precedenti, sul lavoro non si accontentano di una buona retribuzione. E allora come possono le aziende attirare e, soprattutto, poi trattenere i giovani talenti? La maggior parte si limita a fare affidamento su vecchi approcci, altre riconoscono nel welfare aziendale e nei flexible benefits valide risposte ad alcune nuove esigenze, ma come interpretare e soddisfare l’aumentata attenzione per gli aspetti legati al benessere del corpo, come la postura, oppure la diffusa sensibilità per le tematiche ambientali, dall’ecologia all’alimentazione bio?

Ecco lo Chief happiness officer, figura professionale diffusa negli USA (che non a caso trattano il tema anche in Costituzione) e che sta muovendo i primi passi anche nel nostro Paese (manager della felicità). Principalmente tra gli specialisti delle risorse umane e della selezione del personale, rientrano infatti nello staff della direzione del personale con l’obiettivo di fidelizzare i dipendenti, non meno importanti dei clienti. Ma anche gli psicologi potrebbero essere ottimi manager della felicità. Il primo compito di questa figura è infatti quello di saper ascoltare e interpretare i bisogni dei dipendenti e, sulla base di questo, formulare risposte che li rendano soddisfatti del luogo dove lavorano. Ciò significa saper riorganizzare gli spazi tenendo in considerazione il benessere dei dipendenti, ma anche la tutela dell’ambiente e l’ecologia. Ma anche interpretare le dinamiche interne e prevenire possibili fattori di attrito. E poi prevedere attività che possano intrattenere i dipendenti, magari spezzando la routine e creando situazioni di coinvolgimento e interazione, come una palestra o il più classico calcio balilla.

In un certo senso, il CHO svolge un ruolo di mediazione tra i dipendenti e l’azienda monitorando il livello di motivazione e felicità interno e fornendo soluzioni efficaci. È quindi un professionista che si rivolge a quelle realtà che puntano su un personale competente e coinvolto per la propria crescita, consapevoli che soddisfazione e produttività sono altamente correlate. Se negli USA si registrano già risultati positivi, in Italia si assiste alle prime richieste da parte di grandi aziende private e al lancio di corsi di certificazione dedicati. Una sfida futura della diffusione di questa professione potrebbe essere quella di coinvolgere anche le realtà più piccole e il settore pubblico, caratterizzato da ambienti, come i grandi ospedali, in cui i livelli di stress sono molto
elevati.

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